La stazione internazionale di Susa doveva essere uno dei punti fermi della Torino-Lione: il luogo simbolico in cui la grande opera avrebbe dovuto incontrare il territorio della Valle. Una scelta presentata per anni come acquisita e ormai definita. Oggi, invece, proprio quella stazione finisce al centro della trattativa politica e viene indicata come possibile elemento da modificare per recuperare risorse.
Oggi, però, di fronte alla crisi dei cantieri della Linea 1 della metropolitana di Torino, è lo stesso Partito Democratico a riaprire il dossier e a chiedere che venga valutata una soluzione completamente diversa: spostare la stazione internazionale a Bussoleno e utilizzare il risparmio economico per completare la metropolitana.
La proposta è contenuta in un ordine del giorno depositato in Consiglio Regionale dai consiglieri PD Nadia Conticelli e Daniele Valle. L’idea nasce dalla necessità di reperire le risorse per terminare il prolungamento della Metro 1, bloccato dopo il fallimento di Italiana Costruzioni Infrastrutture (ICI), la società che aveva in appalto parte dei lavori.
Secondo quanto illustrato anche in Consiglio comunale a Torino, per completare i cantieri servono circa 34 milioni di euro, mentre altri 145 milioni sono necessari per acquistare i nuovi convogli indispensabili all’entrata in funzione dell’intera tratta fino a Cascine Vica.
Da qui la proposta: rinunciare alla nuova stazione internazionale di Susa e realizzarla invece a Bussoleno, adeguando infrastrutture ferroviarie già esistenti. Secondo i promotori dell’ordine del giorno, questa scelta consentirebbe un risparmio stimato intorno ai 100 milioni di euro.
Una proposta che ha immediatamente fatto esplodere lo scontro politico, ma che soprattutto riapre una contraddizione difficile da nascondere: quello che per anni è stato raccontato come un elemento imprescindibile della Torino-Lione oggi viene considerato, anche da una parte del fronte favorevole all’opera, un elemento eventualmente sacrificabile.
Lo scontro, però, non nasce soltanto dalla proposta del Partito Democratico sulla stazione internazionale. In Consiglio regionale la Torino-Lione è tornata al centro del confronto dopo che Fratelli d’Italia ha presentato un ordine del giorno che invita l’aula a ribadire il proprio sostegno all’opera.
Una mossa che, secondo le ricostruzioni giornalistiche, punta anche a mettere in evidenza le profonde differenze all’interno del cosiddetto “campo largo“, dopo che il Movimento 5 Stelle è tornato a rivendicare una posizione apertamente No Tav.
È proprio qui che emerge un’altra contraddizione: il tema della Torino-Lione, che per anni è stato utilizzato come elemento di contrapposizione tra schieramenti politici, oggi diventa una delle principali fratture all’interno dello stesso centrosinistra.
Da una parte il PD, che continua a dichiararsi favorevole all’opera cercando però una mediazione sul tema della stazione; dall’altra il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, che hanno depositato atti di segno contrario chiedendo maggiori investimenti sul trasporto locale e la riattivazione delle linee ferroviarie sospese.
È in questo contesto che il PD ha scelto di presentare due propri ordini del giorno: uno di sostegno alla Torino-Lione e uno che propone di valutare lo spostamento della stazione internazionale da Susa a Bussoleno.
Una posizione che prova a tenere insieme due esigenze difficilmente conciliabili: confermare il sostegno politico alla grande opera e contemporaneamente metterne in discussione uno dei suoi tasselli più importanti.
Lega e Fratelli d’Italia hanno accusato il PD di voler sacrificare la Torino-Lione per tenere insieme il “campo largo”. Il Partito Democratico ha respinto le accuse sostenendo di non voler mettere in contrapposizione TAV e metropolitana, ma di chiedere una riflessione sull’utilità di mantenere la stazione internazionale proprio a Susa.
Anche qui emerge un paradosso: mentre il centrodestra difende la stazione di Susa definendola fondamentale per la crescita del territorio, a Torino la stessa maggioranza politica si trova a dover fare i conti con la necessità di reperire poche decine di milioni di euro per completare un’infrastruttura di trasporto pubblico già avviata e utilizzata quotidianamente.
Al di là delle schermaglie tra partiti, resta quindi un dato difficile da ignorare: uno degli elementi simbolicamente più importanti della Torino-Lione viene oggi messo in discussione dagli stessi settori politici che per anni ne hanno sostenuto la realizzazione.
Non è la prima volta che il tema emerge. Già in passato la Città Metropolitana aveva indicato Bussoleno come possibile sede della stazione internazionale e la sindaca di Bussoleno Antonella Zoggia si era espressa nella stessa direzione, mentre il Comune di Susa aveva difeso con forza il progetto originario.
Anche notavinfo aveva raccontato questa vicenda oltre un anno fa, quando la candidatura di Bussoleno riaccese le tensioni tra amministrazioni locali favorevoli all’opera, mettendo in evidenza come perfino all’interno del fronte del sì non esistesse una posizione condivisa sulla stazione internazionale.
Oggi quella discussione torna d’attualità, ma in un contesto ancora più significativo: non perché siano cambiate le valutazioni trasportistiche sulla Torino-Lione, bensì perché la necessità di trovare risorse per altre infrastrutture rende evidente la fragilità delle promesse costruite attorno all’opera.
Nel frattempo, anche in Consiglio Comunale a Torino il dibattito si è acceso. Movimento 5 Stelle e Sinistra Ecologista hanno accusato il Governo di continuare a destinare miliardi alla Torino-Lione senza trovare poche decine di milioni per completare la metropolitana. La Lega ha respinto ogni collegamento tra le due questioni, sostenendo che il blocco dei cantieri sia esclusivamente conseguenza del fallimento dell’impresa appaltatrice e rivendicando gli stanziamenti già ottenuti per la Metro 1.
Intanto il Consiglio Regionale non è nemmeno riuscito a discutere gli ordini del giorno sulla Torino-Lione. La seduta si è chiusa prima che si arrivasse al confronto, rinviando ancora una volta il dibattito.
La discussione di questi giorni conferma così anche un altro elemento: la Torino-Lione continua a rappresentare uno dei principali punti di frizione all’interno del centrosinistra piemontese. Mentre il Movimento 5 Stelle torna a rivendicare con maggiore nettezza la propria opposizione all’opera, il Partito Democratico prova a mantenere una posizione favorevole, cercando al tempo stesso di correggerne alcuni aspetti progettuali.
Un equilibrio sempre più difficile da tenere, perché la questione della stazione di Susa dimostra come anche all’interno del fronte favorevole al Tav non esista più una visione unitaria su cosa sia davvero indispensabile e cosa invece possa essere modificato.
Resta però un fatto politico evidente. Mentre il movimento No Tav continua da oltre trent’anni a denunciare l’inutilità e gli enormi costi della Torino-Lione, oggi sono gli stessi sostenitori dell’opera a discutere su quali pezzi possano essere sacrificati per recuperare risorse. E tra questi compare proprio quella stazione internazionale di Susa che per anni era stata descritta come un elemento imprescindibile del progetto.
