Cresce la consapevolezza e la volontà di fare chiarezza sul prezzo che la valle di Susa (e, in particolare, la bassa valle, in questo caso) dovrebbe pagare per la grande opera inutile.
Sabato pomeriggio oltre 100 persone hanno preso parte alla passeggiata informativa per le strade di Avigliana dove, con le spiegazioni dei tecnici Poggio e Vela, si è cercato di fare chiarezza in merito a quanto riportato nei raffazzonati progetti dei proponenti dell’opera.
Dopo le spiegazioni in merito a cosa accadrà alla stazione di Avigliana, ci si è spostati su Corso Torino. Alle persone che camminavano si sono aggiunti alcuni residenti, affacciati alle finestre delle loro case e sui balconi.
Espropriare, che sia un’abitazione o un’attività commerciale, significa rubare una storia fatta di persone, di sacrifici e amore, di un futuro che si è cercato di costruire nella propria terra. Oltre a questo, è però necessario comprendere il disagio di tuttə coloro che, pur non essendo soggettə ad espropri, vivranno per anni (e abbiamo imparato a conoscere la veridicità dei loro cronoprogrammi) nel disagio e tra le polveri di un cantiere frequentato, nella sola zona di Avigliana, da più di 90 mezzi pesanti al giorno, con i conseguenti rischi sanitari e ambientali.
La passeggiata si è poi mossa su Via Don Balbiano dove, oltre alle puntuali spiegazioni tecniche, è stato individuato il luogo del futuro presidio, spazio di condivisione, lotta, convivialità e comunità che porterà colore nel cupo grigiore dei piani di RFI (le cui aree di cantiere individuate non lasciano tregua nemmeno ai poveri defunti sepolti nel cimitero di Avigliana).
Arrivatə poi in Strada Antica di Francia, abbiamo camminato in un luogo incontaminato, uno degli ultimi in questa porzione di valle. Prati, alberi e animali, un ecosistema complesso, a ricordarci che il mondo è plurale, non meramente antropocentrico.
Si è giunti poi fino all’azienda agricola “La Praglia”, dove siamo statə calorosamente accolti dai proprietari, che ci hanno ringraziato per la solidarietà, condiviso le loro paure e ribadito la volontà di costruire tuttə insieme una resistenza trasversale. Dopo un ultimo sopralluogo accanto alla RSA Villa San Tommaso (nel comune di Buttigliera Alta), che si troverà nel bel mezzo di un’area fortemente impattata, si è ripresa la strada del ritorno.
Attualmente su questa ferrovia (la cui capacità è di 290 treni al giorno) transitano giornalmente 76 treni SFM3, 10 merci e 10 ad alta velocità (totale 96, circa il 30% del suo potenziale). Nel progetto di RFI (che motiva l’esigenza di questa gigantesca opera) si passerebbe a 144 SFM3, 172 merci e 22 ad alta velocità, per un totale di 338 treni al giorno. In un mondo in decrescita continua, dove vengono tagliati costantemente servizi primari (sanità, istruzione e mobilità), si continua a sperare di lucrare su un’opera vecchia, inutile e infiltrata da malavita. Ma la Valsusa non ci sta.
Durante tutta la passeggiata continuavano a sventolare le nostre bandiere, perché qui la partita non è finita, anzi, è appena iniziata.
Prossimo appuntamento: domenica 19 aprile a Rivoli, in Piazza Cavallero, alle 14:30, per vedere cosa potrebbe accadere nella zona di Rivoli/Rivalta.








