È di pochi giorni fa, la notizia che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha sbloccato una prima tranche di 15 milioni di euro destinata alle opere compensative della Torino-Lione. L’anticipo di un pacchetto complessivo di 50 milioni di euro era stato promesso oltre due anni fa e dovrebbe (restiamo sull’ipotetico perché sono solo parole fino a quando i fondi non arrivano fisicamente) servire a realizzare 32 interventi distribuiti in 11 Comuni della zona. I tempi biblici della controparte riguardano evidentemente ogni singolo aspetto dell’opera.
Il 16 giugno si è infatti tenuta la riunione del Comitato di supporto alla tratta internazionale a Torino, con presenti l’assessore regionale delle infrastrutture strategiche ovvero il signor Enrico Bussalino, il presidente dell’Osservatorio per l’asse ferroviario aka Calogero Mauceri, i rappresentanti di TELT, i tecnici della Regione Piemonte e i sindaci dei territori interessati. Il summit ha dichiarato appunto lo sblocco di questi fantomatici soldini, con un “lieve” (effettivamente rispetto al solito si sono anche sbrigati) ritardo sulla tabella di marcia.
Il protocollo era infatti stato sottoscritto nel marzo del 2024 e, a seguito delle recenti dichiarazioni di Salvini sulla vergogna rispetto a questi ritardi (magari dovessi provare vergogna solo per questo, Matte’), che probabilmente hanno ricordato a qualcuno che non era ancora arrivato niente, è stato sganciato un contentino.
Parliamo di 15 milioni per recuperare il tempo perduto in chiacchiere sino ad ora, che sarebbe un terzo del totale, ad essere precisi il 28% dell’intero ammontare. Mancherebbero all’appello ancora 35 milioni (quindi insomma), che in realtà secondo le stime ministeriali diventeranno 39 (sappiamo che è sempre meglio abbondare).
L’idea è di dare con questi 15 milioni una prima risposta concreta a quei territori. Vedendo che in due anni sono riusciti (solo dopo sollecito) a reperire meno di un terzo dei fondi previsti, viene da chiedersi quanto tempo ci vorrà per tutto il resto. Si considera che quei soldi verranno utilizzati per gli interventi ritenuti “più urgenti”, che vorremmo sapere quali siano.
La richiesta uscita dalla riunione è stata anche quella di semplificare l’iter amministrativo, per consentire ai Comuni di avere la disponibilità effettiva dei soldi.
Perché ovviamente sono solo parole, i soldi veri non ci sono mica ancora.
Come sempre, una montagna di parole riempie le bocche della controparte che fanno l’elemosina ai Comuni nel tentativo di zittire qualcosa di più grande, che non si ferma con dei contentini.
Non sono i ritardi il problema (anzi a noi va anche bene) ma l’atto vile e crudele di comprare con i soldi l’assenso di una popolazione che non vuole voi e il vostro treno e non vi ha mai voluti. Non bastano i soldi a rendere la nostra lotta vana e a compensare quello che ci viene fatto ogni giorno da più di trent’anni.
La parola compensazioni nasconde in sè l’orrido sottinteso che i soldi bastino a compensare una salute compromessa, un territorio devastato, in una valle stanca e trafitta che tuttavia continua inesorabilmente a resistere.
Di questo dovrebbe vergognarsi il signor Salvini. Di non saper ascoltare i veri bisogni dei cittadini e della convinzione che il denaro tutto possa.
Dal TAV alle Acciaierie Beltrame veniamo trattati come una zona di transito e di profitto, come se non esistessimo e non avessimo voce in capitolo.
Ma noi la voce ce la prendiamo a gran forza e non facciamo solo parole.
L’unica vera compensazione sarebbe vedere quel progetto che esiste solo sulla carta, stracciato e cancellato, invece di essere fermi ad un binario morto di false promesse e aspettative.
