post — 2 Maggio 2026 at 17:00

Miliardi sulla Torino-Lione, mentre si studia come far funzionare i trasporti quotidiani

Negli scorsi giorni, nel giro di poche ore, sono arrivate due notizie che raccontano molto più di quanto sembri. Da una parte il via libera del CIPESS a nuovi finanziamenti per la Torino-Lione, dall’altra la nascita di un gruppo di lavoro regionale sul trasporto pubblico piemontese.

Il Comitato Interministeriale ha approvato, infatti, lo stanziamento di 1,42 miliardi di euro per la sezione transfrontaliera della linea, confermando un costo complessivo aggiornato a circa 14,7 miliardi e fissando l’entrata in servizio al 2033. I lavori procedono, viene detto, con 47 chilometri di gallerie già scavati sui 163 previsti.
Nello stesso giorno, la seconda Commissione Consiliare istituisce, invece, un gruppo di lavoro per analizzare lo stato del trasporto pubblico locale. L’obiettivo è raccogliere dati, ascoltare pendolari e operatori, e produrre una relazione sulle criticità e sulle possibili linee di sviluppo del sistema.

Due livelli che difficilmente potrebbero apparire più distanti, che invece si incrociano nello stesso territorio.
Da un lato si continuano a destinare miliardi a un’infrastruttura ecocida e devastante pensata su scala europea. Dall’altro si prende atto che il sistema dei trasporti quotidiani in Piemonte (quello utilizzato ogni giorno da chi si sposta per lavorare o studiare) necessita ancora di analisi, coordinamento e interventi.

Mentre la linea ad Alta Velocità Torino-Lione procede per decisioni centralizzate e finanziamenti già definiti, il trasporto pubblico locale viene rimesso a un processo di studio, come se le sue criticità fossero ancora da comprendere. Eppure, proprio in Valsusa e nell’area torinese, il tema della mobilità non è astratto: riguarda linee esistenti, frequenze, connessioni, accessibilità. Riguarda ciò che già c’è e che spesso funziona a fatica.

Il paradosso è evidente: si investe per costruire una nuova linea internazionale mentre si avvia un gruppo di lavoro per capire come migliorare quelle che già esistono. Non è solo una questione di priorità, ma di modello. Da una parte grandi opere, dall’altra servizi essenziali. Due piani che continuano a non parlarsi.
E proprio in questa distanza si apre una domanda che non riguarda solo i trasporti, ma le scelte complessive su come vengono utilizzate risorse pubbliche e territori.
Perché mentre si finanziano nuove infrastrutture, resta ancora da capire e da decidere come rendere davvero accessibile e funzionante la mobilità di tutti i giorni.
E allora il punto torna sempre lì: non è una mancanza di risorse, ma di scelte. Le priorità vengono definite altrove, lontano dai territori e da chi li vive continuando a premiare opere imposte e costose invece di investire su ciò che serve davvero.
In questo scarto si misura tutta la lontananza tra chi governa e chi ogni giorno prende un treno regionale in ritardo, un autobus che non passa, una linea magari interrotta per lavori. Ed è dentro questa distanza che si tiene aperto il conflitto: tra un modello calato dall’alto e la necessità, concreta, di un sistema di trasporti pubblico, accessibile e costruito a partire dai bisogni reali.