
TAV, l’Impero fallisce ancora
“Non vi fermate, dovete costruire la vostra torre, la Torre di Babele, sempre più grande, sempre più alta e bella …Siete o non siete i padroni della terra?” Cantava così Edoardo Bennato con un pizzico di sfottò, nella sua profetica “La torre di Babele”, nell’omonimo album del 1976. Con una pungente ironia della Storia, esattamente cinquant’anni dopo è proprio Tunnel Euralpin Lyon Turin (TELT) a dire “Noi non ci fermiamo”, richiamando inconsapevolmente il calzante parallelismo con il suo “tunnel di Babele”. Una goffa excusatio non petita che tradisce per intero l’affanno dell’Impero del TAV, la cui martellante macchina di propaganda da tempo ha scatenato tutto e tutti, con tragicomici risultati. Ecco alcuni esempi recenti:
- incauti caporedattori inebriati dall’odore di zolfo delle esplosioni delle mine, che si dimenticano della talpa da centinaia di milioni di euro incagliata da un anno negli scisti dell’Ambin;
- immarcescibili direttori generali che ripetono a macchinetta indimostrabili date di entrata in esercizio, sconfessati dagli organismi degli stessi stati che li nominano;
- grigi commissari di governo che dicono “basta parole”, mentre pontificano dell’ennesima accelerazione che non accelererà mai;
- spauriti progettisti mandati allo sbaraglio dai grigi commissari con progetti indifendibili;
- commissari pensionati che si agitano compulsivamente, nella speranza di un ultimo scampolo di visibilità;
- politici pensionati che convocano manifestazioni flop, disertate dai loro stessi “cheerleader”.
Un buffo e grottesco teatrino di cartone che non incanta più nessuno. Il tempo dei bilanci arriva per tutti, anche per la più grande opera inutile d’Europa.
In oltre un quarto di secolo è stato scavato appena il 18% del tunnel di base, che a sua volta rappresenta meno di un quarto dei 270 km di nuova ferrovia che era stata ipotizzata tra Torino e Lione. Un disegno irrealizzato e già abbandonato in larga parte. Da ben dieci anni la Francia ha infatti rinunciato a costruire nuove tratte di accesso al megatunnel tra Lyon e St Jean de Maurienne, rinviate sine die. Gli organismi governativi d’Oltralpe non prevedono aumenti del traffico merci che pertanto potrà passare sulle linee già esistenti con alcuni interventi di potenziamento. Anche in Italia le tratte di accesso sono state in larga parte abbandonate. Tutte depennate dalle spending review governative di una quindicina di anni fa, eccetto un moncone relittuale tra Avigliana e le porte di Torino, su cui Stato e Ferrovie insistono nel delirante progetto di traforare per 8 km l’acquifero morenico da cui arriva il 20% dell’acqua potabile che bevono i torinesi.
Concepito nella metà degli anni ’90, il mitologico progetto Torino-Lione è fermo, di fatto non esiste più e non ha la minima speranza di dare risultati utili nei tempi annunciati e continuamente rinviati. Sui media è ormai sinonimo di ritardi e inaffidabilità, una barzelletta nel mondo delle infrastrutture. Persino i supporter più agguerriti si chiedono pubblicamente “perché non vanno avanti?”. Dove sono le gallerie, i binari, i treni, i presunti benefici?
Una delle possibili risposte sta nell’ormai conclamata assenza di copertura finanziaria del progetto Torino-Lione, le cui spese stanno letteralmente esplodendo. Era stimato in circa 5 miliardi di euro il costo del tunnel di base, quando i governi decisero di iniziarlo un quarto di secolo fa. Oggi è più che triplicato fino a oltre 16 miliardi. Contando le parti finora ipotizzate delle tratte nazionali, il conto supera i 27 miliardi. L’Unione Europea, che avrebbe dovuto coprire una fetta importante di queste spese, ha già messo le mani avanti dicendo che non ha la capacità di erogare contributi così rilevanti in pochi anni, scaricando la prevalenza degli oneri sugli stati. Seppure la realizzazione delle sue opere sia ferma al palo, il TAV sta già creando una voragine finanziaria che si allarga a vista d’occhio, come dimostrano i ripetuti stanziamenti urgenti che il governo italiano si è affannato ad assegnare. Una vera e propria bomba a orologeria nel Bilancio dello Stato, talmente grande da non potere più essere nascosta.
