
Si tav Bellagente: ora Cmc rischia il blocco delle attività
La misura è stata chiesta dalla Procura di Trani. Decisione a fine ottobre
da il Resto del Carlino – Ravenna, 9 ottobre 2013 – NELL’INCHIESTA sui lavori al cosiddetto ‘porto fantasma’ di Molfetta, la Cmc rischia grosso. La Procura di Trani ha infatti chiesto al gip di applicare nei confronti del colosso di via Trieste la misura della interdizione dall’esercizio dell’attività imprenditoriale. La società è infatti ‘indagata’ in relazione all’illecito amministrativo collegato all’ipotesi di reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato contestata a cinque persone fra cui l’ex sindaco di Molfetta, Antonio Azzollini, attuale senatore pdl presidente della Commissione bilancio del Senato e Giorgio Calderoni, ravennate, manager Cmc e direttore dei lavori a Molfetta, da lunedì agli arresti domiciliari.
Oltre alla Cmc, la misura cautelare è stata chiesta anche nei confronti della Molfetta Newport, con sede a Ravenna, società formata proprio in relazione ai lavori per la realizzazione del nuovo scalo commerciale della città pugliese e di altre quattro società che fanno parte del consorzio di imprese che nel 2007 si aggiudicò l’appalto. Il gip, come prescrive la norma, deciderà dopo aver sentito le parti in camera di consiglio: l’udienza è prevista per la terza decade di ottobre, in tribunale a Trani. Se la richiesta della Procura dovesse essere accolta, l’interdizione all’attività significherebbe il blocco totale della Cmc in tutti i cantieri aperti in giro per il mondo con tutte le conseguenze di ordine occupazionale collegate. Un danno per la società, dal punto di vista imprenditoriale e dell’immagine, che sarebbe incalcolabile.
La richiesta della Procura di Trani è collegata allo scenario accusatorio, peraltro suggestivo, secondo cui la Cmc e i suoi manager si sarebbero resi complici del disegno dell’allora sindaco di Molfetta (giunta di centrodestra) consistito nel cantierare la mastodontica opera — pur sapendo, si sostiene, che non si sarebbe mai realizzata per via delle migliaia di ordigni bellici sommersi — al solo fine di incamerare comunque i fondi pubblici e con quelli, falsificando il bilancio comunale, ripianare l’indebitamento che altrimenti avrebbe portato il Comune diritto al fallimento.
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