post — 16 Aprile 2026 at 21:40

Quando arriva la noche

A cinque anni dallo sgombero violento del presidio No Tav, viene descritta come una notte frizzante quella tra il 14 e il 15 aprile al cantiere di San Didero, in cui le FDO hanno “dovuto” utilizzare la forza per disperdere alcune decine di manifestanti recatesi sul luogo per l’anniversario dello sgombero. Tralasciando il fatto che l’orario era pre serata e alle 23.30 eravamo tutti a casa, la tensione sicuramente non è stata creata da noi. Ma sappiamo come funziona il meccanismo mediatico di cui si avvale la controparte.

Verso le 21, reduci da un aperitivo sopra le righe (formaggio, salame, formaggio di nuovo), ci siamo incamminati in direzione del cancello di ingresso per svolgere una battitura, che come ben sanno tutti (ma che a giudicare dagli articoli usciti è il caso di ricordarlo), è un’azione di disturbo completamente pacifica, che consiste appunto nel fare solo un gran baccano fastidioso. 

Dopo cinque minuti di orologio, la controparte ha ben pensato di gasarci senza un motivo apparente che non fosse la noia. Per “mantenere la sicurezza”, hanno pensato ad un certo punto di lanciarne qualcuno anche da sotto il cancello. Che metti caso che non fanno male a qualcuno, poi la loro serata è rovinata. 

La roulette dei lacrimogeni è continuata anche quando, stanchi di respirare CS, che ricorda casa ma comunque non fa bene, ci siamo incamminati intorno al cantiere, al di là del torrente, dove per ovvi motivi logistici non potevamo nemmeno continuare la battitura. 

Non abbiamo ben capito come mai siano stati utilizzati prima i lacrimogeni degli idranti, visto che a ragion di logica forse l’ordine dovrebbe essere il contrario. Immaginiamo potessero aver finito l’acqua viste la serie di impervie manovre che ha dovuto fare il “guido” del mezzo per ricaricarsi. Ma che non sapessero guidare lo sapevamo già.

Chi ha deciso di darci il suo parere non richiesto è stata Augusta Montaruli (per chi per sua fortuna non la conoscesse, la vice capogruppo di Fratelli D’Italia alla Camera dei Deputati) che in una nota ha asserito: “Applicare agli aggressori No Tav delle forze dell’ordine, protagonisti delle violenze a San Didero le norme sui decreti sicurezza volute dal Governo Meloni e già approvate dai due rami del parlamento. Tutte le istituzioni continuino a lavorare per la tutela degli agenti e di chi lavora in un cantiere propedeutico ad un’opera strategica che non ha nessuna speranza di essere fermata.[…]”

Non sappiamo a che violenze dei No Tav si riferisca la Montaruli, che probabilmente ha commentato la serata sbagliata. Ci teniamo comunque a precisare che la speranza di fermare il Tav noi ce l’abbiamo eccome. Ed è proprio la ragione per cui siamo ancora qui con le nostre “violente battiture”. Forse, però, il problema è che non sa cosa voglia dire credere davvero in qualcosa o non possiede ideali e convinzioni così forti da comprendere la nostra resistenza. Del resto, la sua stessa storia e le sue stesse parole ne sono la dimostrazione: la signora predica bene e razzola male.

Infatti continua dicendo: “A maggior ragione le azioni di stanotte rappresentano atti più volti a colpire lo Stato che l’opera in sé, una condotta inaccettabile che le Forze dell’ordine stanno contenendo con determinazione. A loro va la nostra incondizionata solidarietà.” Siamo più volti a colpire lo Stato che l’opera in sé? Siamo volti anche a contrastare lo Stato così come l’opera in sé, mai fatto un mistero. Ma d’altronde la Montaruli dovrebbe saperne qualcosa di atti volti a colpire lo Stato, visto che anni fa era stata beccata con le mani nella marmellata ad applicare la propria firma sui giustificativi dei rimborsi spesa per cene di sushi e multe pagate con la carta di credito del Consiglio Regionale. Quindi forse il suo in fondo è un commento a favore, chi lo sa. Magari lei ha la memoria corta, ma noi no.

Denunciamo la solita narrazione distorta, da chiacchiera da bar utile solo a dare una visione irreale di quello che accade in Valsusa. La cronaca della serata è volutamente vaga: si parla di “necessità di ristabilire l’ordine” per giustificare come sempre una reazione sproporzionata. Così una battitura vale quanto un lacrimogeno a due centimetri dalla tua faccia. Il solito cortocircuito mediatico che serve a criminalizzare il dissenso. Perché la verità, e lo diciamo da anni, è una sola: i violenti sono e restano loro, con lo Stato che gli fa da complice.

Alla Montaruli e a chi ci dipinge come violenti ad ogni occasione buona, vogliamo dire questo: sempre qui ci troverete. Perché la memoria e la rabbia sono un motore che gira continuamente. E finché avremo fiato in gola e gambe per camminare, noi saremo qui. 

Avanti No Tav, ora e sempre.