documenti, post — 12 Luglio 2020 at 10:42

Francia: il TAV è una catastrofe per le fonti d’acqua

Al di là della frontiera, l tunnel della seconda Torino-Lione è una catastrofe per le fonti d’acqua. Fontane di villaggi che smettono di zampillare, paura per l’approvvigionamento di acqua potabile e trasformazioni irreversibili delle fonti in montagna… le conseguenze idrogeologiche della costruzione del tunnel ferroviario Lione-Torino preoccupano gli abitanti e gli ambientalisti. Traduzione di un articolo del portale ecologista francese https://reporterre.net/

A una decina di chilometri dalla frontiera italiana, il villaggio di Villarodin-Pourget è uno dei più colpiti dalla costruzione del tunnel Lione-Torino. Il progetto iniziato negli anni ’90, che ha l’obiettivo di collegare la regione Auvernie-Rhône-Alpes alla regione limitrofa italiana attraverso una linea ferroviaria ad alta velocità che passa per la valle della Maurienne. La sezione transfrontaliera del progetto, che comprende un tunnel di 57,5km, è finanziata per il 40% dall’Unione Europea per un costo totale di 8,6 miliardi di euro, la Francia e l’Italia coprono il 60% restante. Il progetto è presentato come ecologico, perché dovrebbe ridurre di all’incirca 3 milioni di tonnellate di C02 all’anno e le emissioni di gas a effetto serra, trasferendo milioni di camion dalla strada alla ferrovia. Ma fa ugualmente polemica: è stato respinto a due riprese dalla corte dei conti e deve fare fronte da una forte opposizione sul lato italiano.

Trent’anni dopo l’inizio del progetto meno del 20% delle gallerie è stato scavato, 30km sul momento sui 160km di cui 4km sotto il comune di Villarodin-Bourget. In questo villaggio della Savoia, il cantiere di Telt, il promotore pubblico incaricato dei lavori del tunnel euroalpino, ha ridisegnato gli argini dell’Arc, il fiume che serpeggia al fondo della valle. Delle strade sono state tracciate per permettere l’accesso di mezzi di lavoro e per scavare un tunnel geognostico la cui entrata si situa sulla riva destra. I lavori legati a questa galleria di 4km sono terminati dal 2007, ma le loro conseguenze sulle fonti d’acqua alimentano ancora oggi le conversazioni tra gli abitanti del luogo. “Il tunnel è stato scavato solamente 50m sotto le abitazioni”, spiega Philippe Delhomme vicesindaco del comune del 2008 al 2020 “Dall’inizio dei lavori, nel 2002, le fontane del villaggio hanno smesso di funzionare. È un fenomeno conosciuto perché nel momento in cui si scava la montagna il percorso dell’acqua, che si infiltra naturalmente lungo alcune falde, è deviato. Le fonti sono dunque risucchiate dal tunnel che diventa il nuovo luogo in cui l’acqua defluisce. Questo ha per forza di cose impattato anche sulla popolazione dato che l’acqua è una risorsa vitale”. Un’inquietudine che ha condotto il sindaco dell’epoca, Henrie Ratel, ad allertare il prefetto della Savoia: “Siamo obbligati a farvi parte di una situazione preoccupante che riguarda il prosciugamento del bacino del nostro comune causa dei lavori di carotaggio della galleria di ricognizione del progetto Lione-Torino ferroviario (LTF)” scriveva in una lettera datata Marzo 2003 in cui chiedeva che l’acqua potabile intercettata dal tunnel fosse integrata nella rete comunale. Un’allerta anticipata dal promotore che ha reagito rapidamente: “Il prosciugamento delle fonti d’acqua era previsto”, afferma Xavier Darmendrail, direttore territoriale di Telt. “A Villarodin-Pourget, era addirittura evidente che delle fonti sarebbero state intaccate poiché è stato scavato solamente 50m sotto il villaggio. Delle misure di compensazione sono state rapidamente messe in campo pagate da LTF il precedente promotore: le fontane sono state collegate alla rete di acqua potabile e un aiuto finanziario è stato apportato al comune per rinnovare i suoi canali. È stato scelto di attendere la fine del cantiere per valutare il numero di fonti coinvolte prima di mettere in atto una misura compensatoria sostenibile, cosa fatta una volta che la galleria è stata terminata nel 2007”. La soluzione “sostenibile”? Intercettare l’acqua di un torrente a 2.000m di altitudine e costruire un condotto di 5km oltre che una cisterna sotterranea per alimentare il villaggio. In totale queste misure compensatorie sono costate 1,2 milioni di euro secondo Xevier Darmendrail che vanta i meriti di queste nuove infrastrutture “Abbiamo aumentato la capacità dell’acqua del comune di 3 L per secondo e migliorato la rete”. Una pezza che non soddisfa affatto Philippe Delhomme, che è anche co-presidente dell’associazione ambientalista Vivere e Agire in Maurienne (vam): “La fonte intercettata è ai bordi della Vanoise, uno dei parchi nazionali più protetti in Francia! Secondo noi sarebbe stato meno dannoso per l’ambiente pompare l’acqua intercettata dal tunnel”.

