post — 15 maggio 2013 at 14:46

No Tav, se questi non sono titoli inventati

Dopo l’anarchia del web, va di moda inventare il titolo. Per esempio: Rivendicazione No Tav: Chi lavora al cantiere è condannato. Leggete leggete…
di Antonio Cipriani da Globalist
Schermata 2013-05-15 a 14.45.35Il titolo inventato, o forzato, è la cifra del giornalismo dell’epoca. Colpa del web? Colpa di twitter? No, colpa di un’informazione che da anni si è ben indivanata nell’arena mediatica. Fatta di frasi a effetto e zero approfondimento, di titoli inventati e montagne di reazioni. Di interviste inventate ed eroi della legalità e dei diritti civili per sentito dire. Tutta roba lontana mille miglia dalla realtà che viviamo, ma che si muove incessante e inesorabile per la costruzione di una realtà di comodo. E nessuno si senta assolto: in questa guerra della falsità costruttiva ci sono implicazioni su ogni versante politico-culturale.L’ultima cavolata stamattina. Leggo un titolo (ma tanto sono tutti uguali) e mi interrogo: “Rivendicazione No Tav: «Chi lavora al cantiere è condannato»”. Intanto le parole: rivendicazione. Come se il commento fosse di un gruppo armato che rivendica un assassinio, e l’accostamento con No Tav è più che suggestivo. Loro divelgono le reti, tirano i sassi, si arrampicano sui tralicci, reagiscono al lancio dei lacrimogeni. E la frase dopo è la chicca: chi lavora al cantiere è condannato.

Ho chiesto ad alcuni amici di commentare questo titolo e tutti mi hanno dato la stessa risposta. Si tratta della rivendicazione di una frangia armata che minaccia di morte quelli che lavorano nel quartiere. Anche a voi sembra questo il senso?

Allora, non contento sono andato a cercarmi la fonte della notizia. E non si tratta di una dichiarazione dei No Tav ma di una libera scrittura sul sito Maverick dal titolo: C’è lavoratore e lavoratore: per esempio ci sono i crumiri. E la parte incriminata del lungo e noiosissimo testo dice: “Parliamo chiaro: i pochi “operai” del cantiere di Chiomonte si fanno strumento della loro stessa controparte, tradiscono la propria comunità e la loro terra, piagnucolano ogni volta che incappano in qualche “incidente”, si fanno difendere dalla polizia e si macchiano di comportamenti abbietti e antisolidali (ricordate quelli che continuavano a lavorare mentre Luca Abbà era a terra o quelli di loro che tirano pietre ai dimostranti o li fotografano ad uso della Questura?). Ebbene essi sono la dimostrazione di quanto facilmente un uomo si possa vendere per trenta denari maledetti e subito a chi è responsabile primo della sua condizione di affamato. Come se poi fossero gli unici ad avere fame e a patire la crisi economica. La loro scelta egoista individuale li mette fuori dalla loro comunità e li condanna meritatamente a una difficile convivenza sul territorio. Quel loro essere “operai” non pulisce le coscienze. Rimangono solo CRUMIRI”.

Non ci sono minacce di morte né si tratta di una rivendicazione. La frase completa è: “La loro scelta egoista individuale li mette fuori dalla loro comunità e li condanna meritatamente a una difficile convivenza sul territorio”. Si può essere d’accordo o meno, ma certo è che questo è giornalismo ridicolo. Non si può estrapolare la parola condannati, lasciando in sospeso a che cosa (a morte? A vivere con Berlusconi al Governo? A mangiare in bianco?) e poi suggestivamente spararci la rivendicazione accanto. Non è serio.

Ma la serietà sta sparendo dal Dna del mestiere. Sparendo e non sparando. Anche se certe sparate giornalistiche restano appese nel senso comune più delle rettifiche serie. Pensate al titolo inventato da un grande giornale (anche in questo caso.) sull’anarchia del web messa in bocca alla Boldrini. Con fiumi di dichiarazioni e isterismi delle twitstar. Qualcuno ha chiaro che era un’invenzione? O la maggioranza resterà appesa all’effetto del titolo falso? E in questo caso? La notizia è un’altra, ma il titolo agirà sul senso comune al di là di ogni plausibile spiegazione.

Ps. Alfano: Lo Stato c’è e non si fa fermare da alcuni delinquenti… Parla di Brescia e dell’assalto al Tribunale di Milano, spero…