
Solidarietà a Nicoletta Dosio
La violenta campagna d’odio che ha colpito Nicoletta Dosio dopo la conferenza stampa sui fatti del 25 luglio non è un episodio isolato, ma il prodotto di un clima costruito negli anni, in cui il dissenso viene sempre più delegittimato e chi lo pratica viene trasformato in un bersaglio.
Quanto accaduto sabato scorso è il risultato di una tensione che attraversa la Val Susa da decenni. Da oltre 35 anni il movimento No Tav difende il territorio della Val Susa, denunciando gli enormi costi economici, sociali e ambientali di un’opera inutile e imposta.
In tutti questi anni migliaia di persone come Nicoletta hanno deciso di metterci la faccia continuando a mobilitarsi, a proporre analisi, alternative e momenti di confronto. Troppo spesso, però, quelle ragioni sono state ignorate, mentre l’attenzione è stata concentrata quasi esclusivamente sugli episodi di conflitto.
La Val Susa è diventata il simbolo di una deriva preoccupante: il dissenso sociale viene sempre più affrontato come una questione di ordine pubblico anziché come una voce legittima. In questo clima, persino prendere la parola durante una conferenza stampa per ricostruire e spiegare i fatti diventa motivo di attacchi personali e campagne d’odio.
I social network amplificano queste dinamiche finendo troppo spesso per trasformarsi in una piazza in cui prevalgono la semplificazione, l’insulto e la ricerca del bersaglio del giorno. Le dinamiche degli algoritmi vanno a premiare la polarizzazione e i contenuti che suscitano rabbia e la ricerca del nemico, mentre il confronto sui fatti lascia il posto alla gogna mediatica. In questo contesto, figure come Nicoletta, diventano il volto su cui riversare frustrazione e odio, quasi sempre senza alcuna volontà di comprendere ciò che realmente è accaduto e il contesto in cui è inserito.
Anche una parte dell’informazione mainstream contribuisce a questo meccanismo quando sceglie di raccontare il conflitto solo attraverso immagini spettacolari o cronache emergenziali, senza restituire il contesto, la storia e le ragioni di una mobilitazione che dura da oltre trentacinque anni. Quando il dissenso viene ridotto a un problema di sicurezza e chi protesta viene descritto esclusivamente come un soggetto violento e da reprimere, si alimenta una narrazione che rende più facile giustificare l’odio e la criminalizzazione.
Per tutte queste ragioni la solidarietà a Nicoletta non è soltanto vicinanza a una compagna colpita da una campagna diffamatoria, ma la difesa del diritto di esprimere dissenso, di organizzarsi, di lottare e di prendere parola senza essere esposti alla gogna mediatica e all’odio costruito ad arte.
I leoni da tastiera continueranno a nascondersi dietro uno schermo. Noi continueremo a stare nelle piazze, nei territori e nelle lotte, al fianco di Nicoletta e di tutte e tutti coloro che ogni giorno difendono la Val Susa e il diritto di opporsi a un modello di sviluppo imposto dall’alto.

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