post — 18 Luglio 2026 at 17:30

Avigliana-Orbassano: si rafforza la richiesta di ritirare il progetto. Ma il Commissario insiste sull’accelerazione

A poche settimane dalla richiesta di ritirare il progetto della tratta nazionale Avigliana-Orbassano, l’Unione Montana Valle Susa torna a chiedere che Governo, Regione Piemonte e RFI prendano atto della realtà. Una presa di posizione che arriva in risposta alle dichiarazioni del Commissario straordinario Calogero Mauceri, intenzionato ad accelerare i tempi dell’opera nonostante la Francia continui a collocare al 2045 l’entrata in esercizio della propria tratta di accesso.

 

Non si tratta, dunque, di una presa di posizione isolata. Dopo le richieste già avanzate nelle scorse settimane, gli amministratori della Valle tornano a sostenere che la Avigliana-Orbassano debba essere ritirata, ritenendola un’infrastruttura priva di utilità nelle condizioni attuali e chiedendo che le risorse già impegnate vengano destinate al trasporto pubblico locale.

 

Nei giorni scorsi, in un’intervista rilasciata a “la Repubblica Torino”, il Commissario straordinario di Governo Calogero Mauceri ha ribadito la volontà di procedere rapidamente con la realizzazione della tratta nazionale, sostenendo che l’Italia non possa attendere i tempi della Francia e indicando il 2033 come obiettivo per la conclusione dell’opera. Lo stesso Commissario ha inoltre parlato della necessità di avviare il confronto sulle cosiddette “opere di accompagnamento”, rilanciando di fatto il percorso della Avigliana-Orbassano.

A queste dichiarazioni ha risposto con un duro comunicato l’Unione Montana Valle Susa, insieme ai Comuni di Avigliana, Caselette e Sant’Ambrogio di Torino, chiedendo formalmente a Governo, Regione Piemonte e Rete Ferroviaria Italiana un riscontro tecnico e istituzionale sulle affermazioni del Commissario.

 

Il punto centrale riguarda proprio il calendario dell’opera. Durante la Conferenza Intergovernativa di giugno a Chambéry, la capo delegazione francese Josiane Beaud ha confermato che la Francia prevede l’avvio dei cantieri della propria tratta di accesso non prima del 2038 e l’entrata in esercizio nel 2045, mentre nel frattempo intende concentrare gli investimenti sul potenziamento della rete ferroviaria esistente.

Di fronte a questo scenario, l’Unione Montana definisce “irrazionale” la scelta di anticipare la Avigliana-Orbassano al 2033. Significherebbe infatti investire oltre 3 miliardi di euro – di cui più di 800 milioni già impegnati – in un’infrastruttura destinata, nelle stesse ipotesi più ottimistiche, a rimanere inutilizzata per almeno dodici anni.

Nel comunicato viene inoltre ricordato come il progetto definitivo depositato da RFI nel dicembre 2025 sia tutt’altro che concluso. Lo scorso 22 giugno, durante l’incontro convocato dalla Regione Piemonte, la stessa RFI avrebbe confermato la necessità di una profonda rielaborazione del progetto alla luce delle numerose criticità evidenziate dal Ministero dell’Ambiente nel procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale, anche sulla base delle osservazioni presentate dall’Unione Montana e rilanciate dalla Regione. Il progetto, sottolineano gli amministratori, non è quindi approvato e deve ancora affrontare l’intero iter autorizzativo.

 

Un altro elemento contestato riguarda il tema delle compensazioni. Secondo l’Unione Montana, per la tratta Avigliana-Orbassano non esiste alcuna richiesta formale avanzata dai comuni e le uniche compensazioni oggi previste riguardano esclusivamente i territori interessati dalla tratta internazionale. Parlare oggi di “opere di accompagnamento” sulla tratta nazionale, sostengono gli amministratori, significa creare confusione attorno a un progetto del quale non sono ancora state dimostrate né la necessità né l’effettiva utilità.

Il comunicato richiama poi un’altra questione raramente affrontata nel dibattito pubblico: mentre si continua a sostenere la necessità di accelerare una nuova infrastruttura, gli interventi già finanziati sulla linea ferroviaria esistente tra Bussoleno e Avigliana risultano ancora fermi. Si tratta di sette opere di ammodernamento poste sotto la supervisione dello stesso Commissario Mauceri dal 2021 e che, secondo l’Unione Montana, non sono ancora state realizzate.

 

Da qui la richiesta politica avanzata dai Comuni e dall’Unione Montana: ritirare il progetto della Avigliana-Orbassano e destinare le risorse già impegnate al potenziamento del trasporto pubblico locale, a partire dalla metropolitana di Torino, dall’acquisto di nuovi treni e dallo sblocco dei cantieri oggi fermi.

 

Al di là delle dichiarazioni del Commissario, il tema importante che emerge da questa vicenda è un altro. Per l’ennesima volta, e nel giro di poche settimane, amministratori locali tornano a chiedere il ritiro della tratta nazionale Avigliana-Orbassano. Una richiesta che non arriva dal Movimento No Tav, ma dagli stessi enti chiamati a confrontarsi con il progetto, con il suo iter autorizzativo e con le ricadute che avrebbe sul territorio.

A rendere ancora più significativa questa presa di posizione è il contesto in cui avviene. Da una parte la Francia conferma ufficialmente che le proprie tratte di accesso non saranno operative prima del 2045; dall’altra il progetto italiano continua a essere oggetto di osservazioni, richieste di integrazione e contestazioni tecniche, senza aver ancora concluso il proprio percorso autorizzativo. Eppure, invece di rispondere nel merito alle questioni sollevate, il dibattito viene nuovamente spostato sulla necessità di accelerare.

 

È una dinamica che in Valle di Susa si ripete da anni: a ogni criticità emersa sul piano tecnico, economico o trasportistico, la risposta non consiste nel verificare se l’opera abbia ancora le condizioni che ne giustificavano la realizzazione, ma nel ribadire che deve comunque andare avanti. La richiesta avanzata dall’Unione Montana rompe proprio questo schema e pone una domanda molto semplice: quale funzione dovrebbe svolgere una tratta nazionale anche solo pensata in queste condizioni, a dir poco, fantasiose?

 

Per questo la nuova richiesta di ritiro della Avigliana-Orbassano assume un significato che va oltre il singolo progetto. Segnala una sempre maggiore difficoltà nel sostenere la narrazione dell’urgenza e dell’inevitabilità dell’opera. E conferma come, mentre si continua a parlare di nuove infrastrutture miliardarie, restino aperte le questioni che riguardano il trasporto ferroviario esistente e la mobilità quotidiana di chi vive e si sposta sul territorio.

 

Mentre il Governo continua a parlare di accelerazione, la Francia conferma il rinvio della propria tratta, il progetto Avigliana-Orbassano resta in Valutazione di Impatto Ambientale e gli interventi già finanziati sulla linea storica risultano ancora fermi. È dentro questa distanza crescente tra propaganda e realtà che si inserisce la posizione dei Comuni interessati e dell’Unione Montana: non un episodio isolato, ma un ulteriore segnale della crisi di credibilità che continua ad accompagnare il progetto Torino-Lione.