post — 31 gennaio 2012 at 16:27

TAV TORINO LIONE: “Le aziende non hanno colori”, secondo Stefano Esposito, ma quando sono “in odor di TANGENTI”, puzzano!

di Simonetta Zandiri
SMETTIAMOLA DI GIOCARE A GUARDIE E LADRI A RUOLI INVERTITI! I LADRI SONO LORO, LE GUARDIE SIAMO NOI!

“Le aziende non hanno colori, dobbiamo essere orgogliosi del fatto che il tunnel di Chiomonte verrà reaizzato da CMC e dalla Piemontese COGEIS.”

Cosi’ titola un post pubblicato il 21 dicembre 2011 sul blog di Stefano Esposito, parlamentare piemontese del PD, tra i più accesi sostenitori del TAV Torino Lyone, come del contestato inceneritore del Gerbido. (qui il post:
  il post sul blog di Stefano Esposito 

“Sarebbe opportuno smettere di abbinare ‘colori’ alle aziende, ma valutarle per le loro competenze e per i risultati ottenuti nel corso degli anni. La Cmc di Ravenna è una delle più grandi imprese italiane, con un fatturato che si aggira intorno a un 1 miliardo di euro, e una delle poche aziende europee in grado di realizzare un lavoro di tale complessità e portata. I commentatori, poi, paiono essersi dimenticati del fatto che l’appalto in questione è stato vinto da Cmc in associazione con un’impresa piemontese, la Cogeis, specializzata in opere infrastrutturali.

Parto quindi dal suggerimento di Esposito, ottima idea, cerchiamo di valutare le aziende per quello che sono. E cerchiamo di capire davvero chi sono questi “colossi” dei quali dovremmo essere così orgogliosi.

Un passo indietro, Venaus 2005
Per capire la storia dei furbetti del tunnelino è necessario fare un salto indietro nel tempo. Un’ottima sintesi di Gianni Barbacetto, a questo link: http://www.societacivile.it/primopiano/articoli_pp/tav.html , ci aiuterà ad inquadrare con più chiarezza contro quali poteri forti si battono da 22 anni i valsusini (e non solo), contro un’opera devastante, costosa, inutile, ma necessaria per distribuire appalti, a Marcellino Gavio, all’azienda di famiglia del ministro Lunardi e, naturalmente, alle cooperative rosse citate con orgoglio dal parlamentare Stefano Esposito.
Nel 2005 la torta bipartisan era spartita con grande abilità tra la Rocksoil della famiglia Lunardi e la cooperativa rossa CMC. Alcune inchieste giudiziarie dell’epoca evidenziarono un ruolo molto attivo negli appalti di Ugo Martinat, defunto nel 2009, esponente di AN, poi eletto nel Polo delle Libertà, ed ex viceministro delle Infrastrutture, gran burattinaio degli affari piemontesi non solo per la Torino Lyone, ma anche per i Giochi Olimpici, business nel quale molte aziende si arricchirono, facendo affari loschi con la ‘ndrangheta, come rivelato di recente dal pentito Varacalli (qui l’intervista con il pentito Varacalli nella puntata di Presa Diretta del 16 gennaio 2012, “Mafia al nord”  .  Martinat fu indagato negli anni 90 anche per una presunta tangente di 700 milioni di lire, per l’affidamento dell’incarico di progettazione dello Stadio delle Alpi di Torino, accusato di favoritismo verso l’impresa “Acqua Marcia” guidata, all’epoca, dal manager Vincenzo Romagnoli, ma venne in seguito prosciolto da ogni accusa. Anche le indagini successive furono poi stralciate in seguito alla sua morte, nel 2009.

Torniamo a Venaus, 2005. Le intercettazioni degli uomini della Ltf, Comastri e Benedetto , portatono, appunto, a Martinat, ma i dossier spariscono misteriosamente a Chambery e gli appalti della Valsusa diventano blindati e intoccabili… competenza francese, la magistratura italiana non ottiene nulla. Nel 2006 il tribunale ribalta la decisione, e vengono bloccate le attività dell’ing. Procopio. Per Martinat la situazione è diversa, è un parlamentare, si chiede l’autorizzazione ad utilizzare le intercettazioni telefoniche nelle quali è coinvolto, autorizzazione puntualmente negata.
Nel frattempo la gara viene rifatta e vince la new entry CMC, cooperativa rossa di Ravenna, ed ecco cambiare anche l’atteggiamento dei vertici del PD (all’epoca DS) nei confronti del supertunnel, con Mercedes Bresso in prima linea a sostenere nla necessità di quell’opera che nel 2000 contestava con forza.
Accanto a CMC già all’epoca si trova la COGEIS, con il titolare GIOVANNI BERTINO.

