movimento, post — 4 Luglio 2026 at 12:56

Comme une taupe: anatomia di un fallimento. La Val Maurienne rimane senza acqua.

L’estate non è facile per nessuno e anche la talpa Viviana non sta vivendo giorni felici. 
La mirabolante fresa di 180 metri, dotata di una considerevole testa rotante di 10 metri di diametro, ha come obiettivo quello di perforare 9 km di galleria in tre anni. I lavori sono iniziati a settembre 2025 e il ritmo previsto da TELT era un avanzamento di 300-450 metri al mese, circa 12 metri al giorno secondo le fonti ufficiali. 
Ma purtroppo per Viviana, forse complice il caldo, nemmeno l’immensa macchina del capitalismo e del profitto ad ogni costo può qualcosa contro madre natura.
Infatti, a nove mesi dal suo debutto, la fresa installata nella galleria di base nord ha completato solo il 3% dello scavo previsto. L’avanzamento ad oggi è stato infatti di 244 metri in 273 giorni. Non ci vuole un matematico per capire che Viviana ha scavato finora meno di un metro al giorno. 
L’articolo di Le Monde riporta le parole di un ingegnere attivo nel cantiere sul versante francese che, nel totale anonimato, afferma che procedendo a questo ritmo i lavori tarderanno di almeno due anni (che d’altonde non sono nulla rispetto ai soliti ritardi) e i costi aumenteranno ulteriormente (di nuovo). 
Il problema, entrando nello specifico, è che la roccia di natura scistosa è costituita da vuoti, che bloccano la macchina, la quale è progettata per avanzare in un terreno roccioso omogeneo. In quest’ultimo mese, i tecnici hanno iniettato delle schiume nella testa della fresa nel tentativo di risolvere i problemi di intasamento causati dai fanghi scistosi. Tuttavia fino a ieri la povera Vivi era ancora ferma. Le date di completamento oltretutto non figurano nei calendari previsionali.
 
Queste informazioni sono state duramente smentite da sua signoria Manuela Rocca, vicedirettrice generale di TELT, la quale dice che è vero che la fresa avanza lentamente (che sembra un eufemismo, considerando i soldi spesi per questo attrezzo), ma che si tratta di una situazione prevista, “ovviamente”. Perché loro sono sempre un passo avanti e procede sempre tutto così liscio.
Oltretutto sottolinea che ci sono altri 15 fronti attivi da non dimenticare e che quindi Viviana è ferma ma il resto si muove. Non so se sentite anche voi le sue unghie che scivolano sul vetro nel disperato tentativo di trovare un appiglio.
Prima di Viviana, c’è stata Federica: entrata in servizio attivo nel 2016, aveva scavato 9 km di galleria di ricognizione prima di essere fermata. Si era imbattuta in una faglia carbonifera, riscontrando un problema analogo a quello attuale. Sarà forse che la montagna preferisce i nomi maschili? Questa ormai potrebbe essere una spiegazione proposta da TELT. Comunque ci erano voluti due mesi e mezzo per risolvere il problemino tecnico, vediamo quanti ce ne vorranno questa volta. 
TELT sottolinea che dall’inizio dei lavori nel 2011, sono stati scavati complessivamente 49 chilometri di gallerie, quasi il 30% dell’opera..ma come fai a vantartene, dai, 15 anni! Per TELT, il traguardo di un terzo di avanzamento rafforza l’idea che il progetto sia irreversibile, per noi che sia una presa in giro. Tralasciando il fatto, ma nemmeno troppo, che il 30% comprende le gallerie di accesso tecnico ai cantieri, ovvero discenderie e rami di sicurezza tra le due canne di circolazione dei treni, ma in realtà della galleria principale sono stati scavari 21 km (dal lato francese) a fronte di 115. Meno del 20%.
Oltre alle problematiche delle amiche Fede e Vivi, viene posto nell’articolo un altro punto, uno studio idrogeologico che sarà allegato al procedimento che vedrà “VAM – Vivre et Agir en Maurienne” opporsi alla prefettura della Savoia, per il quale nel corso dell’anno dovrebbe essere fissata un’udienza presso il tribunale amministrativo di Grenoble. Quello che viene contestato è il decreto prefettizio che aveva revocato le zone di protezione intorno ai punti di captazione idrica della val Maurienne, previste dalla legge sulle acque del 2002, per consentire le trivellazioni del cantiere Lione-Torino. Il rapporto COWI commissionato dal Parlamento Europeo (2006) stimava un drenaggio annuo tra i 60 e i 125 milioni di metri cubi d’acqua dal futuro tunnel. La nuova perizia documenta che i lavori in corso stanno già provocando un abbassamento da 50 a 100 metri del livello di immense riserve acquifere secolari

