top — 16 aprile 2012 at 14:29

RIPARTIAMO DALLA VAL CLAREA MONITORAGGIO E LEZIONI “Il sapere non è fatto per comprendere, ma per prendere posizione.” (M. Foucault)

E’ partito il cantiere e come per ogni cantiere che si rispetti per prima cosa si devasta la natura. La CMC non è arrivata, in compenso però gli operai delle ditte assoldate per la preparazione del fortino si stanno prodigando nell’abbattere gli alberi e sbancare il terreno. In questa nuova fase in cui il cantiere si sta concretizzando serve essere in Clarea, immediatamente a ridosso delle reti, prendere le misure dell’apparato per poter rispondere, ripartire e ostacolare al meglio la prosecuzione dei lavori. Dobbiamo capire in questi primi giorni come si è strutturato questo apparato di distruzione, raccogliere le forze e le idee. Dobbiamo farlo insieme e sul fronte di questo problema. Ci è sembrata quindi ottima l’idea di iniziare il monitoraggio con degli impegni culturali che sappiano dare corpo e spazio alla nostra presenza. Alcuni docenti universitari e non, si sono offerti per stimolare alcuni dibattitti interessanti da qui a venerdì 20 aprile, durante le ore lavorative quando presumiamo che il cantiere sarà in funzione. Ecco quindi un breve calendario di iniziative a partire da domani martedì 17 aprile, di seguito l’appello di questa presa di posizione.

per le lezioni partenza ore 9.00 dal campo sportivo di Giaglione e inizio in Clarea alla ore 10.00.

Martedì 17 aprile Pierluigi Richetto: la filosofia e la natura

Mercoledì 18 aprile Nicoletta Dosio: Leopardi e la Ginestra, natura e società in Leopardi

Giovedì 19 aprile Massimo Zucchetti: Protezione dalle radiazioni, materiali pericolosi, cantieri, quando l’uomo incontra i materiali radioattivi nei luoghi di lavoro

Venerdì 20 aprile Ugo Mattei: Grandi Opere, legalità e beni comuni

“Il sapere non è fatto per comprendere, ma per prendere posizione.” (M. Foucault)

Una delle peggiori violenze che i no tav hanno dovuto subire consiste nell’essere stati rappresentati, dai media ufficiali e dai politici, come un branco di ignoranti, incolti, arretrati, incapaci di apprezzare le meraviglie del progresso e della scienza.
In questa rappresentazione è implicito un messaggio: che il Sapere, con la S maiuscola, l’unico sapere possibile, è altrove, appannaggio esclusivo dei professori al governo, naturalmente incorporato nei consigli d’amministrazione delle aziende e nei centri analisi delle banche. Sulla base di questa arrogante certezza i fautori dello sviluppo lacrime e sangue hanno deliberatamente ignorato per anni le documentate e approfondite ragioni dei notav, le decine di pubblicazioni in cui queste sono esposte, le centinaia di studiosi, tecnici, docenti che si sono spesi per spiegare da ogni punto di vista perché l’Alta Velocità in val di Susa sia un progetto inutile e dannoso.

Noi sappiamo che non esiste un sapere unico, omogeneo, e men che meno neutrale. Sappiamo invece, per averlo provato sulla nostra pelle, che qualsiasi sapere è sempre un sapere di parte: e a questo mondo c’è il sapere che si mette a disposizione per costruire armi e inventare progetti che devastano i territori, e c’è il sapere che si impegna per difendere il nostro patrimonio ambientale e culturale e la vita delle persone. Il sapere non è al servizio del potere o contro il potere, ma è sempre già potere in sé, ed è un potere fortissimo: può aiutare le persone a interpretare il mondo intorno, a capirsi e a vivere meglio insieme, dare a chi è più debole gli strumenti per migliorare la propria condizione; oppure può essere usato per ingannare, mistificare, giustificare i soprusi. La scelta di come usare questo sapere/potere, le proprie conoscenze e capacità sta a ciascuno, ed è una scelta di campo
La lotta notav si è sviluppata in questi anni non solo nei cortei e sulle barricate, ma anche attraverso un lavoro accuratissimo di documentazione e studio dei progetti e del territorio, che ha coinvolto insieme agli accademici anche moltissime persone prima lontane da attività di ricerca che si sono impegnate spinte dall’amore per la propria terra, facendo crescere e diffondendo una consapevolezza collettiva non solo politica, ma anche tecnica, di livello altissimo. Se il movimento notav è così unito è anche grazie a questa cultura comune costruita condividendo conoscenze e capacità.
Purtroppo “la forza delle ragioni” non è sempre sufficiente contro l’attacco di un apparato che è tanto violento quanto ottuso, ma in questi anni di lotta abbiamo imparato che il sapere è un’arma, tra le più potenti, e che deve essere usata nel modo giusto..
Questo è un momento cruciale per la lotta notav: i devastatori, dopo aver occupato militarmente ed espropriato i terreni della val clarea, ora intendono portarvi camion, ruspe, trivelle e tutto il resto della macchina di distruzione, per dimostrare ai media che il cantiere partirà, che noi abbiamo perso. Noi impediremo questo con tutte le nostre forze, ma abbiamo anche bisogno di tutti i nostri alleati e di tutto il nostro “arsenale”.
Per questo chiediamo a tutti gli studiosi, i ricercatori, i docenti che ci sono stati accanto in questi anni, aiutandoci con il loro lavoro a rendere più forte il nostro movimento, di stare al nostro fianco ancora una volta: scrivendo, pubblicando, partecipando a dibattiti e conferenze, ma anche essendo presenti fisicamente. Nei giorni in cui dovrebbero iniziare i lavori, da lunedì 16, i notav presidieranno costantemente l’area del cantiere: avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza collettiva e delle migliori idee. Per questo vi chiediamo di supportarci in quei giorni, e con un contributo specifico: tenere delle lezioni per i notav in val Clarea, proprio davanti a quelle reti che proteggono una vergogna. L’interesse degli argomenti sosterrà il morale di chi sarà lì a combattere in prima fila, ma soprattutto servirà a ricordare a chi si nasconde lì dentro, ai “tecnici” con la scortare militare, qual’è lo scempio che stanno facendo, quante sono le nostre ragioni e quanto importanti. C’è un sapere che aiuta la vita, e un sapere che produce solo profitti e morte; da che parte stare, noi lo sappiamo.