GRAZIE PRESIDENTE SANDRO PLANO!
“VALSUSA, LA RABBIA POPOLARE E RADICATA CHE STA ESPLODENDO”
di Maurizio Pagliassotti
Sandro Plano è il presidente della comunità montana Val Susa e Sangone. Membro del partito democratico, in arrivo dalla margherita, è stato sindaco di Susa. E’ oggetto di dure critiche da parte del suo partito dato che ha stretto una solida alleanza elettorale con le liste locali vicino al movimento no tav. Il suo ruolo è particolarmente delicato e oggetto di pesanti pressioni da parte del potere politico che vorrebbe farlo cadere. Queste sono le parole che ieri ha pronunciato a fine intervista: “Certe volte il mio ruolo istituzionale mi fa venire in mente il rapporto genitori-figli. Ci possono essere figli che fanno bene e altri che fanno male. Ma sempre carne della tua carne sono”.
Plano, è tutto rovinato, vent’anni di lotta gettati al vento dopo domenica?
E chi lo dice?
Lo dicono tutti. Lo dice la televisione!
Non è vero.Lo dicono i giornali interessati e chi vuole fare l’opera. Punto. E’ un concetto molto diverso. E poi mi sembra che ci sia una visione piuttosto catastrofica di quanto è avvenuto. Certo ci sono stati degli incidenti gravi. Ma in fondo non è cambiato nulla, sul campo intendo, rispetto a prima.
Chi c’era domenica per strada e per i boschi?
C’era il mondo. Ho sentito parlare di seimila partecipanti: stronzate. Eravamo in settantamila provenienti da tutta Italia, e dopo spiegherò il perchè di questo. C’era la valsusa soprattutto. Una massa di persone arrabbiate per le dichiarazioni del governo, sordo alle richieste di un’intera popolazione. Una parte di questo popolo è andata a protestare pacificamente, una parte è andata ad assediare il cantiere.
Lei rappresenta lo stato in questa valle. Cosa risponde al presidente della Repubblica?
Condivido la sua preoccupazione. Non condivido invece la visione che il presidente dell’osservatorio Mario Virano, che parla di eversione. Il fatto è che c’è una massa enorme di persone arrabbiate, disgustate dalle dichiarazioni degli anni precedenti che hanno raccontato la val di Susa come un territorio pacificato, pronto ad accettare la tav. Mario Virano ha ripetuto queste affermazioni false per anni e ci ha condotto a questo risultato. Il problema se si vuole fare un’analisi seria è che esiste una massa enorme esasperata dagli slogan vuoti e dalle menzogne, è che questa massa ha assunto atteggiamenti apertamente ostili e aggressivi verso il cantiere. Parlare di quattro infiltrati è un grave errore, l’ennesimo… C’è una rabbia popolare profonda e radicata in valle che sta esplodendo. E’ molto peggio direi.
Perchè in val di Susa?
Il compito di chi fa politica è non solo quello di commentare di effetti di qualcosa ma soprattutto di analizzarne le ragioni. In val di Susa le ragioni di chi protesta sono vittime del non ascolto e alla fine esplodono. E poi c’è uno stato di tensione sociale diffuso in tutto per i comportamenti di questo governo. Maroni che minaccia le baionette, le promesse false a profusione… Domenica c’erano persone di ogni età e tendenza politica. C’erano i cattolici per la valle, insegnanti, operai. Tutto ciò ha ragioni molto articolate e trae giustificazione anche dallo scempio che si sta facendo della politica nazionale. Ed io credo che in questo contesto socio politico la gente abbia il diritto ad incazzarsi.
Lei è stato dentro il cantiere?
No. Cosa dovrei andare a fare scusi?
E’ per sempre un pezzo del territorio che lei amministra.
E’ una sceneggiata difesa da duemila poliziotti, non una cantiere. Un’operazione mediatica molto cara che voleva dimostrare l’indimostrabile. Che senso ha?
Qual’è il futuro di questa valle e della sua lotta?
Non so cosa rispondere. Vivo con una situazione di incertezza e preoccupazione. Questo perchè vedo che le chiusure totali al dialogo del passato si reiterano, e vanno ad alimetare quella tensione e quella rabbia di cui parlavo prima.
E’preoccupato?
Molto, il morto questa volta non si è presentato per puro caso e tutti possiamo ritenerci fortunati. Ma sperare che la sorte sia sempre dalla parte giusta mi sembra troppo.
Vie d’uscita?
La stessa proposta fatta anni fa da noi: apertura di un dialogo serio. Quello che c’è stato dal 2005 ad oggi non lo è stato. Il mio è un invito a tutti: sediamoci e trattatiamo.
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