post — 27 Maggio 2026 at 13:34

Diritto non crimine: difendere il dissenso. SCARICA IL LIBRO

Negli ultimi anni la crisi climatica, le guerre, la devastazione dei territori e la repressione del dissenso hanno smesso di apparire come fenomeni separati. Sempre più spesso si presentano come parti di uno stesso modello politico ed economico, fondato sulla difesa degli interessi fossili, estrattivi e militari e sull’erosione progressiva degli spazi democratici. È dentro questo scenario che si colloca Diritto non crimine. Il diritto a difendere l’ambiente e i territori ai tempi dei decreti sicurezza, pubblicazione curata da Francesco Martone e Osservatorio Repressione nell’ambito del progetto P.E.A.C.E. (Protect Eco Activism and Civil Engagement).

Il volume analizza come, nel corso degli ultimi decenni, l’emergenza sia diventata uno strumento permanente di governo. Dai decreti sicurezza alle misure preventive, dai fogli di via alle sanzioni amministrative fino alle SLAPP, si è consolidato un apparato repressivo che colpisce chi si mobilita in difesa dell’ambiente, dei territori e dei diritti collettivi. Movimenti climatici, comitati territoriali, attivisti e realtà sociali vengono sempre più spesso descritti come un problema di ordine pubblico, mentre le cause profonde delle crisi sociali e ambientali restano intatte.

La pubblicazione mette in luce il legame diretto tra la crescente repressione e l’emergere di nuove pratiche di resistenza: dalle lotte contro le grandi opere inutili e imposte alle mobilitazioni contro il fossile, fino alle campagne contro guerra, riarmo e genocidio. In questo quadro, il diritto al conflitto e alla lotta tornano a essere elementi essenziali di una democrazia reale, non semplici eccezioni tollerate.

Attraverso contributi giuridici, analisi politiche e testimonianze provenienti dai movimenti, il report affronta anche la dimensione internazionale della criminalizzazione dell’attivismo ecologista, mostrando come in molti contesti gli attivisti ambientali vengano ormai assimilati a minacce per la sicurezza. Una narrazione che punta a delegittimare chi si oppone alla devastazione ambientale e sociale, restringendo progressivamente libertà e diritti costituzionali.

“Diritto non crimine” è quindi non solo un’analisi della deriva securitaria contemporanea, ma anche uno strumento di riflessione e di resistenza. Perché difendere l’ambiente, i territori e la possibilità stessa di un futuro vivibile non può essere considerato un reato, ma una necessità collettiva.

Tra i contributi raccolti nel volume c’è anche quello scritto da Dana Lauriola, attivista del Movimento No Tav, dedicato all’esperienza del Movimento No Tav tra memoria, radicamento territoriale e orizzonti internazionali di resistenza. Un testo che attraversa oltre trent’anni di lotta in Val di Susa, raccontando non solo la continuità della mobilitazione contro l’alta velocità Torino-Lione, ma anche la capacità del movimento di rinnovarsi, coinvolgere nuove generazioni e intrecciare la difesa del territorio con le grandi questioni del presente: guerra, repressione, crisi climatica e giustizia sociale.

Particolarmente intensa è la riflessione sul legame tra la lotta No Tav e la solidarietà con il popolo palestinese, unite da una stessa idea di difesa della terra contro occupazione, devastazione e logiche di dominio. Un contributo che restituisce il senso profondo di una resistenza collettiva capace di guardare oltre i propri confini senza perdere il proprio radicamento.

Per questo motivo invitiamo tutte e tutti a leggere e diffondere “Diritto non crimine. Il diritto a difendere l’ambiente e i territori ai tempi dei decreti sicurezza”: uno strumento utile per comprendere la deriva repressiva in atto, ma anche per riconoscere e rafforzare le pratiche di lotta e solidarietà che continuano a attraversare territori e movimenti.

Scarica gratuitamente il libro a questo link (dal sito di A Sud)