post — 27 Giugno 2026 at 11:02

DAL NUCLEARE AL TAV: ITALIA E FRANCIA RAFFORZANO L’ASSE, MA SALVINI RESTA FUORI DALLA FOTO DI FAMIGLIA

Il vertice intergovernativo tra Italia e Francia, riunito ad Antibes a quasi cinque anni dalla firma del Trattato del Quirinale, segna un nuovo passo nel rafforzamento della cooperazione tra i due governi su una serie di dossier considerati “strategici”: difesa, energia, aerospazio e grandi infrastrutture. Tra queste compare, ancora una volta, la Torino-Lione, inserita nel pacchetto di accordi insieme alla linea Marsiglia-Genova, al traforo del Frejus e al tunnel del Colle di Tenda.

L’incontro tra Meloni ed Macron arriva dopo anni di rapporti altalenanti tra Roma e Parigi. Ma al di là della retorica sul ritrovato dialogo tra i due governi, il vertice conferma una convergenza politica sempre più marcata attorno agli assi portanti delle politiche europee: aumento delle spese militari, rafforzamento dell’industria della difesa, rilancio del nucleare e accelerazione delle grandi opere infrastrutturali. Un’agenda nella quale la Torino-Lione continua a occupare un posto centrale, non tanto come risposta ai bisogni di mobilità dei territori, quanto come tassello di una strategia economica e geopolitica che privilegia gli interessi industriali e militari.

Non è un caso che, accanto agli accordi sulla Torino-Lione, i due governi abbiano sottoscritto una road map sulla cooperazione militare per il periodo 2026-2031, rilanciato la collaborazione industriale nel settore della difesa e annunciato nuovi impegni nel campo del nucleare civile, compresi i mini reattori modulari. Lo stesso Macron ha rivendicato la necessità di rafforzare l’indipendenza energetica europea attraverso l’energia nucleare, mentre Meloni ha confermato la volontà del governo italiano di proseguire lungo il percorso di rilancio dell’atomo.

Non si tratta quindi di accordi settoriali o di semplici intese tecniche, ma della definizione di una strategia comune che individua nel riarmo europeo, nel consolidamento dell’industria militare, nel rilancio del nucleare e nello sviluppo delle grandi infrastrutture gli strumenti attraverso cui ridefinire il ruolo economico e geopolitico dei due Paesi. Una strategia che si inserisce nel più ampio processo di aumento delle spese militari promosso a livello europeo e NATO e che lega sempre più strettamente le politiche industriali alle esigenze della difesa. Le grandi opere non vengono così concepite come risposta ai bisogni delle comunità, ma come infrastrutture funzionali a una nuova economia di guerra, nella quale logistica, mobilità, produzione energetica e industria militare diventano elementi di un unico disegno politico. In questo quadro anche il rilancio del nucleare assume un significato preciso: più che una risposta alla crisi climatica, viene proposto come strumento per garantire continuità energetica ai grandi sistemi produttivi, nonostante continui a porre enormi interrogativi sul piano dei costi, dei tempi di realizzazione, della gestione delle scorie e della sicurezza. Una scelta che difficilmente può essere presentata come soluzione alla cosiddetta transizione ecologica, ma che appare invece coerente con un modello di sviluppo fortemente energivoro, centralizzato e dipendente da ingenti investimenti pubblici. Tra i documenti firmati figura inoltre una dichiarazione d’intenti sul progetto Bromo, la joint venture tra Leonardo, Airbus e Thales destinata a rafforzare la cooperazione europea nel settore aerospaziale.

A margine del vertice, la delegazione italo-francese ha visitato anche lo stabilimento Thales Alenia Space di Cannes, uno dei simboli più evidenti dell’integrazione industriale tra i due Paesi nel campo dell’aerospazio e della difesa. Anche in questo caso emerge con chiarezza come le filiere della difesa, dell’aerospazio e delle grandi infrastrutture non vengano più trattate come comparti separati, ma come un unico sistema strategico integrato, costruito attorno a una precisa scelta politica europea: quella di rafforzare la competitività industriale attraverso il riarmo e l’espansione dei settori legati alla sicurezza e alla proiezione militare.

La collaborazione tra Leonardo, Airbus e Thales rappresenta in questo senso uno degli snodi principali della costruzione di una vera e propria industria della difesa europea, in cui la produzione tecnologica civile e quella militare risultano sempre più interconnesse e difficilmente distinguibili. Non si tratta semplicemente di cooperazione industriale, ma della progressiva istituzionalizzazione di un modello economico in cui gli investimenti pubblici vengono orientati verso grandi gruppi transnazionali che operano stabilmente nei settori dual use, cioè a uso sia civile che militare, con una crescente centralità delle logiche di sicurezza e difesa nelle politiche industriali europee. In questo quadro, il ruolo di Leonardo Spa assume un peso particolarmente rilevante. Il gruppo, partecipato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano, è uno dei principali attori del comparto militare europeo e uno dei beneficiari diretti dell’attuale fase di rilancio delle spese per la difesa a livello UE e NATO.

La Torino-Lione viene così nuovamente collocata all’interno di una strategia che lega infrastrutture, industria militare, politiche energetiche e interessi dei grandi gruppi industriali. Un quadro ben diverso dalla narrazione che continua a presentare l’opera come un semplice collegamento ferroviario o un intervento per la mobilità. Ancora una volta l’opera viene inserita in una visione che considera il territorio esclusivamente come piattaforma logistica e corridoio strategico, relegando in secondo piano qualsiasi valutazione sulle reali esigenze delle comunità locali. Tra gli accordi annunciati non compare alcun riferimento agli impatti sociali, ambientali ed economici che i cantieri continuano a produrre nei territori attraversati dall’opera. Nessun accenno alle contestazioni che da oltre trent’anni accompagnano il progetto, alla crescente militarizzazione dei cantieri né alle pesanti ricadute che i lavori stanno determinando in Valle di Susa. Ancora una volta il territorio viene ridotto a semplice spazio di attraversamento funzionale alle strategie industriali e geopolitiche dei due governi, mentre le ragioni di chi quell’opera la contesta vengono completamente rimosse dal dibattito istituzionale.

Fa ridere, ma anche riflettere, l’assenza del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Pur avendo trasformato la Torino-Lione in uno dei principali cavalli di battaglia della propria propaganda politica, il leader leghista ha scelto di non partecipare proprio al vertice in cui Italia e Francia hanno formalizzato i nuovi impegni sull’opera. Al suo posto è stato inviato il viceministro Edoardo Rixi, mentre Salvini, era a Roma per la presentazione di una moneta celebrativa dedicata agli ottant’anni della Vespa (ma sul serio?). Una scelta che assume inevitabilmente un valore politico: da sempre Salvini ha rivendicato la Torino-Lione e il Ponte sullo Stretto come simboli della propria azione di governo, utilizzandole come terreno di scontro con gli oppositori. Eppure, nel momento in cui il progetto viene rilanciato all’interno di un più ampio accordo strategico tra Roma e Parigi, il ministro preferisce non comparire nella foto di famiglia. Il leader leghista evita un appuntamento nel quale avrebbe dovuto condividere il palco con quel Macron che per anni ha indicato come bersaglio delle proprie invettive. Un’ assenza che stride con l’incessante retorica sulle grandi opere, il che racconta, più delle roboanti dichiarazioni, il carattere prevalentemente propagandistico con cui la Torino-Lione viene utilizzata nel dibattito politico italiano: indispensabile per slogan e conferenze stampa, molto meno quando si tratta di assumersi la responsabilità politica delle scelte compiute davanti al governo francese.