post — 14 maggio 2012 at 16:04

Sulle esternazioni di Giancarlo Caselli alla Zanzara su Radio 24.

Ho letto le ennesime dichiarazioni sui NoTav rilasciate dal Procuratore Capo di Torino Giancarlo Caselli a Radio 24 l’11.5.2012, così come le numerose altre rilasciate su ogni tipo di media.

E, sullo stesso tema, ho anche letto le dichiarazioni rese dal Sap, dai vari Esposito e da altri politicanti o personaggi di pari livello, così come ricordo le infinite, provocatorie e noiose affermazioni di molti giornalisti, per lo più colpevolmente ignari delle ragioni e delle dinamiche del Movimento.

Il dott. Caselli ha reiteratamente e pubblicamente, ben conoscendo il potere che l’aurea di sacralità – che ha sapientemente contribuito a creare e che comunque da tanti gli viene, a torto o a ragione, tributata in ragione delle sue pregresse esperienze in magistratura – gli conferisce, di fatto ridotto l’attività di protesta sociale e politica del Movimento NoTav ad episodi di mera violenza, di cui ritiene dovrebbero rispondere non solo coloro che a tale titolo sono indagati od imputati, e sulla cui responsabilità, quindi, deve ancora farsi chiarezza, ma anche chi pubblicamente non ne prende le distanze. Tale aperta posizione è stata poi perseguita con un accanimento ed una parzialità che trova conferma già nell’inerzia che caratterizza le indagini circa le incontestabili e pubblicate attività di violenta repressione poste in essere dalle FF.OO., sulle cui stesse relazioni ed annotazioni di servizio, tra l’altro, la Procura fonda acriticamente le accuse ai manifestanti.

Il dott. Caselli, poi, ma non solo lui, ha saputo condire le sue affermazioni pubbliche, così come d’altronde quelle riportate negli atti processuali, con aggettivi di forte impatto emotivo, confidando, e non a torto, sulla capacità di suggestionare chi, grazie a 30 anni di omologazione culturale, vive ormai da tempo in uno stato di torpore della coscienza.

Ed in quest’ottica alcuni episodi di opposizione e di resistenza passiva ai soprusi, alla violenza gratuita, al malcostume, alla degenerazione di ogni più elementare norma di convivenza e civiltà, prima ancora che di diritto, all’ incuria ed al disinteresse delle istituzioni pubbliche per quelle che dovrebbero essere le tematiche politiche di più ampio interesse, sono diventate atti “di devastante ed incontenibile violenza” di “configurazione tipicamente sovversiva” con “elevata potenzialità lesiva”, così prestando il fianco a chi ha poi trovato il modo di rinvenire nel Movimento i focolai di un nuovo terrorismo, a chi ha paragonato l’attività del Movimento a quella propagandistica del regime nazista che negava lo sterminio ebreo, a chi ha ritenuto di poter immediatamente collegare il ferimento del Consigliere Comunale avv. Musy allo stesso Movimento, e a chi, ancora recentemente, ha ritenuto legittimo insinuare un cointeresse od una responsabilità dei NoTav nel ferimento del dr. Adinolfi .

Sono dunque questi gli atti di grave violenza da cui il Movimento NoTav dovrebbe prendere le distanze?

Raramente è stato concesso di contestare al dr. Caselli tale approccio. Quando è successo il Signor Procuratore si è nervosamente difeso invocando la decisione del Tribunale del Riesame che ha confermato l’impianto accusatorio del suo Ufficio. Attendiamo ora con ansia le motivazioni della Suprema Corte di Cassazione adita da coloro che da quasi 4 mesi scontano in regime detentivo il fatto di essere sottoposti ad indagine per i reati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale (reati in relazione ai quali, notoriamente e comunemente non viene applicata alcuna forma di misura cautelare) sottolineando, intanto, che comunque la Suprema Corte ha già annullato l’ordinanza che tanto confortava il dott. Caselli, con un rinvio che attende una nuova e, necessariamente diversa, decisione.

E ancora, intanto, possiamo affermare che, proprio in ragione di provvedimento giudiziario invocato, è stata annullata la censura sulla corrispondenza di un detenuto NoTav, poiché destituita di ogni fondamento e presupposto. Eppure la proposta di censura era arrivata proprio dall’Ufficio della Procura di Torino che aveva ritenuto di poter stigmatizzare e punire la circolazione, all’interno di una struttura carceraria, di una petizione per la salvaguardia dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Il dott. Caselli non ritiene sul punto, in ragione della tanto sbandierata equidistanza, imparzialità e rispetto della legge, valutare, anche pubblicamente, l’operato del suo Ufficio? O ritiene forse che la detenzione debba comportare la cessazione di ogni diritto civile e politico?

E mentre alcuni avvocati sono ormai impegnati quasi quotidianamente nella difesa dei manifestanti NoTav a vario titolo indagati ed imputati, il Signor Procuratore Capo intende dar seguito alle decine di esposti, denunce e querele che attestano le violenze subite dai manifestanti, coeve ai fatti per cui altri manifestanti, ed in qualche caso gli stessi, sono già sotto processo? Intende procedere autonomamente, in ragione della tanto decantata obbligatorietà dell’azione penale, per quei fatti che vedono ledere i diritti di che vuole manifestare liberamente il proprio pensiero e che costituiscono reati procedibili d’ufficio? Intende verificare la correttezza e la legittimità dell’attività delle numerose imprese in odor di mafia che operano in valle? O preferisce forse continuare a millantare un’equilibrata equidistanza mentre avvalla le già numerose richieste di archiviazione formulate senza il supporto di adeguate indagini o l’inerzia dei suoi sottoposti? O forse gli pare più semplice derubricare tali legittime richieste di giustizia come un ennesimo “assalto alla giustizia”?

Chi, come il dott. Caselli, ha vantato l’immediato riconoscimento di una matrice terroristica nell’attentato all’AD dell’Ansaldo Nucleare ed il timore di un escalation di violenza, si chiede se condotte e dichiarazioni apertamente accusatorie e stigmatizzanti, tutte volte alla criminalizzazione del dissenso, possano costituire un deterrente a tali preoccupanti manifestazioni di violenza e non piuttosto un subdolo e provocatorio atto di violenza e sopraffazione?

Senz’altro retorico invece chiedersi se il clima di tensione sociale che oggi caratterizza il Paese, così come sopra fomentato, potrà costituire valida occasione per un inasprimento della già insopportabile repressione militare del dissenso.

Si rassereni, poi, il Signor Procuratore di Torino: dubito che il movimento gli chiederà mai un incontro od un confronto, apparendo evidente l’inutilità di un confronto con chi, troppe volte, anche in spregio ai criteri di imparzialità e sobrietà che dovrebbero connotare il ruolo che ricopre, ha dimostrato e palesato un pregiudizio frutto di ignoranza o, peggio, di malafede.

Ed infine, non abbia timore per la sua incolumità, che il Movimento NoTav non metterà mai in pericolo, ma si abitui e si rassegni alle contestazioni, che per quanto godano di minore visibilità, hanno, quanto meno, il medesimo valore delle manifestazioni del suo pensiero.

Eh sì, dott. Caselli, perché le contestazioni, almeno una volta, venivano considerate, con una brutta locuzione, “il sale della democrazia” e non atti di squadrismo, come da lei considerate l’11.5.2012 nel corso dell’ennesima intervista alla Zanzara su Radio 24!

V.