
Grecia, la vittoria dei “No Tav” ellenici: via i canadesi che volevano estrarre oro
Dopo le proteste dei comitati locali e lo stop del governo la Eldorado Gold, attiva in una miniera nel nord del Paese, ha deciso di fare i bagagli lasciando a casa 2mila dipendenti. Kyriakos Mitsotakis (Nea Dimokratia): “Tsipras bastona gli unici che hanno qualche euro da spendere”
di Francesco De Palo Il Fatto Quotidiano – Mentre la troika si appresta a iniziare il primo check up dell’anno sui conti greci, con alcune indiscrezioni che parlano di insoddisfazioni sulla riforma della previdenza, ecco che gli investitori di Eldorado Gold, i canadesi che tentavano di estrarre oro da una miniera nel nord del Paese, hanno deciso di fare bagagli. Via dalla Grecia, lasciando a casa 2mila dipendenti. Si tratta di una società presente nel Paese da alcuni anni, che sotto i governi greci dal 2003 in poi aveva avuto il nulla osta per estrarre il prezioso materiale. Falso, sostengono gli aderenti al comitato del no, secondo cui la società vuole costruire arricchirsi nonostante non abbia ottenuto nessuna licenza, come dimostra l’interruzione dei lavori di costruzione del giugno 2013. Tra l’altro l’opera era stata osteggiata dal movimento Nominiera, composto da cittadini e attivisti ambientalisti, secondo cui le schiume rosse e il costante inquinamento nel ruscello di Karatzàs erano direttamente riconducibili all’attività della Eldorado Gold. Da quando tredici anni fa lo Stato decise per il sì alla cessione delle aree estrattive il loro valore si è moltiplicato fino alla cifra di 2 miliardi di euro. Ma nessun governo si è impegnato a pattuire una remunerazione sui materiali, accusano gli oppositori.
Nell’anno della crisi, il governo all’epoca guidato da Antonis Samaras aveva difeso a spada tratta la presenza dei canadesi, convinto che l’azione di facoltosi investitori andasse protetta senza se e senza ma. Nel frattempo però i residenti avevano strappato a Syriza la promessa di un appoggio. Così nel 2015, salito al potere Alexis Tsipras, è arrivato il no dell’allora ministro dell’energia Panagiotis Lafazanis allo “sfruttamento di un pezzo della nostra terra a tutto vantaggio di una multinazionale”.
La “guerra dell’oro” in Grecia dura dal 1978, quando i minatori di Bodossakis avevano bloccato le strade per protesta: chiedevano salari più alti e il diritto a respirare aria pulita nelle gallerie. Ma le prime mobilitazioni organizzate contro l’estrazione dell’oro si verificarono nel 1996 quando la società Tvx oro aveva deciso di investire in un impianto di trasformazione. La Tvx aveva acquistato le miniere dallo Stato, che a sua volta le aveva rilevate a seguito del fallimento di un’altra società. Il progetto fu “congelato” a causa di forti proteste dei residenti e della caduta del prezzo dell’oro a livello internazionale.
Poiché questa situazione continuò sino al 2002, nel febbraio 2003 la società fallì. Il movimento “nominiera” festeggiò per una battaglia vinta, ma l’intera regione registrò l’impennarsi del tasso di disoccupazione a causa della chiusura. Così pochi mesi dopo, l’allora governo presieduto dal socialista Kostas Simitis decise la messa sul mercato delle azioni della Tvx oro: la parte da leone la fece la Aktor dell’oligarca Iorgos Bobolas, proprietario tra l’altro del quotidiano Ethnos, della Pegasus Publishing, del canale televisivo Mega Channel, della piattaforma satellitare Nova e del 49% del casinò di Parnitas.. Bobolas nel 2007 trasferì la maggior parte delle sue azioni alla European Goldfields. Per arrivare nel 2012 alla canadese Eldorado Gold.
Oggi il ministero dell’industria di Atene, pur di raggranellare qualche euro in vista della valutazione della troika, ha chiesto ai canadesi tasse arretrate e ha comminato loro multe per mancate licenze e perpendenze con l’erario. Il partito di Nea Dimokratia, forte della nuova leadership con il 47enne Kyriakos Mitsotakis, già ministro di impronta liberale e figlio dell’ex premier Kostantinos Mitsotakis, accusa Tsipras di far fuggire gli investitori, quando invece avrebbe dovuto convincerli a restare. Magari con una “no tax zone” per far rifiatare l’economa greca. “Tsipras bastona gli unici che hanno qualche euro da spendere” attacca, forte dei sondaggi che per la prima volta dal 2013 a oggi danno i conservatori in vantaggio su Syriza. E i canadesi raddoppiano la dose:“Andiamo via per colpa della negligenza dello Stato nell’adottare regole moderne e semplificate su fisco e giustizia per disciplinare gli investimenti”. Per dire, in Grecia ancora non esiste ancora un catasto nazionale.
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