post — 14 dicembre 2015 at 14:16

Maddalena non si pente

maddalenada Comitato Libero Dissenso – A Maddalena, il miracolo, per ora non è riuscito.

Il procuratore generale si era autoaffidato il compito di riaprire quel sepolcro che è diventato il processo per terrorismo contro i No Tav liberandolo dalla doppia pietra tombale della Cassazione. Ma per farlo avrebbe dovuto raccontare altri fatti, un altro processo. E così ha tentato di fare.

Nella prima vera udienza dell’Appello contro Chiara,  Claudio, Mattia e Niccolò, il quasi pensionato procuratore generale ha provato a sparigliare le carte presentando tutta una serie di nuove testimonianze e documenti che – a suo dire – avrebbero ribaltato l’assoluzione arrivata in Assise.

La strategia era allargare il processo a dismisura, ricomprendendo episodi addirittura risalenti a dieci anni fa, o altri talmente recenti (settembre scorso) da essere accaduti un anno e mezzo dopo il compressoricidio per cui i quattro No Tav sono a processo. L’intento, nemmeno troppo nascosto, era palese: cercare di portare alla sbarra l’intero movimento No Tav in una traslazione tanto ardita da far impallidire persino gli identici (e già silurati) tentativi dei suoi predecessori Padalino e Rinaudo.

Ecco quali nuove “prove” l’accusa ha tentato di far acquisire alla corte (in corsivo la relativa replica degli avvocati della difesa).

1) Sentenza della Corte di Cassazione

L’ultima. Quella, per intenderci, che ha bocciato per la seconda volta il teorema del terrorismo

Difesa ovviamente d’accordo nell’acquisirla

2) Ordinanza del tribunale del Riesame

E’ quella, anche lei negativa per l’accusa, su cui si è innestato il ricorso della procura in Cassazione.

Idem.

3) Ricorso in Cassazione della procura e primigenia ordinanza del gip che sosteneva la sussistenza del terrorismo.

Inutile. Entrambi gli atti sono stati superati proprio dal Riesame e dalla Cassazione.

4) Carteggio tra la procura e la prefettura di Torino

Risalente al dicembre 2005, mostrerebbe un allora custode giudiziario del cantiere di Venaus (dov’era stato localizzato in un primo tempo l’ingresso della galleria, poi spostato a Chiomonte) restio a recintare la zona per paura di problemi di ordine pubblico (e ne aveva ben donde: migliaia di cittadini occuparono i prati facendo cambiare idea al governo). Secondo Maddalena questo carteggio dimostrerebbe la concreta coercizione subita dallo Stato (elemento considerato inderogabile dalla Cassazione per la sussistenza del terrorismo).

La difesa: a) Cosa c’entrano i fatti del 2005 con quanto accaduto nel 2013, per di più in un altro cantiere? b) Cosa c’entrano gli odierni imputati: la responsabilità penale è personale. Qui – ed è agghiacciante – si cerca di tornare alla “responsabilità collettiva”: se sei No Tav sei responsabile di tutto quel che è successo in oltre vent’anni di lotta in valle. c) All’epoca due degli imputati erano minorenni e uno addirittura abitava a Pesaro. d) Alla faccia dell’elemento di novità imprescindibile da far entrare in modo urgente nel processo: all’epoca dei fatti il procuratore di Torino era proprio Maddalena. Il carteggio era dunque con lui, impossibile non si avesse contezza di questo elemento. e) Ormai siamo in una fase di indagine permanente, in cui di continuo si cerca di cambiare le carte in tavolo.

5) Studio della Bocconi

E’ l’ormai famigerata consulenza che dimostrerebbe che l’abbandono del progetto Alta Velocità sarebbe costato all’Italia miliardi di euro. Maddalena lo introduce per dimostrare il grave danno (altro elemento imprescindibile per avvalorare la tesi del terrorismo).

Peccato che: a) il progetto non è mai stato abbandonato, quindi quale grave danno è stato prodotto? b) la consulenza non è un contraddittorio. c) lo studio è già stato valutato da due giudici (Riesame e Cassazione) che non se lo sono filato di striscio. d) non è nemmeno firmata. E anzi: da successivi approfondimenti della difesa, sembra sia stata prodotta da un dipartimento della Bocconi guidato da Oliviero Baccelli, che oggi siede nel cda di Telt, la società incaricata di realizzare la Tav e che è parte civile in questo stesso processo (con il suo vecchio nome di Ltf). Più che una consulenza di parte, una consulenza di parte civile.

6) L’audizione di un capitano dei carabinieri e due poliziotti

Uno in sostituzione di Petronzi, in America, come se i testimoni fossero figurine interscambiabili. L’intento era che relazionassero sui fatti successivi al compressoricidio. Sempre nell’ottica – sostiene Maddalena – di ricostruire il contesto.

Tuttavia: a) i quattro imputati erano detenuti durante gli episodi successivi (e quindi incolpevoli, a meno che non li si voglia considerare… cosa? “Mandanti morali”? “Responsabili di esempio”?). b) La Cassazione ha ripetuto due volte che il contesto deve riferirsi a un flusso di eventi nel quale gli imputati ritenevano di inserirsi, non si fa cenno a sfere di cristallo.

7) L’audizione di commissari europei, italiani e francesi

Ovviamente non poteva mancare il poltronissimo Virano, destinatario di una tale quantità di incarichi da presentarsi, in questa occasione, nella paradossale veste di testimone/parte civile (visto che è presidente di Telt). Da notare che le memorie di questi testimoni si era già cercato di inocularle nel processo di primo grado come verità assolute (salvo essere considerate “non pertinenti” dalla corte d’Assise) e sono già state anch’esse valutate da Riesame e Cassazione che, evidentemente, non devono aver dato loro un grande peso visto che non se ne ritrova traccia nelle decisioni successive. Manco, per dire, per giustificare almeno la spesa di magistrati a zonzo negli hotel europei a indagini già ampiamente concluse.

Inutili.

Alla fine la corte ha acquisito solo la sentenza della Cassazione e la decisione del Riesame, così come richiesto anche dalle difese.

Erano dunque questi i presupposti? Questa la leva di Maddalena-Atlante con cui ci si riprometteva di sollevare i macigni delle due decisioni di Cassazione, di una sentenza della Corte d’assise, di una di un giudice monocratico e di una del Riesame, tutte concordi con l’esclusione del terrorismo? Erano queste le imprescindibili “prove” che avrebbero fatto cambiare idea a migliaia di persone scese in piazza in tre manifestazioni contro l’assurda accusa di terrorismo? La Maddalena giudea si era pentita con molto meno.