
Noi, loro e gli altri: tra propaganda, falsità e non detti (VIDEO)
Ieri pomeriggio, martedì 15 settembre, si è tenuto l’incontro “pubblico” di TELT con la cittadinanza, a Susa presso il Castello Adelaide. Le virgolette attorno alla parola pubblico si rendono necessarie visti gli innumerevoli filtri da superare per raggiungere suddetto incontro. Accredito obbligatorio, superamento di cordone di polizia e digos, sette liste diverse da cui essere depennato per raggiungere la sala e una una serie di regole comportamentali da rispettare per non essere espulsi. La partecipazione in presenza era quindi contingentata e filtrata, mentre la fruizione a distanza era possibile ovviamente solo in forma passiva, rendendo di fatto il dibattito vero e proprio – a differenza di quanto si premura di sottolineare l’amministrazione segusina con toni non troppo amicali – a numero chiuso.
Presidiato come in stato di assedio, il castello era blindato. Eppure, fuori da quelle mura, è avvenuto l’unico reale momento di confronto con la popolazione di tutto il pomeriggio. Le forze dell’ordine presidiavano l’Arco di Augusto e la scalinata dell’acquedotto romano, per evitare che i e le No Tav raggiungessero la sala. Ovviamente, non ci siamo fermati e abbiamo allestito il banchetto informativo del Comitato No Tav Susa-Mompantero, volantinato per le vie della città e appeso due striscioni per ricordare a tutti quali sono le priorità per il nostro territorio: sanità, istruzione, servizi e non le grandi opere.
All’interno, Manuela Rocca, direttrice generale aggiunta per l’Italia di TELT, e Matteo Bertello, qui presentato in qualità di ingegnere ma che ricopre anche il ruolo di dirigente preposto alle espropriazioni di TELT, hanno illustrato un’opera in fase esecutiva avanzata, con acquisizioni fondiarie già concluse e cantieri in partenza (mah). Il quadro che emerge è tuttavia più complesso di quello che la presentazione vorrebbe far apparire, e la sensazione che porta con sè molta frustrazione e fastidio, come spesso accade, è che si sia parlato molto senza dire un bel niente.
Come noto, la Piana di Susa sarà interessata da lavori che interferiranno con l’autostrada ed entrambe le statali. Sono previsti un tunnel di interconnessione tra Susa e Bussoleno, con due gallerie a singolo binario di circa 1900 metri ciascuna, e una serie di interventi sulla viabilità locale: una quantità esorbitante di rotatorie, un sottopasso a Traduerivi e bretelle di collegamento, senza – si premurano a sottolineare – che ci siano particolari interferenze con la viabilità locale. Tuttavia, nel cronoprogramma riportato sulle slide compare scritto a lato “alcuni sensi unici alternati saranno necessari”, che chi vive e si sposta in Val di Susa sa che strazio sia andare a lavoro la mattina (puramente nel pratico). Dicono che i lavori dureranno circa quattro anni, in una militare divisione “nord Dora” e “sud Dora”. Tutto questo inizierebbe nella primavera del 2027 (usiamo il condizionale perché nessuno ci crede), dopo gli ultimi aggiustamenti all’autoporto di San Didero, manchevole ormai soltanto di punto ristoro e della pompa di benzina, che saranno realizzati – stando a quanto detto – in questi ultimi mesi del 2026.
La parte più ridicola della presentazione è stata probabilmente quella relativa agli impatti ambientali, con il solito tono rassicurante che rasenta la presa in giro. Si parla di atmosfera, amianto e rumore. Grande assente l’acqua e l’impatto che ha il cantiere sulle risorse idriche valsusine. Ma vabbè.
L’insistenza è sulla conformità ai limiti di legge e Manuela Rocca ci tiene a precisare che loro sono per la prevenzione, motivo per il quale si impegnano a tenere così di riguardo l’impatto ambientale. Dichiarazione che ci genera un po’ di confusione, forse non le è ben chiara l’opera che stanno realizzando.
La presentazione di un sistema di monitoraggio sofisticato non sostituisce la domanda politica su cosa significhi, per la Piana di Susa, ospitare per quattro anni un cantiere di queste dimensioni.
Tutto il resto è stato un lungo esercizio di comunicazione.
Il dibattito ha lasciato, se possibile, ancora più perplessità di quante già non ne avessimo.
Manuela Rocca, con calma ostentata e risposte passivo aggressive, ha fatto diverse dichiarazioni dubbie, a partire dall’effettiva situazione del tunnel di base, che no, non è al 30%, accompagnata da una stregua difesa delle dichiarazioni del precedenti presidenti di TELT riguardo alla situazione effettiva dei lavori.
Quando infatti le è stato fatto notare che più volte nel corso degli anni i lavori sono stati annunciati con date di inizio e di fine che non sono di fatto mai state rispettate, Rocca ha risposto che tutti i direttori di TELT hanno detto la verità, e così anche lei quando dice che i lavori della piana stanno per iniziare.
Ma se questi lavori non sono mai iniziati finora, come può dire con certezza che inizieranno?
E soprattutto ma che risposta è?
Ricordiamo anche che la Francia non ha ancora stanziato fondi pluriennali per le proprie tratte di accesso e i lavori per la sua linea nazionale non cominceranno prima del 2038, stimandone la fine al 2045. Altra questione ampiamente sorvolata.
Quando le è stato fatto notare che la Val di Susa ha ben altri bisogni (l’ospedale, l’istruzione, il potenziamento della tratta ferroviaria esistente…), ha utilizzato la solita scusa de “questi soldi devono essere utilizzati solo per il TEN-T”, con tanto di risatina.
Ogni domanda è stata sorvolata, ogni risposta vaga e infastidita. Forse non le era chiaro che dopo la passerella avrebbe dovuto anche interfacciarsi con la popolazione.
I due uomini presenti non hanno fornito un apporto significativo al dibattito. L’ingegnere Bertello vago e con risposte che fanno cadere le braccia, specialmente in relazione alla questione del materiale di scarto e di come sarà gestita la possibile fuga di materiale (“i capannoni hanno delle pareti”, Matteo ci aspettavamo una risposta tecnica, non che il capannone avesse un tetto volante). Le sue unghie che si aggrappavano ai vetri le hanno sentite fino in Francia.
Il sindaco Genovese incommentabile. Di parte e aggressivo, evidentemente non era interessato a rispondere alle criticità avanzate dai cittadini per i quali non ha evidentemente troppo riguardo. Oltretutto, voremmo dirgli che se dice che all’incontro ci sarà un moderatore, poi non vale se il moderatore è proprio lui.
In conclusione, le slides erano brutte (d’altronde come il progetto) e Bertello ha una flemma non indifferente quando parla. Non c’erano l’estetica e nemmeno il carisma. Non abbiamo capito su cosa volessero puntare.
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