agenda — 30 Giugno 2026 at 16:00

L’amour toujours, Lyon-Turin jamais!

Si è conclusa domenica scorsa (28 giugno), la seconda edizione del festival Gare O’ Tunnel (Occhio al Tunnel), un’iniziativa che ha fatto da cassa di risonanza per chi in Francia si oppone alla nuova linea Torino-Lione, ma che ha anche permesso di aggregare tutti quei collettivi francesi che, negli ultimi tre anni, hanno cominciato a parlare seriamente di TAV e a denunciare la devastazione ambientale che la grande opera si porta dietro.

Tanti i momenti divulgativi, ma anche tanti gli spettacoli, i concerti, le attività per piccoli e grandi. Certo, c’era da fare i conti con un caldo veramente torrido, e alla fine è stato proprio il clima a dettare le sue regole: nella serata di sabato, il gruppo organizzatore ha dovuto prendere l’amara decisione di annullare l’ultima giornata del festival per tutelare il benessere delle persone presenti. Una scelta obbligata ma comunque senza il sapore di sconfitta, in quanto presa con l’intenzione di mettere la cura reciproca al di sopra di tutto.

Tenere la concentrazione alta quando fuori fanno più di 40 gradi non è semplice, anche sotto l’ombra dei gazebi e anche con la benevola presenza di volontari e volontarie che giravano per il festival “innaffiando” le persone accaldate con nebulizzatori d’acqua. Eppure, la giornata di sabato – l’unica giornata piena del festival – è riuscita, altroché, ed è stata una preziosissima occasione non solo per conoscersi meglio con i nostri cugini e cugine d’oltralpe, ma anche, soprattutto, di percepire quanto l’opposizione alla nuova linea Torino-Lione si stia allargando ben oltre le vallate alpine della Valsusa e della Maurienne, andando anche al di là delle frontiere stesse che separano la Francia dall’Italia. Fondamentale anche la presenza di un gruppo ben nutrito di interpreti, con tanto di attrezzatura radio al seguito, che ha permesso agli italiani presenti di seguire e partecipare a tutti i momenti di dibattito della giornata.

Il festival si è tenuto a Frontonas, piccola località di campagna nel Nord-Isère, poco distante da Lione. Anche questo territorio, un giorno, potrebbe trovarsi investito dai cantieri della nuova linea ad alta velocità, ma per ora la questione è ancora molto distante dalla vita quotidiana degli abitanti del luogo. Eppure, qualcosa già si muove, e infatti ecco che tra i partecipanti all’assemblea degli abitanti da Torino a Lione troviamo anche due amministratori locali, che ci raccontano di come hanno cominciato a drizzare le antenne da quando SNCF Réseau (equivalente francese della nostra RFI) ha iniziato di recente a tenere le prime consultazioni per sondare il terreno in vista dei futuri progetti per la tratta nazionale.

Portare l’attenzione al TAV qui è tutt’altro che scontato: sembra di essere distanti anni luce dallo scempio di Chiomonte, di St. Jean de Maurienne, di Villarodin-Bourget e degli altri cantieri del progetto TELT. Questa è una regione agricola di primissima qualità, dove il mais non ha neanche bisogno di essere irrigato, per quanta acqua c’è. Ma il consumo di suolo e la cementificazione (che in francese si chiama con il nome alquanto evocativo di “artificialisation”) preoccupano assai a chi tiene al proprio territorio, e la frustrazione di non riuscire a fare breccia nell’indifferenza dei più si fa sentire. La strada sarà lunga, ma uno degli obiettivi del festival è proprio questo: di darci l’occasione di mettere a fuoco i problemi che ci accomunano nonostante le lunghe distanze, e di riflettere insieme, per quanto possibile, su come agire per il bene comune e su come opporsi concretamente al TAV.