Ma l’affare delle fontane di Villarodin-Pourget è solo la punta dell’iceberg. In realtà nel comune sono 10 i punti di acqua che sono stati danneggiati a causa della costruzione del tunnel, di cui 4 completamente prosciugati secondo il rapporto di Telt sui punti d’acqua e i loro rischi di impatto (2017). “Questo studio dice di recensire 51 punti d’acqua al livello del paese” precisa Philippe Delhomme “ma non c’è nessun dato per 22 di questi. Come possono affermare che ci sono solamente 10 punti coinvolti dai lavori?”. La Vam denuncia inoltre una comunicazione ambigua del promotore a riguardo. In una brochure distribuita alla popolazione nel 2018 Telt afferma che “i controlli in prossimità del cantiere non hanno rilevato alcun abbassamento delle fonti. Fino ad ora una sola fonte di acqua è stata toccata dai lavori e ristabilita il giorno dopo a complemento delle misure compensatorie per la collettività e le persone coinvolte”. Intervistato da Reporterre a questo proposito Xavier Darmendrail si difende affermando che “i punti d’acqua toccati erano alimentati dalla stessa fonte”. Sarà un gioco di parole? “Minimizzano le conseguenze per fare tacere la popolazione” protesta Philippe Delhomme.

Ciononostante, Villarodin-Pourget non è il solo comune in cui le fonti d’acqua sono state deteriorate dai lavori. I rapporti del 2017 dimostrano che i comuni di Saint-Martin-Delaporte e Saint-Andrè hanno anch’essi subito l’impatto dei lavori: due punti d’acqua sono stati danneggiati e uno di questi presenta un forte rischio di prosciugamento. Ma non è tutto. Un rapporto europeo un più datato, del 2006, rileva che “LTF ha stimato che i tunnel principali, le gallerie, etc avranno bisogno di un flusso accumulato di acque sotterranee comparabile all’alimentazione in acqua necessaria a una città di circa 1milione di abitanti. Questo influenzerà lo stoccaggio e il movimento delle acque sotterranee e probabilmente anche altri elementi del ciclo idrogeologico. Tali variazioni possono intaccare l’ambiente in generale ma anche certi utilizzi dell’acqua per esempio: la fruizione nelle abitazioni private, i paesi, le città, l’agricoltura e l’irrigazione, la produzione idroelettrica”. A più riprese i militanti della Vam hanno tentato di lanciare l’allarme durante le riunioni pubbliche “La prima volta abbiamo potuto presentare le nostre argomentazioni fondate su dei documenti” racconta Philippe Delhomme “In seguito ci hanno chiuso in faccia la porta delle riunioni. Durante il mio mandato abbiamo depositato numerosi ricorsi contro Telt ma nessuno è stato accolto.. abbiamo delle volte l’impressione di batterci contro i mulini a vento.

Insomma, è tutto l’equilibrio delle acqua sotterranee e dell’ecosistema di una valle che potrebbe essere deturpato se il tunnel verrà costruito. “Ed è una cosa irreversibile!” dice preoccupato Philippe Delhomme. Questi sacrifici valgono la pena? Non per gli oppositori al progetto “dal momento che esiste già una linea ferroviaria adatta al traffico europeo e che non è  sfruttata al massimo delle sue capacità. I promotori della nuova linea dicono che la linea attuale presenta un dislivello (presenta delle salite del 3%) il che causa un dispendio di energie importante per il trasporto di merci. Ma è sufficiente per il traffico attuale. Inoltre se lo stato francese e l’Europa volessero veramente sviluppare il trasporto delle merci sui binari comincerebbero per far applicare questa politica in pianura. Ci parlano di milioni di tonnellate di emissioni di CO2 evitate grazie alla Lione-Torino.. ma questo rapporto costi benefici non tiene in conto gli effetti sull’acqua. Nell’attesa spendiamo denaro pubblico per una grande opera inutile”