post — 9 febbraio 2018 at 09:00

Sei nero? In stazione a Bardonecchia non entri lo dice RFI

A volte si pensa che il razzismo sia lontano da casa o ad opera dei politicanti in cerca di voti. Seguiamo le vicende di Macerata e ci viene dipinto come istinto di un folle o semplicemente come folle gesto. Poi basta prendere un treno, attraversare una stazione e si scopre che ben di peggio si sta sviluppando all’interno dei nostri territori e nella nostra vita quotidiana.  Apriamo i quotidiani di prima mattina ed ecco la schifosa notizia “La sala d’attesa della stazione ferroviaria di Bardonecchia da oggi sarà presidiata da personale di vigilanza. Così hanno deciso i vertici torinesi delle Ferrovie per cercare di tenere sotto controllo l’assedio quotidiano di migranti che affollano i locali dell’edificio, alla ricerca di un passaggio per la Francia o respinti alla frontiera dalla gendarmeria … per le Ferrovie la presenza continua di profughi all’interno della stazione rappresenta un problema di sicurezza per i ferrovieri in servizio e un «disagio» per i passeggeri in attesa dei treni per Torino” (www.lastampa.it/vigilantes-alla-stazione-di-bardonecchia-contro-i-bivacchi-dei-profughi-in-fuga). Sì siamo di nuovo in valle di Susa, nel suo estremo confine con la Francia.

Tutto questo per mano di RFI rete ferrovie italiane, la stessa che nel medesimo territorio vorrebe costruire la nuova linea tav Torino Lione. Spostare velocemente le merci e le persone dall’italia alla francia, ma non tutte. Quelle di serie A sì, quelli colorati e sfigati no. Quelli che hanno il potere e i soldi sì tutti gli altri no. Una rete ferrovie che di fronte al prefetto e alle richieste del comune di usare dei locali in stazione vuoti ormai da anni per ospitare i migranti si dichiara contraria avvalendosi della sua struttura aziendale di diritto privato. La stessa RFI che invece munge soldi alla regione, ai ministeri, all’Europa e ai pendolari viaggiatori per le sue infrastrutture e i suoi treni dichiarandosi azienda di diritto pubblico e di interesse pubblico.

La domanda che ci facciamo dunque è questa. Che tipo di società è RFI? Chi decide all’interno delle sue azioni grandi o piccole che siano? Il pubblico o il privato? Che diritto ha di imporre un’opera inutile e dannosa come il tav? Che diritto ha su questo territorio di decidere che un migrante o negro come lo chiamano i dirigenti ferroviari non può ripararsi dal freddo in stazione?

Noi tutte queste risposte le conosciamo come conosciamo bene la storia di questa azienda un tempo ben altra cosa. Per rinfrescare la memoria ai novelli ferrovieri riportiamo un pezzo di storia di questo territorio, non troppo lontano nel tempo in cui i ferrovieri erano partigiani e i fascisti si combattevano strada per strada “Dopo un rastrellamento tra i ferrovieri, da agosto 1944 fino a fine novembre tutti i ferrovieri di Bussoleno (grazie alla forte organizzazione di una cellula del partito comunista) scioperarono. Per mesi, tutto fu bloccato perché i nazi-fascisti non erano in grado di sopperire all’importante manodopera.” (http://www.notav.info/documenti/breve-storia-della-resistenza-in-valle/)

Non staremo certo con le mani in mano, non crediamo alla scusa del biglietto, alla serenità dei viaggiatori e del personale e a tutte le scuse dietro cui si nasconderanno. Le distinzioni tra persone, per colore della pelle, classe sociale, possibilità economiche, genere si chiamano razzismo e chi le produce si chiama fascista. Ad ogni cosa il suo nome.