lavoro&lavoro, post — 8 Maggio 2026 at 15:38

TELT, obiettivo “sicurezza”

Mentre Telt e la stampa favorevole all’opera rilanciano “Mission-S”, programma che ha “l’obiettivo di garantire la massima sicurezza delle persone e contrastare l’incidentalità” nei cantieri della Torino-Lione, sul versante francese si sommano incidenti mortali e retorica aziendale.

In questi giorni, infatti, su alcuni giornali locali, è stato dato ampio spazio a questo programma presentato come un modello innovativo per la sicurezza sul lavoro. Nel materiale diffuso dall’azienda si parla di “responsabilità condivisa”, “rigore”, “innovazione” e addirittura “cura” ma soprattutto di un fine ultimo dichiarato apertamente: ridurre al minimo gli incidenti fino ad arrivare alla “mortalità zero”.

Una comunicazione costruita con attenzione e nei minimi particolari, che insiste sull’immagine di cantieri tecnologicamente avanzati, controllati in ogni dettaglio e inseriti in un discorso in cui, purtroppo, la distanza tra la narrazione ufficiale e la realtà resta abissale.

Basta guardare a quanto accaduto negli ultimi anni sul lato francese della Torino-Lione per capire quanto questa propaganda cozzi con ciò che succede concretamente all’interno delle aree di lavoro legate alla realizzazione della linea ad alta velocità.

Nel novembre 2023 un operaio di 31 anni è morto nel cantiere di Saint-Martin-la-Porte, in Maurienne. L’incidente è avvenuto all’interno della piattaforma di cantiere e sulla vicenda era stata aperta un’inchiesta. Solo pochi mesi prima, nel luglio dello stesso anno, un altro lavoratore di 51 anni aveva perso la vita in un cantiere collegato ai lavori ferroviari in Francia.

Poi ancora, nel maggio 2024, un ingegnere impegnato nei lavori del tunnel di base a Saint-Julien-Montdenis è morto dopo un incidente avvenuto in galleria. Per i media locali si trattava della terza morte sul lavoro in meno di un anno nei cantieri collegati alla Torino-Lione sul versante francese.

Morti che raramente trovano spazio nel racconto celebrativo dell’opera. Eppure, dovrebbero essere centrali ogni volta che Telt parla di “eccellenza”, “innovazione” e “sicurezza”. Perché dietro le brochure patinate e i video promozionali resta un dato semplice: i cantieri della Torino-Lione continuano ad essere luoghi ad alto rischio, dove si lavora in condizioni estremamente pericolose, in un sistema di appalti e subappalti sempre più esteso.

Non sorprende allora che la comunicazione aziendale punti tutto sulla costruzione di un’immagine rassicurante. “Mission-S” sembra rispondere soprattutto a questa esigenza: gestire il consenso attorno a un’opera sempre più contestata e normalizzare un modello industriale che continua a produrre devastazione ambientale, militarizzazione dei territori e sfruttamento del lavoro.

Intanto i cantieri continuano ad avanzare tra propaganda, passerelle istituzionali e costi fuori controllo. Ma dietro la retorica del progresso resta quello che da anni le comunità delle valli denunciano con chiarezza: la Torino-Lione è un’opera che consuma territori, divora risorse pubbliche e scarica le proprie conseguenze, non solo sulle regioni che attraversa, ma anche su chi nei cantieri lavora ogni giorno.
Perché mentre Telt parla di “eccellenza” e “mortalità zero”, in Francia si continua a morire. E ogni disgrazia racconta molto più della realtà dei cantieri che non le campagne edulcorate costruite per vendere l’ennesima grande opera inutile.