Venerdì 13 marzo la Sala Consiliare di Susa ospiterà l’incontro pubblico dal titolo “Il ‘Sì’ che serve”, dedicato alla riforma della giustizia. Tra gli ospiti annunciati il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il senatore Roberto Rosso e diversi giuristi e avvocati.
Ancora una volta Susa viene utilizzata come palcoscenico politico dal centrodestra.
La presenza del ministro Paolo Zangrillo è particolarmente significativa. L’esponente di Forza Italia è da anni un sostenitore politico della Torino-Lione e non ha mai nascosto la sua posizione. In più occasioni ha dichiarato che «la miglior risposta ai No Tav è accelerare i lavori della Torino-Lione», ribadendo la necessità di portare avanti l’opera senza esitazioni. In altre dichiarazioni ha definito la linea ferroviaria «un’infrastruttura indispensabile per il rilancio dei collegamenti transfrontalieri» e per lo sviluppo economico del Nord-Ovest.
Parole che spiegano bene la visione politica di chi considera inevitabile un’opera che continua a consumare risorse pubbliche e a trasformare profondamente il territorio della valle.
Accanto a lui ci sarà Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte e tra i più convinti promotori istituzionali della Torino-Lione. Anche qui il paradosso è evidente: mentre il Piemonte vive una crisi sempre più grave della sanità pubblica – con ospedali in difficoltà, liste d’attesa interminabili e personale sanitario sempre più ridotto – il presidente della Regione trova il tempo per partecipare a incontri politici per promuovere il “Sì” alla riforma della giustizia.
Forse prima di fare tournée politiche sarebbe il caso che la giunta regionale si occupasse di ciò che sta accadendo negli ospedali piemontesi: pronto soccorso sotto pressione, reparti ridimensionati e cittadini sempre più spesso costretti a rivolgersi al privato per ottenere cure in tempi accettabili.
Tra i relatori compare anche l’avvocata Beatrice Rinaudo. Il cognome non è nuovo in Val di Susa: è infatti figlia del pubblico ministero Antonio Rinaudo, magistrato che negli anni ha rappresentato uno dei principali protagonisti delle inchieste e dei processi legati al movimento No Tav.
Un dettaglio che rende ancora più evidente il carattere politico dell’iniziativa: un incontro che parla di giustizia e di fiducia nelle istituzioni organizzato proprio nel territorio che da anni vive uno dei conflitti sociali e territoriali più significativi del Paese.
Per questo, mentre a Susa si organizza l’ennesimo incontro per spiegare perché votare “Sì” al referendum, molti cittadini e cittadine della valle continuano a guardare con scetticismo a questa narrazione. Non si tratta di opporsi per principio alle riforme o a un generico “Sì”. La diffidenza nasce dall’esperienza concreta della Val di Susa: quella che negli anni ha visto le stesse forze politiche parlare di progresso, modernizzazione e interesse nazionale mentre imponevano al territorio un’opera contestata e devastante come la Torino-Lione. Per questo, quando gli stessi protagonisti arrivano oggi in valle a spiegare quale “Sì” servirebbe al Paese, è inevitabile interrogarsi su quali interessi e quale idea di democrazia si nascondano dietro quella parola. In Val di Susa, del resto, il linguaggio del potere lo conosciamo già molto bene.