CMC e i disastri ambientali del TAV Firenze Bologna
La voce TAV è certamente una delle principali nei bilanci della cooperativa rossa CMC di Ravenna, già coinvolta nei disastri del TAV Firenze-Bologna. Condanne in primo grado per smaltimento illecito di rifiuti in relazione ai lavori di realizzazione dell’Alta Velocità in Mugello, tra Firenze e Bologna, per i soci del consorzio CAVET, costituito da Impregilo, CMC, Tecnimont e CPRL, con 150 milioni di euro di multa, ed alcuni imputati condannati a 5 anni. Ma l’appello cancella le condanne ( http://www.diariodelweb.it/Agenzia/Cronaca/?d=20110628&id=206444 ), e considera “il danno alle acque del mugello connaturato all’opera, pertanto non costituisce reato”. Oggi le gallerie della TAV drenano il 51% della portata media delle sorgenti, i  73 Km di gallerie hanno cambiato il Mugello, 81 corsi d’acqua, 37 sorgenti, 30 pozzi e 5 acquedotti prosciugati. Oltre ai danni ambientali, i lavori della TAV erano finiti sotto accusa per il notevole allungamento dei tempi ed il rifgonfiamento dei costi. Nel 1991 il costo previsto ammontava a poco più di un miliardo di euro, nel 2007 aveva già raggiunto i 5,8 miliardi.

COGEIS, Le vicende giudiziarie di Giovanni e Flavio Bertino
Tra le aziende delle quali dovremmo andare fieri, secondo quanto ricorda l’On.le Esposito, ci sono appunto CMC e COGEIS, già assegnatarie dell’opera in seconda battuta, all’epoca dei fatti di Venaus. Il titolare della COGEIS era Giovanni Bertino (oggi nel complicato intreccio di aziende i titolari sono i figli, Flavio Enrico e Luca) , compagno di merende di tal Bruno Binasco, il braccio destro del costruttore Marcellino Gavio(entrambi condannati per corruzione già nel 1991).
Giovanni Bertino nel giro di pochi anni da casellante era diventato magnate delle costruzioni. La sua prima indagine risale al 1990, quando fu indagato per danneggiamento di beni dello stato insieme alla moglie ed al figlio Flavio (oggi tra i soci delle varie aziende della galassia Bertino ). Le indagini erano partite dopo la constatazione che la sua impresa di costruzioni aveva scaricato 150 camionate di detriti ne comune di Borgofranco, nei pressi del fiume Dora. Della serie..chi ben comincia….. 
Fini’ in carcere l’anno successivo, nel 1991, nell’inchiesta sulle strade ANAS in Valle d’Aosta. Nel 1993 Bertino viene nuovamente arrestato, su ordine della procura di Aosta, a seguito di una perquisizione degli uffici della SAV (Società Autostrade Valdostane) a Chatillon, per un’opera del valore di 350 miliardi. Il raccordo autostradale rientrava nelle opere affidate con trattativa privata nel luglio 1991 grazie alle “procedure accelerate” previste dalla legge sulle “Colombiane” che stabiliva, inoltre, che le opere venissero completate entro l’agosto del 1992, ma i lavori furono realizzati solo in minima parte. Gli arresti coinvolsero anche Bruno Binasco, amministratore delegato della “Itinera”, una società controllata da un gruppo di banche ed enti locali di Lucca e La Spezia e da due finanziarie, SFISA e SINA, legat al gruppo Ligresti, che stavano realizzando in Valle d’Aosta lavori per circa 100 miliardi. Nel corso di quelle indagini, ricevette un avviso di garanzia anche il protettore politico di Bertino, Giuseppe Botta, gran signore delle tessere ai tempi della DC, quando era anche presidente della commissione Lavori Pubblici della Camera.Tutto finì con un’assoluzione per Botta e Bertino, invece, condannato in appello a un anno e 6 mesi. Botta passò poi il testimone politico al figlio, Franco Maria Botta, esponente dell’UDC, molto vicino a Pierferdinando Casini.

