
Avigliana-Orbassano, l’Unione Montana boccia il progetto RFI per le troppe lacune. E Mauceri muto
Mentre il Movemento No Tav si appresta ad iniziare a festeggiare al Festival Alta Felicità, il progetto della nuova linea ferroviaria Avigliana-Orbassano si trova davanti all’ennesimo ostacolo. L’incontro convocato dalla Regione per ottenere da RFI risposte alle numerose criticità sollevate dagli enti locali si è concluso senza le integrazioni attese: il progetto, così com’è stato presentato, non può essere approvato.
A dirlo è l’Unione Montana Valle Susa insieme ai Comuni di Avigliana, Caselette e Sant’Ambrogio che da mesi evidenziano le carenze della documentazione depositata da RFI. Nel tavolo tecnico di ieri, pare che la società incaricata della progettazione non sia stata in grado di fornire chiarimenti sufficienti sugli aspetti fondamentali della realizzazione dell’opera.
Il nodo principale riguarda la cantierizzazione. Per un’opera che dovrebbe trasformare profondamente il territorio, mancano ancora elementi essenziali: non sono definite le movimentazioni dei mezzi di cantiere sulla viabilità locale, i flussi dei materiali in ingresso e uscita, le lavorazioni previste e i macchinari necessari.
Una situazione che appare difficilmente compatibile con un “progetto definitivo” pronto per l’approvazione.
Significativo è il caso del cantiere principale previsto a Rivoli: secondo la Commissione Tecnica dell’Unione Montana, il progetto non avrebbe considerato adeguatamente gli spazi necessari per il posizionamento delle gru destinate alla movimentazione delle due talpe per lo scavo della galleria sotto la collina morenica, ovvero l’intervento più rilevante dell’intera tratta.
Di fronte a queste evidenze, l’Unione Montana ribadisce che il progetto depositato da RFI non possiede oggi i requisiti per essere approvato. Una posizione che mette in discussione le dichiarazioni del Commissario straordinario Mauceri, che nei giorni scorsi aveva prospettato una conclusione ravvicinata dell’iter autorizzativo: quanto emerso dal confronto tecnico indica invece una prospetriva legata ad un inevitabile rallentamento della procedura.
Alle criticità tecniche si aggiunge il nodo economico: gli 827 milioni di euro oggi disponibili non sono sufficienti a coprire la realizzazione della tratta, il cui costo complessivo supera i 3 miliardi. Una parte delle risorse sarebbe inoltre destinata al potenziamento della linea storica Bussoleno-Avigliana, intervento di collegamento all’accesso del tunnel di base, non ancora realizzato. Il problema, pertanto, non è solo la qualità del progetto, ma l’assenza di un quadro finanziario credibile per l’intera infrastruttura: una questione che si inserisce nelle difficoltà più ampie della Torino-Lione, con l’incertezza sui finanziamenti complessivi e il rinvio della tratta nazionale francese oltre il 2045.
Per l’Unione Montana Valle Susa la strada resta quella già indicata nei mesi scorsi: il progetto Avigliana-Orbassano deve essere ritirato e le risorse pubbliche devono essere indirizzate verso interventi realmente utili alla mobilità quotidiana, a partire dal trasporto pubblico locale e dalla metropolitana di Torino.
Questo quadro emerso dall’utlimo tavolo non è un “problemino tecnico di progettazione”, ma la conferma delle difficoltà e dell’inconsistenza di un’opera che continua a procedere senza una reale direzione, senza una copertura finanziaria e senza il consenso territoriale.
Ancora una volta, nonostante annunci e promesse, la realtà dei fatti restituisce un quadro molto diverso dalla narrazione di un progetto pronto a partire. Anche la tratta Avigliana-Orbassano si dimostra per quello che è: un’opera imposta dall’alto e progettata da degli incompetenti, costruita più sulla necessità di mantenere in piedi il grande progetto nato morto della Torino-Lione, invece che sulla reale risposta ai bisogni di mobilità della Valle e dei territori attraversati.
Le istituzioni locali si trovano oggi a rilevare ciò che il Movimento No Tav asserisce da tempo: dietro la retorica dello sviluppo e delle grandi opere, l’unico buco che si vede in Valsusa sono le risposte dei promotori rispetto agli enormi interrogativi sui costi, sull’impatto ambientale, sull’effettiva utilità e sulle priorità di investimento. Mentre si continua a inseguire una nuova infrastruttura ferroviaria da miliardi di euro, le necessità quotidiane rimangono sullo sfondo: treni pendolari insufficienti, collegamenti locali da migliorare, servizi pubblici che avrebbero bisogno di risorse.
La vicenda della Avigliana-Orbassano conferma ancora una volta, che fermarsi quantomeno a riflettere e mettere in discussione il “già dato”, non è un ostacolo al futuro della Valasusa, ma la possibilità concreta di immaginare un modello diverso: fondato sulla cura del territorio, sul trasporto pubblico e su scelte condivise con chi quei luoghi li vive ogni giorno.
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