post — 22 novembre 2013 at 09:18

I difensori notav: “in pericolo la democrazia”

I difensori denunciano gli atteggiamenti intimidatori dei pm e l’attacco alle garanzie procedurali: “In pericolo la democrazia”.

gli avvocati si riuniscono durante un intervallo per discutere la situazione in aula

gli avvocati si riuniscono durante un intervallo per discutere la situazione in aula

da TG Valle Susa – Torino.21.11.2013. Atmosfera pesante e rimostranze degli avvocati in aula bunker oggi. Cresce il nervosismo tra le parti ma soprattutto il disagio delle difese di fronte a quello che chiamano atteggiamento intimidatorio da parte dei pm e la sostanziale connivenza della Corte. Se l’udienza in sè non ha presentato nel merito particolari motivi di screzio, perchè si è disaminata prevalentemente la testimonianza dell’ennesimo funzionario Digos, l’Ispettore Capo Valentino Raimondi, si è invece intensificata la conflittualità per le continue interruzioni, anche sulla voce, “come ai talk show” ha lamentato l’Avv. Novaro. Ma quello che pesa più di altro è il continuo attacco alle prerogative e ai diritti della difesa che si traduce in interpretazione arbitraria (o estrema) delle procedure, per esempio sul controesame dei testi, nella fitta calendarizzazione che impedisce la visione e la stessa redazione delle trascrizioni da un’udienza all’altra (usualmente prende dai 7 ai 9 giorni mentre l’ultima udienza è dell’altroieri), nella non comunicazione delle convocazioni dei testi da parte della Procura (che provoca la necessità per OGNI avvocato di trascorrere in aula lunghe ore anche quando le testimonianze non riguardano i rispettivi clienti, causando loro in tal modo anche un danno professionale). Oggi si sono visti avvocati imbufaliti che uscivano dall’aula platealmente per l’esasperazione e un reporter costretto dagli irruenti marcantoni della scorta di Rinaudo a cancellare una fotografia dei pm malgrado fosse stato convenuto fin da precedenti udienze che si potessero prendere immagini in aula con l’esclusione solo degli imputati (“Decidiamo noi!” – dice la scorta; “Io non voglio esser fotografato e quindi lei non fotografa” – dice un impettito Rinaudo).  Ma in sostanza i difensori lamentano un clima esasperato che parte dall’utilizzo dell’aula bunker per un processo a reati di cui i più gravi sono resistenza aggravata e lesioni, per arrivare a negare la sede del Palazzo di Giustizia per il convegno proposto dai Giuristi Democratici il 2 Dicembre su temi giuridici legati all’attualità con la partecipazione di emeriti personaggi, questi si, al di fuori di ogni sospetto come il giudice Palombarini o un rappresentante sindacale della polizia. Il tutto costituisce – dicono gli avvocati – un’ “enorme anomalia” che sta portando l’intero collegio difensivo sull’orlo della protesta clamorosa. “Se fosse un processo a Berlusconi – qualcuno azzarda – ci sarebbero ben altri riguardi  e si tollererebbero persino i gesti di protesta arrogante dei Ghedini“; qualcun altro propone di investire della criticità della situazione i parlamentari più interessati e vicini alla vicenda valsusina: “Se deve essere un processo politico allora che lo sia fino in fondo” dicono altri . Che stia succedendo qualcosa di molto grave  è comunque l’opinione comune del legal team. Si riuniranno per decidere il da farsi. Insomma, un processo in ebollizione che potrebbe riservare sorprese. (F.S.)

Nella foto: gli avvocati si riuniscono durante un intervallo per discutere la situazione in aula