Questa valutazione è supportata da un rapporto del BRGM (il servizio geologico francese) del novembre 2021, che ha giudicato il sistema di monitoraggio di TELT gravemente inadeguato, rilevando “problemi di continuità insufficiente del monitoraggio, imprecisione delle misurazioni e una non quantificazione dei flussi molto elevati per diversi punti d’acqua”. Secondo lo stesso rapporto, “quasi il 75% delle serie storiche esaminate ha un’utilizzabilità ridotta” a causa di uno o più di questi problemi. Per diversi punti di captazione, le misurazioni venivano effettuate con un metodo empirico (“secchio e cronometro”), giudicato inadeguato per portate superiori a 100-300 litri al minuto, il che rendeva sostanzialmente impossibile rilevare con certezza l’impatto dei lavori. Nonostante ciò, la Rocca sostiene che non ci sia motivo di essere preoccupati e che il monitoraggio è costante in tutta la valle. Nessun fenomeno significativo registrato.

 

Tuttavia, deve aver perso un passaggio di comunicazione con il suo staff. Infatti a riprova della situazione non rosea, la stessa TELT nel 2024 ha pubblicato un bando da 2,5 milioni di euro per “misure d’urgenza e transitorie” per l’approvvigionamento di acqua potabile in Val Maurienne. Il che sembra essere proprio la prova di come l’azienda si stia preparando a prosciugamenti ormai inevitabili, mentre casi documentati di sorgenti già prosciugate a Villarodin-Bourget e Saint-Martin-de-la-Porte dimostrano che l’impatto idrogeologico del cantiere è già una realtà concreta, non una minaccia futura.
Inoltre, nel dicembre 2021, la Commissione Nazionale di Deontologia e Allerta in Salute Pubblica e Ambiente (CNDASPE) ha qualificato la situazione come una “vera allerta” per la risorsa idrica, trasmettendo gli atti ai ministeri competenti senza che a oggi si sia registrata una risposta ufficiale .
Speriamo che la povera Manuela Rocca non sia costretta a correggere un altro refuso, come nel 2024, quando sul sito di TELT figuravano erroneamente 1,5 miliardi di produzione, cifra poi abbassata a 755 milioni solo dopo che la discrepanza fu resa pubblica. Quello che dice Gilles Ménard, geologo, ex ricercatore del CNRS, specialista dei terreni alpini, è che il massiccio della Maurienne è costituito da numerose faglie verticali che raccolgono l’acqua e possono comunicare tra loro. Quando una galleria raggiunge la faglia, l’acqua fuoriesce, e questo è irreversibile. La montagna si sta svuotando.

Ovviamente il meccanismo alla base è lo stesso: un sistema in cui le decisioni su opere pubbliche colossali vengono prese e blindate attraverso la produzione di dati di parte, la nomina di figure allineate e una comunicazione che minimizza o addirittura elimina completamente le criticità, disegnando il progetto come irreversibile nonostante le evidenze contrarie. Questo meccanismo si manifesta nei dati gonfiati, nelle analisi di impatto riduttive e nelle critiche ai monitoraggi ambientali, creando un fossato tra ciò che viene comunicato e la realtà dei fatti.

 

Quel fossato è quello che noi vogliamo scavalcare. Per impedire la realizzazione dell’opera bisogna anche demolire il meccanismo propagandistico che lo rende possibile. Un metodo che rende possibile la Torino-Lione, ma anche molte altre grandi opere che divorano risorse e territori senza portare i benefici promessi e senza mostrare alcun interesse per le comunità che attraversano i territori. Noi opponiamo a questo sistema la partecipazione e l’informazione dal basso. La lotta e la resistenza dei popoli che non vogliono più sentirsi effetti collaterali, sacrificabili.

 

E mentre Viviana procede (forse) un metro alla volta verso il progresso tanto osannato,  dalla Val Maurienne alla Val di Susa quel fossato lo scavalcheremo assieme.