
Sorveglianza speciale: Giorgio Rossetto condannato a cinque mesi e sei giorni di reclusione
Pubblichiamo di seguito il contributo di Nicoletta Dosio sull’udienza tenutasi questo lunedì nei confronti di Giorgio Rossetto presso il tribunale di Imperia.

12 gennaio, Imperia. Siamo scesi dalla Valle in solidarietà a Giorgio Rossetto compagno e fratello.
Oggi al Tribunale di Imperia si concluderà con la sentenza il processo nei suoi confronti per violazione della sorveglianza speciale. In passato Giorgio, colpito da sorveglianza speciale con obbligo di dimora a Bussoleno dove risiede, si era recato – previa, ripetuta e sempre respinta richiesta di autorizzazione al tribunale competente – a Taggia dove vive la sua compagna. A quel pugno di case alte sul mare Giorgio ha dedicato cure, mettendo a disposizione la sua lunga esperienza di giardiniere e l’amore per quelle terre aspre e tenaci.
A Taggia egli fu arrestato ed ebbe inizio la storia che oggi si conclude.
Arriviamo ad Imperia in una mattinata di sole, tra le alture argentee di uliveti e la malinconia del mare invernale
Siamo in ritardo. All’uscita dall’autostrada una pattuglia della polizia ci ferma e non si limita a controllare libretto e patente del guidatore, ma ci identifica tutti quanti ( siamo in cinque, cinque NO TAV tutti pregiudicati, dunque meritevoli di qualche attenzione…).
Arriviamo infine al tribunale,un edificio modesto, quasi familiare rispetto alla mole maledetta del tribunale di Torino.
Per Giorgio c’è accoglienza festosa:compagne e compagni del CSA La talpa e l’orologio sono come sempre presenti e concretamente solidali.
L’udienza si conclude rapidamente e arriva la sentenza: colpevole di violazione della sorveglianza speciale; cinque mesi e sei giorni di reclusione.
Giorgio prende la parola per ringraziare il numeroso pubblico presente e per ribadire la volontà di proseguire la protesta attiva contro l’istituto della sorveglianza speciale, in quanto pratica giudiziaria illegittima e persecutoria , finalizzata a colpire non reati specifici, sanzionati con sentenza di tribunale, ma la persona per quello che è, le sue convinzioni, il suo modo di stare al mondo.
Di qui, nei confronti di Giorgio, il divieto di prender parte ai più svariati momenti di socialità , dai consigli comunali, alle riunioni ANPI, dall’attività sindacale, agli eventi culturali, per arrivare all’assurdo: il divieto di partecipare alle cerimonie funebri in onore di amici.
Fuori dal tribunale non mancano le interviste dai giornali locali e la foto di gruppo, gioiosa nonostante tutto, con sventolio di bandiere NO TAV, il sorriso di compagne e compagni, gli sguardi belli e sinceri dei giovanissimi, gli stessi che, nel Paese e oltre, vediamo animare una nuova Resistenza, nella consapevolezza che l’oppressore vince solo se gli oppressi rinunciano a lottare.
Intorno a noi si muove una città in rapida metamorfosi da centro operaio e mercantile a città-vetrina. Il porto di Oneglia, un tempo scalo di pescherecci, si è trasformato in parcheggio di yacht miliardari. La fabbrica della pasta Agnesi che dava lavoro a tutta la Riviera, è ora un edificio imponente e vuoto, il monumento ad un passato estinto.
Eppure nei vicoli a ridosso del porto persiste il profumo antico di focaccia ligure, la fragranza del baccalà in umido e delle trenette al pesto….
Ma è giunto il momento di ripartire. tra qualche ora ritroveremo la Valle, sullo sfondo lo splendore delle montagne innevate, le bandiere NO TAV in strada e ai balconi, le ferite dei cantieri e la resistenza dei presidi, la volontà di lotta insopprimibile, dolce e testarda, l’unica garanzia per un futuro possibile.
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