post — 29 Aprile 2026 at 09:00

Bussoleno: esposto alla Procura della Repubblica

Mentre si continua a parlare di avanzamento dei lavori della Torino-Lione, emerge con sempre maggiore evidenza un vuoto grave e tutt’altro che secondario: l’assenza della Valutazione di Impatto Sanitario per i cantieri previsti tra Susa e Bussoleno. Un elemento che non riguarda cavilli tecnici, ma la salute concreta di chi vive questo territorio. 

Nei giorni scorsi Nicoletta Dosio, consigliera comunale di opposizione a Bussoleno, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica presso il tribunale di Torino, per segnalare proprio questa mancanza. Nel mirino ci sono in particolare il deposito dello smarino e l’insieme delle opere connesse al cantiere del nodo di Susa, che dovrebbero andare ad insistere su un territorio già fragile dal punto di vista ambientale.

Il progetto definitivo della nuova linea ferroviaria, approvato ormai anni fa e successivamente modificato, ha mantenuto intatta la previsione del grande cantiere di base e delle opere accessorie, compresa la galleria di interconnessione con la linea storica all’entrata di Bussoleno. Oggi, mentre si annunciano come imminenti le fasi operative e viene consegnata a Telt la Tbm atta allo scavo del versante italiano, resta irrisolta una questione fondamentale: quali saranno gli effetti complessivi sulla salute delle persone?

La Val di Susa non è uno spazio neutro. È una valle chiusa, in cui la circolazione dell’aria è condizionata dalla conformazione geografica e dai forti venti. Questo significa che gli inquinanti non si disperdono facilmente, ma tendono ad accumularsi. Polveri sottili, fibre di amianto e metalli pesanti, per citarne solo alcuni, sono tutti elementi già indicati negli stessi documenti progettuali come possibili effetti della presenza dei cantieri e della gestione dello smarino.

Non si tratta di scenari ipotetici costruiti a tavolino. Già in passato moltissimi medici e operatori sanitari avevano segnalato i rischi legati all’apertura dei cantieri, sottolineando come l’impatto sanitario non possa essere ridotto a una questione marginale o rinviata nel tempo.

La Valutazione di Impatto Sanitario è uno strumento preventivo, che serve a stimare in anticipo le conseguenze di un’opera sulla popolazione e per orientare le decisioni. Non è un monitoraggio a posteriori, né una raccolta di dati quando i problemi si sono già manifestati. È, o dovrebbe essere, una condizione preliminare.

Eppure, nel caso della Torino-Lione, questo passaggio risulta assente. Non esiste un documento che affronti in modo sistematico e trasparente gli effetti sanitari complessivi del progetto. Né gli incontri istituzionali promossi negli ultimi mesi possono sostituire un’analisi strutturata: chiamare “valutazione” ciò che non lo è non cambia la sostanza delle cose.

Nel raggio di pochi chilometri dal cantiere previsto vivono migliaia di persone, distribuite in diversi comuni della valle. È su questa scala concreta che si misura l’impatto dell’opera, non nelle dichiarazioni generiche o nelle rassicurazioni di rito.

L’esposto presentato punta a questo nodo: l’assenza di una valutazione preventiva non è una semplice omissione, ma un fatto che chiama in causa responsabilità precise. Perché avviare o anche solo preparare un cantiere senza aver valutato gli effetti sulla salute significa accettare consapevolmente un rischio collettivo.

Ancora una volta, quello che emerge è un metodo: si procede per forzature successive, riducendo gli spazi di discussione reale e spostando in avanti le verifiche più scomode. Ma è proprio su questi aspetti che si misura la differenza tra un’opera imposta e una scelta realmente condivisa. 

In Val di Susa questa consapevolezza esiste da tempo. E continua a riemergere ogni volta che si prova a trasformare una questione concreta — la salute, l’ambiente, le condizioni di vita — in un dettaglio, a dir poco, secondario rispetto alla realizzazione dell’opera.

Non è una questione tecnica né un dettaglio procedurale. Si tratta di una scelta precisa, di andare avanti comunque, anche senza gli strumenti minimi per valutare le conseguenze sulla salute di un intero territorio. È un rischio scaricato su chi vive questo territorio. E non sarà certo il silenzio istituzionale a renderlo accettabile.