Senz’altro uno dei “fil rouge” che denota tutte le realtà presenti al festival è il forte legame con i propri luoghi, legami che nella maggior parte dei casi non sono frutti di automatismi ma sono delle scelte fatte con consapevolezza, un po’ come, da grandi, si comincia a scegliere le amicizie che contano davvero: ce lo spiega Joëlle Zask, filosofa della partecipazione, che durante il suo incontro si fa portavoce del diritto di scegliere i legami che stabiliamo con i luoghi, e come coltivarli negli anni e lungo l’alternarsi delle strategiche stagioni. Per Zask, amare i luoghi dove ci sentiamo di appartenere non può mai essere equiparata a una presa di campo reazionaria, soprattutto di fronte allo svuotamento di senso che vivono tanti luoghi oggi condannati a diventare zone di sacrificio.

A tal proposito, uno dei momenti più partecipati e sentiti del festival è stato senz’altro il momento dedicato alla condivisione di testimonianze di coloro che sono toccati e toccate in prima persona dai lavori per la nuova linea. Queste testimonianze, raccolte durante un lavoro di video-reportage che ha percorso l’intero futuro tracciato da Lione fino a Torino, hanno dato voce alla preoccupazione e l’incertezza di chi deve fare i conti con i cantieri all’orizzonte, ma anche alla determinazione di opporsi e di vedere il progetto annullato una volta per tutte. Sul palco, in conclusione, tre abitanti della Maurienne hanno portato aggiornamenti, raccontando delle difficoltà che stanno avendo le talpe in funzione (notizie ottenute dagli operai stessi e rigorosamente taciute da TELT), ma anche delle difficoltà dei paesi che – in qualche maniera – stanno cambiando per il peggio da quando sono arrivate tutte le ditte impegnate nel TAV, e, non per ultimo, dei danni permanenti e catastrofici che i lavori di scavo stanno causando all’acqua sotterranea della Val Maurienne.

L’ultimo “fil rouge” che unisce i nostri luoghi è proprio lei, l’acqua, e per esteso tutto l’ecosistema-terra che mai più che in questi giorni sentiamo così fragile e al collasso. Quell’acqua che dà nutrimento e vita ai campi di mais del Nord-Isère, ma anche l’acqua che permette alle montagne di sopravvivere e che rischia di essere compromessa in maniera irreversibile a causa dei lavori di scavo, dell’inquinamento da PFAS e dei cambiamenti climatici.

Il programma della domenica – come accennato prima – è stato annullato, fondamentalmente per non rischiare danni alla salute di chi era presente. Ma per fortuna una parte del programma si è salvato, nello specifico uno spettacolo di clown con intermezzi di musica all’arpa, che ha messo in scena con disperata ironia le emozioni contrastanti di chi sceglie di viversi l’emergenza climatica a occhi aperti, senza rifugiarsi in soluzioni di comodo, e che non può non rendersi conto della fragilità dell’ambiente e delle decisioni scellerate di chi la distrugge. E l’arpa, che con la sua forma sembra quasi ricordare il profilo di una montagna, le sue note come una sorgente d’acqua fresca, per un breve momento ci salva dalla canicola.

Il festival Gare O’Tunnel è stato un vero tour de force, e non solo per il caldo soffocante: già solo trovare il terreno è stata un’impresa, tant’è che prima di arrivare a Frontonas il gruppo organizzatore aveva già preso accordi con altri due comuni della Savoia, salvo poi essere bloccati da ordinanze prefettizie che hanno vietato l’evento per ben due volte, citando motivazioni che erano evidentemente farlocche. E quindi la ricerca è continuata fino a portarli a Frontonas, sul terreno di agricoltori solidali che già in una precedente occasione avevano concesso l’utilizzo del loro terreno per un carnevale No TAV organizzato dai collettivi francesi. Due le conclusioni: una è che le ragioni del No al TAV si stanno facendo strada – piano piano, ma con decisione – in territori che fino all’altro ieri non ne avevano mai neanche sentito parlare, e l’altra è che questa cosa dà fastidio a chi vuole portare avanti la grande opera. Avanti così, sperando di ritrovarci presto al di qua o al di là delle montagne.

E allora: L’amour toujours, Lyon-Turin jamais!