post — 15 maggio 2013 at 21:21

TAV, un altro tassello verso la fine: inizia l’iter per l’abrogazione

Inizia oggi in parlamento l’iter per abolire il TAV Torino Lione. Questa mattina i parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno presentato al Senato e alla Camera il disegno di legge per abrogare il TAV Torino-Lione.

E il desiderio di milioni di italiani diventa una cosa maledettamente seria…

Come si farà?

Votando l’abrogazione dell’accordo ‘intergovernativo’ fra Francia e Italia del 2001, siglato a Torino con poliziotti armati che chiudevano i manifestanti in un recinto come bestie.

Con quell’accordo alcuni ministri, Bersani e Amato per l’Italia, si presero la responsabilità di impegnare l’Italia a costruire un’ulteriore linea ferroviaria in barba ai dati di traffico già allora in calo sulla linea storica.

Oggi, undici anni dopo (e milioni di tonnellate di merci in meno), parte la procedura legislativa per annullare quell’accordo, ratificato dal Parlamento nel 2002, legge n. 228, ministro giustizia Castelli, presidente consiglio Berlusconi.

Il disegno di legge è basato su un motivo semplice: si annulla il progetto perché non si è verificata la condizione che aveva dato luogo all’Accordo del 2001, ovverosia un tale aumento dei traffici Italia-Francia da rendere satura la capacità della linea storica. L’articolo 1 diceva: l’“… entrata in servizio dovrebbe aver luogo alla data di saturazione delle opere esistenti”.

Anche in Francia nel corso del dibattito parlamentare che precedette la ratifica (seduta del 13.2.2002, pag. 1366), si dichiarò in modo lapidario che: “la saturazione della linea è precondizione indispensabile”.

 

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No traffici? No linea.

Tra l’altro, sfortunati i pochi si tav! Non solo i traffici non sono aumentati, ma è andata al contrario: più passavano gli anni, meno ce n’erano sulla linea esistente (capacità: 20 milioni di tonnellate di merci all’anno).

2003: 9,7 milioni di tonnellate di merci e 1,5 milioni di passeggeri

2010: 2,4 milioni di tonnellate di merci (-75%) e 700 mila passeggeri (-53%)

2012: 1,9 milioni di tonnellate di merci.

Insomma, attorno al 10% delle potenzialità…

Inciso: i magistrati della Procura di Torino, è molto curioso, in tutti questi anni ci hanno dato dentro a indagare centinaia di no tav che si oppongono ad una cosa che non è solo inutile, ma che è anche illegale perché è contraria ai requisiti di legge fissati dai due parlamenti promotori… e  non si sono mai occupati di indagare come mai c’è gente che continua a proporre quella cosa illegale, e a far spendere soldi pubblici di cantieri geognostici. E’ interessante, no? Muovere Digos e Carabinieri per porto non autorizzato di una fionda…e nemmeno un dito per un’evidente truffa ai danni dello Stato e dell’UE da 20 miliardi di euro.

Ma va beh.

Torniamo al disegno di legge. Oggi i parlamentari del M5S non hanno fatto altro che portare in aula la realtà storica dell’assenza di motivo di una nuova linea e – fatto non trascurabile – portano in parlamento uno dei motivi per cui sono stati votati da milioni di persone che non vogliono sprechi, inutilità, truffe. Milioni di persone che non vogliono il TAV e che li hanno votati per questo.

il dibattito parlamentare metterà di fronte la massa dei contro e il gruppetto dei ‘pro’.

Chi dice no arriverà in aula con motivazioni e documenti in mano raccolti in decenni di esperienza del Movimento: non c’è saturazione, non c’è la ragione giuridica di procedere. I traffici calano, sia nelle merci che nei passeggeri. Sia in Italia che in Francia. Sia con la linea storica non ammodernata che con la linea storia migliorata. Perché il mondo è cambiato e gli industriali per mantenere i margini preferiscono produrre dove la manodopera costa 50 dollari al mese e gli operai muoiono sotto i crolli o negli incendi, piuttosto che produrre nei ‘loro’ paesi.

Chi dice si (non un vero e proprio schieramento, ma un gruppetto di persone) non potrà sostenere la ragione che si erano dati Italia e Francia, perché la saturazione se la possono sognare, non c’è, e allora parleranno come hanno sempre fatto, di aria fritta, di sensazioni, di emozioni. Gireranno ben al largo dal problema. Si deve fare perché ci apre al mondo, si deve fare perché se no siamo tagliati fuori. Si deve fare perché è come il letto di un fiume, tu lo scavi e l’acqua ci va. Si deve fare perché non si può tornare indietro. Oppure parleranno in modo fascista, come pure hanno fatto: ormai è deciso, si fa e basta. Ci hanno fatti ridere in questi anni con le loro motivazioni ridicole, fantasiose, impalpabili. I giornali, quasi tutti, e le TV, quasi tutte, hanno dato corda. Ora queste pochezze dovranno ripeterle in parlamento e sarà uno spasso vederli arrampicarsi sugli specchi.

Giusto qualche notizia finale.

L’accordo tra Italia e Francia sulla si può rescindere senza alcuna penale con i costruttori e senza alcuna penale tra Italia e Francia.

Per quanto riguarda i costruttori, vi ricordiamo che per ora ci sono solo dei lavori di un piccolo tunnel geognostico a Chiomonte, che non c’entra niente con il progetto del tunnel dove sarebbero dovuti passare, ipoteticamente, i treni. Non si sa ancora con esattezza se con i costruttori di questo tunnellino il proponente (società LTF) abbia stipulato clausole penali in caso di annullamento dell’appalto. D’altronde anche se l’avesse fatto, l’importo totale è di 130 milioni di euro dunque relativamente contenuto, e se anche ci fosse una penale (5 milioni di euro?) ci penseranno a pagarlo coloro che hanno affidato l’incarico in mancanza di requisiti legislativi, perché mancava la condizione essenziale – la saturazione – per proseguire.

Per quanto riguarda invece i rapporti Italia-Francia, non esistono penali di sorta.

La convenzione di Vienna sul diritto dei trattati prevede la possibilità per gli stati di rescindere l’accordo per il cambiamento fondamentale delle circostanze che avevano “costituito una base essenziale del consenso’. Come abbiamo visto, la condizione indispensabile (che a casa mia equivale a essenziale) era la previsione della saturazione della linea storica.

Una volta che il parlamento italiano dovesse votare l’abrogazione dell’Accordo, si scriverà una bella lettera alla Francia annunciandolo, ricordando che lo si è fatto anche nel loro interesse, e li si inviterà a fare lo stesso, sempre che non ci battano sul tempo. Ma nessuna penale.

E alla fine, però, ricordiamoci sempre che lo stop al TAV Torino-Lione ci sarà sulla carta solo se continuerà l’impegno nelle strade, nei boschi, nelle piazze, dove tutto è nato e dove tutto ha origine, ogni giorno, su tutti i piani, nell’interesse comune. Senza mai fermarsi, centimetro dopo centimetro, nemmeno in questo delicatissimo momento.

 

Marius Vairàn