post — 21 novembre 2015 at 00:57

Il Tribunale Permanente dei Popoli risponde alle insinuazioni di Gian Carlo Caselli

DSC_0383Pubblichiamo la risposta di Gianni Tognoni, segretario generale del Tribunale Permanente dei Popoli, alla lettera di Gian Carlo Caselli apparsa su La Repubblica e che faceva seguito alla sentenza del TPP. Caselli, come d’abitudine quando si tratta di questioni legate al Tav, si lasciava andare a insinuazioni e pregiudizi. Ecco la replica:

GENTILE direttore, abbiamo letto la lettera di Gian Carlo Caselli nella cronaca torinese del suo giornale. I suoi contenuti risultano fortemente lesivi dell’identità e delle attività del Tribunale Permanente dei Popoli (Tpp), includendo informazioni fuorvianti e giudizi ancora più inquietanti. Ricordiamo che: 1. Il Tribunale dei Popoli è un’istituzione con oltre 35 anni di vita e una attività rigorosamente condotta sulla base di precise regole, attraverso più di 40 sessioni internazionali, i cui risultati sono stati riconosciuti ai più alti livelli istituzionali del sistema delle Nazioni Unite.
2. Il Tpp non è dunque un «sedicente tribunale». Direttamente generato dai Tribunali Russell degli anni ’60 e ’70, il Tpp è la più antica istituzione appartenente a quel sistema di tribunali di opinione sempre più riconosciuti nella dottrina del diritto internazionale e dei sistemi giuridici come componente imprescindibile dello sviluppo di un diritto in grado di rispondere, con la reale partecipazione dei cittadini, a questioni espulse dalle sedi giurisdizionali statali e sovrastatali.
3. Mai, nonostante la criticità e la delicatezza dei giudizi pronunciati (da quelli sui desaparecidos, già ai tempi della dittatura argentina, a quelli su Bhopal e Chernobyl, a quelle recenti sul genocidio dei Tamil) i metodi di accertamento dei fatti e i giudizi del Tpp sono stati oggetto di contestazioni de facto e de iure.
4. Se Gian Carlo Caselli si fosse informato seriamente (come si può attendere da una persona con una storia professionale, istituzionale e umana tanto qualificata) saprebbe che: a) il Tpp ha comunicato tempestivamente e secondo Statuto l’atto di accusa e il conseguente invito alla difesa alle parti in causa; b) tutte le procedure relative ai rapporti con queste stesse parti sono documentate nel dettaglio nel testo che introduce il dispositivo; c) tutto il procedimento si è svolto a Torino e ad Almese nel più pieno rispetto delle opinioni e senza un neppur lontano accenno a «chiedere la testa degli imputati».
5) Ci stupisce ancora di più e rattrista profondamente che Gian Carlo Caselli abbia potuto esprimere giudizi inqualificabili (e che si preferisce perciò qui non ripetere) sui membri e le competenze della giuria nel loro complesso, e in modo specifico, sul presidente di questa sessione. I nomi e le qualifiche dei giudici sono illustrate nel dispositivo della sentenza e ulteriormente verificabili. Per quanto riguarda le competenze più specificamente giuridiche – e più violentemente diffamate – è importante far notare che il presidente della giuria della sessione realizzata a Torino dal 5 all’8 di novembre è Philippe Texier, già magistrato della Corte di Cassazione francese e membro, oltre che presidente per numerosi anni, del Comitato di diritti economici, sociali e culturali dell’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite (1987-2008); e che i suoi componenti sono giuristi, economisti e difensori dei diritti umani le cui competenze sono riconosciute a livello internazionale.
GIANNI TOGNONI – Segretario generale Tpp
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