post — 21 Aprile 2026 at 21:02

Alta velocità in Val di Susa: un progetto che continua a dare i numeri / Parte prima: Avigliana

La passeggiata informativa organizzata dal Movimento No Tav ad Avigliana sabato 11 aprile ha dato modo di comprendere la reale consistenza del progetto in essere della linea ferroviaria alta velocità.

La giornata si è focalizzata sul progetto definitivo che RFI (Rete Ferroviaria Italiana) ha presentato per il nuovo tratto ferroviario Avigliana-Rivoli-Rivalta-Orbassano. Proviamo dunque a riordinare le informazioni raccolte basandoci sui numeri che esse contengono, cominciando proprio dai tempi di percorrenza che verrebbero risparmiati relativamente a questo tratto del progetto: ben 73 secondi!

Un elemento, quello dell’ossessione per il tempo, che qui mette in evidenza nella maniera più esasperata e paradossale come nella nostra esistenza odierna prevalga una concezione che ripone un’attenzione e un’importanza primarie a velocità, frenesia e fretta senza drammaticamente considerarne gli effetti, stabilire dei limiti e valutarne le conseguenze sotto gli aspetti più disparati.

A questi 73 secondi fanno infatti da contraltare altri numeri da capogiro quali ad esempio 1 milione e 200 mila metri quadri di suolo che verrebbe occupato tra espropri definitivi e cantieri “flessibili e temporanei”. Oppure l’altezza di 8 metri delle barriere antirumore (realizzate metà in calcestruzzo e metà con altro materiale da definirsi per attenuarne il grigiore) che intuberanno la ferrovia in paese, quasi ci si vergognasse di mostrarne il risultato finale: una sorta di tubo grigio-azzurrino “vedo non vedo” calato tra lo sfondo di montagne e boschi.

Ma anche il numero di cantieri all’interno di Avigliana non è un dato da sottovalutare: un paese che per anni vedrebbe occupata praticamente ogni sua zona non edificata lungo il tragitto ferroviario e non solo, con cantieri che andrebbero dagli 8.500 ai 35 mila metri quadrati, fino ai 90 mila metri quadrati del cantiere operativo. Non sarebbero inoltre al momento quantificabili i milioni di litri di acqua drenati, deviati o di cui si perderebbero le tracce per lo scavo delle gallerie sotto falda, che partirebbero dall’estremità del paese verso Rivoli. Paiono invece quantificabili eccome i costi per il ripristino di 7 campi pozzi con cui gli scavi andrebbero a interferire e per i cui lavori SMAT ha stimato un costo di 52 milioni di euro in conferenza dei servizi: praticamente più di 770 mila euro (solo relativamente al tema acqua!) per ogni secondo di tempo risparmiato dal treno.

Resta però il fatto che il progetto, forse per compensare questi numeri impietosi, orgogliosamente prevede (però solo sulla carta) un passaggio di treni dalla stazione di Avigliana da fare quasi invidia a una metropolitana cittadina, con una frequenza di 15 minuti!

A tutto questo si aggiungono la demolizione di edifici per allargamento del sedime ferroviario, la cancellazione di sottopassi, una viabilità modificata per anni e il quadro della situazione pare evidente. Manca giusto un ultimo numero, quello relativo ai soldi. Usando l’espressione “per anni” non si vuole essere generici ma si intende proprio descrivere l’incertezza legata ai finanziamenti che dovrebbero fare avanzare l’opera. E non si tratta di sfiducia, è pura constatazione dei fatti.

Potremmo, con un commento finale, sbilanciarci nel dire che in fondo 73 secondi valgono ben qualche disservizio di tipo ambientale-sociale-economico, sicuramente non secondo noi.

Riportiamo di seguito gli interventi più importanti effettuati da Alberto Poggio ingegnere della commissione tecnica tav unione montana Valle di Susa, Roberto Vela ingegnere commissione tecnica tav unione montana Valle di Susa e Maurizio Piccione attivista no tav da trent’anni che inquadrano nel dettaglio gli elementi introdotti fin qui.

Per partecipare alle prossime iniziative si può seguire la pagina di Assemblea Bassa Valle, chi vuole avere notizie aggiornate si può mandare un messaggio alla pagina e così iscriversi alla mail list oppure il sito notav.info

Introduzione alla passeggiata relativamente allo stato dell’arte del progetto TAV.

Tombino del collettore fognario Smat antistante la stazione, segnalato dalle osservazioni presentate al progetto.

Il tracciato ferroviario in Avigliana non comparirà più come in foto ma verrà “intubato” a mezzo di barriere antirumore alte 8 metri che arriveranno al secondo piano delle case.

Parte degli edifici da demolire per l’allargamento del sedime ferroviario e la ristrutturazione di tutto il parco merci ferroviario. Gli espropri verrebbero ad acquisire una natura anomala vista la mancanza di fondi strutturale del progetto; passati i sei mesi infatti verrebbe a decadere il principio di “pubblica utilità”, nonostante ciò l’esproprio rimarrebbe valido, con le chiare conseguenze per i proprietari.

I cantieri occuperebbero le aree abitate di Avigliana. Oltre ai disagi causati dalle modifiche alla viabilità e accessibilità a punti strategici del paese, si porrebbe il problema per cui molte delle lavorazioni dovrebbero essere effettuate in orario notturno, in interruzione di esercizio della ferrovia.

Nella foto lo spiazzo di circa 3 mila metri quadrati che servirebbe da cantiere di servizio presso la linea ferroviaria. Nel territorio di Avigliana le aree destinate a cantiere supererebbero i 90 mila metri quadrati. Proprio qui il movimento No Tav ha intenzione di installare un’area di presidio di prossima costruzione.

Altro cantiere che fungerebbe da area di stoccaggio a ridosso del cimitero: ogni luogo è utile per un cantiere.

Concetto di “cantiere flessibile”: l’appaltatore ha ampia libertà di modificare le aree di cantiere, come indicato da progetto.

Il cantiere operativo di 35 mila metri quadrati dove sbucherebbero le due gallerie provenienti dalla collina morenica: lughe 8,2 chilometri ciascuna, larghe 11 metri.

Una delle opere preliminari alla realizzazione del progetto: il canale irriguo che dovrebbe essere spostato a monte. Nel cantiere operativo avverrebbe il recupero e lo smontaggio delle frese.

La “bufala” di un treno ogni 15 minuti ad Avigliana nasce nel 2008 dall’Osservatorio Torino-Lione e vorrebbe giustificare il progetto alta velocità. Essendo un’idea irrealizzabile tecnicamente ed economicamente (e che avrebbe comunque poco senso) non aumenterà il passaggio giornaliero di treni sulla linea oltre quello che la stessa esistente potrebbe arrivare a portare: 300.

La bellezza del paesaggio valsusino e la lotta per ottenere il piano B

Da Confluenza