post — 10 marzo 2017 at 12:37

No Tav, Rinaudo chiede 40 anni di carcere per un blocco autostradale

Continua la vendetta della procura torinese guidata dai p.m con l’elmetto contro i No Tav.
Ieri mattina il pubblico ministero Rinaudo ha chiesto maxi condanne ai 12 imputati del procedimento sull’iniziativa “Oggi paga Monti”, con pene detentive che variano dai 3 ai 4 anni a testa, per un totale di circa 40 anni, per un blocco autostradale risalente al 2012 e durato circa 20 minuti.
Ricordiamo bene l’iniziativa. A seguito di una partecipatissima assemblea in piazza del mercato a Bussoleno si decise di dividersi in due gruppi: uno si mosse in corteo a Bussoleno, un altro si diresse ad Avigliana per contestare le dichiarazioni provocatorie dell’allora premier Monti e liberare i caselli di una delle autostrade più care d’Italia, la Torino Bardonecchia, che dal lunedì della stessa settimana fino al giovedì era già stata occupata in maniera permanente dal movimento.
Erano giorni di intensa mobilitazione: Luca pochi giorni prima era stato fatto cadere dal traliccio e lottava tra la vita e morte. Le mobilitazioni coinvolsero migliaia di persone in tutta la valle, scontri ed occupazioni si susseguivano per lanciare al paese intero un messaggio di determinazione contro il sistema del Tav e le forze dell’ordine che con violenza continuavano ad imporre la loro presenza.
In questo procedimento, in cui sono state analizzate le condotte di circa 12 attivisti No Tav, la società concessionaria dell’autostrada A32 la Sitaf (da sempre parte attiva nei lavori per la Torino-Lione), si è costituita parte civile chiedendo nella giornata di ieri un risarcimento di 25.ooo euro per mancati pedaggi, poiché secondo loro le mobilitazioni del Movimento No Tav avrebbero fatto crollare in quei giorni il “turismo” in Val di Susa.
Inutile dire come Sitaf ancora oggi faccia affari con Telt per la costruzione del tunnel e quanto sia ridicolo che chieda i danni ai  No Tav, quando sappiamo benissimo che il vero nemico del turismo in Val di Susa sia il cantiere devastatore e la militarizzazione del territorio.
Di questo processo non dimenticheremo le dichiarazioni imbarazzanti di alcuni funzionari della questura torinese, i riconoscimenti sbagliati e suggeriti, il tentativo di ricondurre un clima nella realtà disteso ad una dimensione di pericolo e violenza.
Non dimenticheremo, soprattutto, come secondo la polizia  la caduta di Luca dal traliccio sia stato un evento “romanzato” dal movimento No Tav,  trattandosi semplicemente di un gesto sconsiderato da parte dell’attivista (il poliziotto rocciatore, sempre secondo loro, non seguiva Luca mettendolo in pericolo, ma lo voleva solamente invitare a scendere).
Non riusciranno a riscrivere la storia, granitica nei nostri cuori e impressa per sempre sui sentieri delle nostre montagne.
La sentenza sarà letta il 28 marzo alle ore 9 in tribunale.
Solidarietà a tutti gli imputati!
Libertà per tutti i No Tav!