Nell’ambito della stessa indagine fu coinvolto il senatore DC Severino Citaristi, interrogato con l’accusa di aver ricevuto dalla “Itinera” di Gavio circa 350 milioni quale contributo elettorale. Interessante la lettura delle intercettazioni telefoniche, alcuni stralci sono ancora reperibili sull’archivio del SENATO, nella richiesta di autorizzazione a procedere contro Citaristi (poi respinta), nel 1993 (qui il pdf http://notes9.senato.it/Web/AutorizzazioniAProcedere.nsf/7c0707ebc5dfc274c125708100418c8f/7d28533f035e53d7c1256e82003ad35e/$FILE/DocIVn124.pdf
 )

Scandalo SAV: qui l’articolo su l’archivio de La Stampa:
Nel 1995 Bertino viene nuovamente arrestato con il figlio Flavio, con l’accusa di falso e inondazione colposa. IVIES, l’altra società di famiglia, si era aggiudicata l’appalto per la costruzione di un viadotto su torrente Ribes, nel torinese. Tutto regolare, in apparenza, solo che il ponte è durato meno di un anno. (qui un articolo dall’archivio de La Stampa:

Troviamo altre notizie su Giovanni Bertino nel 2002, ancora coinvolto in una vicenda fatta di tangenti legate ad appalti pubblici (qui l’articolo su Repubblica)
“Per uno che da casellante si è trasformato in un «tycoon» dell’ edilizia partendo dal ripristino delle banchine stradali che aveva osservato per ore durante i turni di servizio alla barriera la latitanza non deve poi essere così dura. Giovanni Bertino, 66 anni, titolare della Ivies e della Cogeis, re di Quincinetto, è l’ unico ad essere sfuggito alla retata della Finanza di giovedì mattina”. Gli appalti incriminati sono  i lavori di somma urgenza di ripristino della difesa tra il ponte di San Rocco e il ponte della Chiesa di Santa Maria indetti dal magistrato del Po, a seguito dell’alluvione del 2000. Fu Gombia Claudio (titolare della Sirio srl) ad accusare Giovanni Bertino: «L’ alluvione avvenne nell’ ottobre 2000 e insorse subito la necessità di svolgere i lavori urgenti. Nei primi giorni, mi pare il 15 e il 16 ottobre, furono svolti dei lavori di estrema urgenza, proprio durante l’ alluvione. Io venni contattato da Lazzaro che li stava facendo il quale mi disse che non ce la faceva a sistemare le cose. Mi chiese quindi se potevo dargli una mano (omissis)~Poi verso la fine di novembre 2000 (dico che era la fine di novembre, tra il 15 e il 20 novembre perché al primo di dicembre andai 19 giorni in Egitto in vacanza ed ebbi un infortunio e mi ricordo che questo episodio avvenne prima di partire) venni contattato da Bertino ad una riunione da Borio. A questa riunione mi sembra di ricordare che non andai da solo in macchina come spesso accadeva. Mi sembra di essere andato con L. con la mia macchina. Non ho di questo un ricordo netto nella mente ma lo deduco perché mi sembra proprio di ricordare che non parlai da solo con Bertino. Quando dico che non parlai da solo con Bertino voglio dire che sono quasi sicuro che al momento del colloquio con lui ci fosse anche L., in ogni caso non avevo l’ abitudine di appartarmi con Bertino o con altri, non avendone motivo. Bertino iniziò il discorso dicendo che gli erano stati offerti dei lavori per il Magistrato del Po nella zona di Susa ma lui non aveva voglia di farli perché la sua impresa era nella zona di Quincinetto e quindi era scomodo. Mi chiese se fossimo stati disponibili a farli. Fu allora che mi disse che bisognava pagare il 5 per cento. Nei giorni seguenti mi sembra di ricordare che mandai un geometra a prendere il prezziario al Magistrato del Po e prima di partire per l’ Egitto feci un’ offerta al 7 per cento. Tornato dall’ Egitto G. mi disse che al Magispo gli avevano detto che bisognava aumentare il ribasso sino al 12 e lui così aveva fatto in mia assenza~» «Il martedì successivo – ricorda ancora Gombia – in coda alla riunione settimanale del consorzio, emerse la richiesta del Magispo nel senso che Lazzaro mi disse che bisognava pagare in quanto il Magispo spingeva. Lui si defilò perché non voleva pagare e in più, siccome il suo lotto aveva ad oggetto dei lavori in muratura aveva deciso di non fare l’ opera. Non posso dire perché Lazzaro mi fece questo discorso, può darsi che mentre ero fuori avesse parlato con Bertino. In ogni caso è certo che De Falco volesse trattare i tre lotti come una cosa unica, tanto che il secondo pagamento avvenne quando eravamo tutti a pranzo insieme al Meana. Preciso che all’ epoca io non conoscevo De Falco, né sapevo chi fosse e tantomeno sapevo che bisognasse pagare proprio lui. L’ indomani mattina c’ era una riunione da Borio alla quale partecipò anche Bertino al quale diedi i soldi, 10 o 12 milioni. Ho messo i soldi in una busta e li ho dati a Bertino~.». «Una sera ci fu una cena al ristorante Rendez Vous, vicino al Collegio Costruttori. Era una cena formale in quanto erano ospiti del Collegio i compomenti del comitato di presidenza dell’ Associazione costruttori di Milano. Per caso al ristorante c’ erano ad un tavolo Bertino, De Falco e altre tre persone. Quando sono entrato ho visto Bertino che successivamente mi disse che, visto che ormai avevo rapporti con De Falco, potevo pagare direttamente a lui la seconda rata~»

