post — 12 agosto 2013 at 16:12

In risposta alle falsità di Repubblica sulla marcia degli over 50

banana republic Ci appelliamo a quanto resta della libera informazione in Italia. Ci appelliamo a quanto resta della verità nella nostra Valsusa ferita come nel resto del paese, attraversato da una profonda crisi economica, politica e culturale. Ci appelliamo a chi abbia a cuore non la nostra lotta ventennale ma la semplice possibilità di vivere in un sistema che non sia solo un gioco di potenti, servi e menestrelli. Non abbiamo mai preteso che Repubblica sposasse la nostra causa ma un briciolo di decenza, questo sì. Andiamo con ordine.

Sabato pomeriggio, 10 agosto, centinaia di Valsusini per l’ennesima volta hanno attraversato la Val Clarea per dire che non ci sono zone rosse che fermeranno la voglia di giustizia di questo popolo, per dire che non ci sono giovani violenti arrivati da chissà dove e valligiani ingenui strumentalizzati da questi astuti antagonisti, per dire che la Valle è unita e determinata a percorrere quei sentieri, legittimamente in collera contro un apparato in cui è ormai difficile scorgere una reale separazione tanto tra poteri dello stato, quanto tra questi e l’informazione mainstream (ma diremmo meglio embedded). Così, senza rinunciare a una certa dose di ironia, che ha sempre caratterizzato questo movimento, ognuno è partito da Giaglione con il suo martello o un arnese atto a colpire i muri e le recinzioni della vergogna intorno al cantiere. Qualcuno di noi aveva un martello giocattolo, altri uno vero, chi una mazzetta da muratore, chi ha raccolto sul posto semplicemente una pietra. Così, col nostro carico di rabbia e determinazione ma anche con la gioia di ritrovare lì tanti compaesani decisi a esserci contro quello scempio e contro le accuse di terrorismo, abbiamo improvvisato una rumorosa battitura, tirando giù il filo spinato e danneggiando per l’ennesima volta quelle recinzioni. Ora, nessuno pretendeva dai quotidiani nazionali un applauso o che solo cogliessero il senso della manifestazione, ma nemmeno ci aspettavamo dall’inviata di Repubblica sul posto, tale Erica Di Blasi, che era in quelle ore proprio accanto a noi e vedeva quello che vedevamo noi, una falsificazione tanto ardita, condita con invenzioni di sana pianta, completamente offensiva verso la dignità di chi quel giorno ha scelto di manifestare la propria collera descritto come parte di una simpatica truppa di attempati rincoglioniti che con martelli di gomma piuma assaltavano dei muretti eretti da essi stessi poco prima, tutto ciò in consonanza (non capiamo quale) con i giochi internazionali per gli over 35 che si svolgevano intanto a Torino (qui l’articolo http://torino.repubblica.it/cronaca/2013/08/10/news/tav_bombe_di_vernice_vicino_al_cantiere_ritrovato_mezzo_antincndio_rubato_all_aib-64575446/).

Può essere questa una svista? Un resoconto indotto da un punto di vista diverso e lontano dal nostro? Ci pare francamente di no. Siamo di fronte a una sorta di calunnia ridicolizzante, orchestrata ad arte, non di certo dalla giovane e impreparata Erica di Blasi (che ha ammesso candidamente a quattr’occhi di saperne molto poco della storia di questo movimento, scambiando addirittura Guido Fissore con Alberto Perino) ma piuttosto suggerita da quell’apparato di cui dicevamo sopra. Si è voluta ridicolizzare una manifestazione che ha visto centinaia di valsusini, vecchi e meno vecchi, circondare il cantiere e danneggiare ancora una volta quelle mostruose barriere che proteggono la devastazione della nostra terra. Bastava esserci e vedere le facce dei funzionari di polizia all’interno per capire il senso e il successo di quella marcia, l’impreparazione e la sorpresa nel vedere tanti uomini e donne non più giovani e irruenti ma solo arrabbiati e schifati da come uno stato può essere completamente sordo e indifferente agli interessi e ai bisogni di chi i territori li vive e li abita.

Non chiediamo giustizia ma semplicemente, a Repubblica, un po’ di senso della decenza, del limite, del ridicolo.