“Nella montagna d’Europa, la Torino-Lione non è più una promessa” ma un vero e proprio fallimento. Da indiscutibile opera futurista di progresso a simbolo dell’inconcludenza e della sciagura economica: una vera e propria inversione della narrazione che i milioni di euro profusi nella comunicazione non sono riusciti a fermare. L’irrompere della realtà dei fatti mette a nudo una valanga di contraddizioni per il mondo dell’economia e della politica, che da sempre è parte del servile caravanserraglio dell’Impero del TAV.
“Vi conviene stare zitti e buoni”. Sparato a tutto volume dal camioncino che sabato 10 ottobre apriva il corteo per la Metropolitana da Collegno a Rivoli, il verso dei Måneskin riassume perfettamente la sordina che buona parte dei politici torinesi e nazionali tentano imporre sul disastro TAV: fare finta di niente, tutti quanti zitti e buoni. Ma ormai è troppo tardi.
Il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti e il suo capo, come tutti i loro predecessori, si sono fatti fregare: cantieri fermi, costi alle stelle, richieste di revisioni degli appalti. L’Impero del TAV e i Signori delle grandi opere inutili e imposte li hanno lasciati con un pugno di mosche in mano. Davvero credono che i loro generosi sostenitori nel mondo imprenditoriale rimarranno zitti e buoni mentre si accorgono di quante favole gli sono state raccontate su Torino-Lione, Terzo Valico, Ponte sullo Stretto, …?
Il Presidente della Regione Piemonte pochi giorni fa ha dato di matto in Consiglio Regionale. “Se serve lo scavo io con le mie mani”, ha detto, quando ha scoperto dai media che TELT e il governo della sua parte politica lo avevano tenuto per mesi all’oscuro dell’ennesimo ritardo nei lavori del megatunnel. Davvero crede che i piemontesi in lista d’attesa per una visita o un intervento rimarranno zitti e buoni mentre una speisa morta come la Torino-Lione continua a bruciare risorse che potrebbero invece andare alla sanità regionale?
Il Sindaco di Torino conferma l’inossidabile sostegno, suo e della sua amministrazione, alla Torino-Lione, strategica a prescindere a dispetto di ogni evidenza. Davvero crede che i torinesi rimarranno zitti e buoni, mentre la più grande opera inutile d’Europa continua a rubare alla loro città proprio quei miliardi di euro che mancano per completare e ampliare le linee della metropolitana?
I sindaci della Zona Ovest sono rimasti zitti e buoni sabato 10 ottobre. Hanno manifestato contro l’effetto, i cantieri fermi in corso Francia lamentando l’assenza di finanziamenti. Guai però a parlare della causa, il TAV che ruba quei finanziamenti. Un capolavoro di equilibrismo per i loro pruriti di partito. Non rimarranno zitti e buoni i loro cittadini, gli unici a cui sono tenuti a rispondere. Come pensano di fare in concreto per ottenere il completamento della Metropolitana? E quando si decideranno a schierarsi contro il progetto della Avigliana-Orbassano che devasterebbe il loro territorio?
Il progetto Torino-Lione si regge su una fitta rete di bugie, meticolosamente costruita in anni di valutazioni tecniche deviate, osservatori fasulli, procedure addomesticate, compensazioni truffa. Bugie ora sotto gli occhi di tutti, che stanno trasformando il TAV in una micidiale zavorra al collo di chi ancora si ostina a difenderlo. La lista di quelli che non lo hanno ancora capito è lunga: tanti auguri, vi guarderemo andare a fondo.
Babele crolla, l’Impero del TAV sta fallendo.
La grande estate di lotta, la meravigliosa manifestazione Sant’Ambrogio-Avigliana del 3 ottobre: abbiamo appena iniziato, la mobilitazione continua.
No, non siete i padroni della terra. La terra è nostra, e la difenderemo.
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