Con un curriculum del genere ci si aspetterebbe un ritiro dagli affari, quanto meno da quelli legati agli appalti pubblici, ma la famiglia Bertino non si ferma e crescono le aziende della galassia. Come crescono le “cariche” importanti occupate dai Bertino.
Il 2 dicembre 2011 ad Aosta viene presentata ufficialmente la Confidi Valle d’Aosta, frutto della fusione tra la Confidi industriali e la società cooperativa CONFIDAL, a sostegno delle aziende valdostane, industriali e turistico-alberghiere. Tra i consiglieri ritroviamo l’immancabile Flavio Bertino

L’intricata galassia Bertino è il solito gioco di scatole cinesi…. COGEIS SPA controllata da IVIES SPA controllata da BERFIN SRL, tutte fanno a capo alla seconda generazione dei Bertino, Flavio Enrico e Luca, entrambi residenti a Quincinetto (AO).

Chissà come mai un’azienda con un passato così poco “limpido” è tanto cara all’onorevole Esposito, forse perché i suoi affari si estendono anche al settore della gestione rifiuti? Eh si, perché oltre ad essere un grande sponsor del TAV Torino Lione, Esposito è da sempre in prima linea per la realizzazione dell’inceneritore del Gerbido (e del secondo progetto a Settimo), a Torino!  Sempre in Valle d’Aosta, infatti, ritroviamo la COGEIS in associazione con le aziende che realizzeranno il tanto contestato pirogassificatore, contro il quale si batte da tempo il comitato “Valle Virtuosa”.   Anche qui una vicenda che ha del torbido, ulteriori informazioni a questo link :
E poi c’è ancora da comprendere la faccenda del CUP, il fantomatico numero “errato” (?) del quale abbiamo parlato in una precedente nota: https://www.facebook.com/notes/simonetta-zandiri/tav-torino-lione-il-mistero-del-cup-errato-le-mafie-ringraziano/10150379179307380 .

Siamo certi che le autorità stiano vigilando sul malaffare? Quali garanzie che non vi saranno infiltrazioni di mafia e ‘ndrangheta, visti i presupposti ed il passato quanto ameno ambiguo dei personaggi che animano le società tanto esaltate dal parlamentare del PD?

 

Quanto all’architettura finanziaria del “SISTEMA TAV”, vi rimandiamo alla lettura dell’illuminante inchiesta del giornalista IVAN CICCONI, “IL LIBRO NERO DELL’ALTA VELOCITA
Simonetta Zandiri
P.S. ho pubblicato questa nota su FB qualche giorno fa, ed è solo l’inizio.  Perché prossimamente nuove info su COGEIS gireranno in rete, su FB e sulle varie mailing list. Ben sapendo che molti “pennivendoli” abitualmente seguono i nostri scambi di informazioni, chissà che non ce ne sia ancora uno onesto che abbia voglia di approfondire la faccenda……