post — 1 dicembre 2015 at 11:04

Famiglia si oppone all’elettrodotto in Abruzzo: Terna chiede 16 milioni di risarcimento

c96a04dc174c12ec84bd3e457fdd39fa_XLda News Town – Si oppone all’elettrodotto e le vengono chiesti 16 milioni di risarcimento dalla multinazionale che vuole costruirlo.

L’imbarazzante storia accade in Abruzzo, e coinvolge in prima persona Silvia Ferrantes, una attivista del piccolo comune di Paglieta (Chieti), che da anni assieme alla sua famiglia (nella foto) fa opposizione non violenta alla costruzione dell’ormai famigeratoelettrodotto Villanova-Gissi, autorizzato l’anno scorso, dopo anni di battaglie, alla multinazionaleTerna Spa.

Quest’ultima pretenderebbe, in 24 diversi atti di citazione, ben 16 milioni di euro a Silvia e famiglia: si chiedono da 600mila a 900mila euro, in ogni citazione in giudizio, per le incursioni dell’attivista sui terreni in cui è previsto il passaggio aereo dei cavi, e mai per le manifestazioni su terreni sui quali sono previsti i piloni.

L’elettrodotto che va da Villanova di Cepagatti (Pescara) a Gissi (Chieti) è considerata un’opera strategica della nuova dorsale energetica adriatica in via di realizzazione da parte di Terna Spa, principale proprietaria della rete elettrica nazionale e, per quanto riguarda il tratto in questione, dalla societàAbruzzo Energia Spa. L’elettrodotto ad altissima tensione, 380.000 volt, attraverserà sedici comuni abruzzesi, per un totale di 69,3 km.

“Tale importo – si commenta su un blog no elettrodotto Mamme per la vita – è a dir poco pazzesco, ma è così che Terna vuole dare un avvertimento esemplare per tutti gli attivisti, semplici cittadini e proprietari terrieri, che vogliono tutelare la propria salute e il loro territorio da queste fonti d’inquinamento che distruggono anche la bellezza paesaggistica, ovviamente il tutto con l’autorizzazione del governo e dei vari ministeri, nonostante sia un’opera contestatissima non solo dai cittadini ma anche da alcuni Comuni e da diversi uffici della Regione Abruzzo, che hanno segnalato varie criticità”.

L’opera è progettata per circa un terzo in aree a rischio frane e inondazioni, “sostanzialmente inutile perché incarna un’idea obsoleta di pensare la produzione e la distribuzione dell’energia”, si legge sul blog.

Già conoscevamo l’arroganza e i metodi sprezzanti con cui Terna esercita il suo strapotere ma noi cittadini italiani crediamo di avere il diritto di salvaguardare il nostro territorio e la nostra cultura; crediamo di avere il diritto di difendere i nostri figli, i nostri paesi dall’invasione e manomissione scellerata da parte di multinazionali, dedite all’accaparramento di profitti privati a danno del bene comune“, concludono amareggiate le mamme per la vita.

Da anni i cittadini di quei territori, riuniti in comitati spontanei, e qualche amministrazione comunale “illuminata”, lottano contro l’insediamento della multinazionale su terreni prevalentemente agricoli. Si oppongono contro gli espropri a suon di ricorsi, denuce e, negli ultimi mesi, manifestazioni e occupazioni simboliche dei terreni sul quale dovrebbe sorgere l’elettrodotto. L’Abruzzo che resiste. (m. fo.)

L’elettrodotto Villanova-Gissi*. L’infrastruttura occuperà una grossa fetta di territorio abruzzese. L’area in cui si situa il tracciato della linea è in parte urbanizzata, in parte composta da zone rurali dove sono presenti coltivazioni di qualità (vigneti, oliveti, ortaggi e seminativi) che la Regione sostiene con fondi pubblici e in parte costituita da aree industriali altamente popolate.

Si tratta, inoltre, di un’infrastruttura considerata (fino al 2007) strategica per il trasporto dell’energia costosa e dall’impatto irreversibile su questi territori, soprattutto in termini sanitari per i residenti (campi elettromagnetici ad alto rischio cancerogeno, come riconosciuto dallo IARC, Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro).

Il procedimento amministrativo presso il Ministero dello Sviluppo Economico, è stato avviato nel gennaio del 2010 con la presentazione del progetto da parte della società Abruzzo Energia Spa(proprietaria della centrale termoelettrica di Gissi). Il progetto è stato proposto da Terna Spa, l’iter autorizzativo per l’opera è stato avviato però, da Abruzzo Energia nel dicembre 2009, senza tavoli concertativi con gli enti locali (Comuni) e si è concluso il 15 gennaio 2013 con il rilascio del decreto autorizzativo da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero dell’Ambiente. Tale autorizzazione è stata volturata a Terna il 4 marzo 2013.

La maggioranza dei Comuni ha poi trattato con Terna e Abruzzo Energia senza consultare i cittadini e senza organizzare tavoli di discussione trasparenti sulla scelta del tracciato definitivo. Non sono mai state discusse e condivise le fasce di fattibilità, ovvero opzioni alternative che potessero allontanare i tralicci dagli abitati e dai terreni agricoli di primaria importanza per l’economia locale.

Ma nel 2014 i proprietari dei terreni, sostenuti da cittadini e in molti casi dai sindaci, si oppongono alle procedure di esproprio. Il primo tentativo di opposizione agli espropri si verifica a Filetto (Chieti) il 4 novembre 2014, dove si verifica un grande abuso da parte dei tecnici di Terna che, non riconoscendo l’opposizione del proprietario (atto riconosciuto nella Sezione II del decreto di esproprio Art. 23) e del suo delegato, entrano comunque nel fondo realizzando l’immissione in possesso. Il secondo tentativo di opposizione avviene ad Atessa (Chieti), il giorno successivo. In questo caso, vista la presenza della stampa, dei politici locali e delle forze dell’ordine, oltre ad una sessantina di cittadini, i tecnici di Terna, dopo aver provato ripetutamente a portare a compimento la procedura, cedono e redigono un verbale in cui viene riportata l’opposizione del proprietario. Novembre si conclude con 18 opposizioni agli espropri. Nei primi giorni di dicembre iniziano anche le opposizioni per l’esproprio aereo, ossia per i terreni interessati dal passaggio dei cavi.

A dicembre viene redatto un dossier che evidenza tutte le illegittimità relative all’opera, sia dal punto di vista amministrativo che da quello progettuale, e vengono raccolte, inoltre, più 3000 firme per chiedere ai ministeri competenti l’annullamento in autotutela del decreto di autorizzazione. Entrambi i documenti vengono consegnati al Ministero dello sviluppo Economico e a quello dell’Ambiente, non ricevendo alcuna risposta.

Il 24 febbraio di quest’anno viene indetto, dopo svariate sollecitazioni, un consiglio regionale straordinario sul tema dell’elettrodotto Villanova-Gissi. Il Consiglio si chiude con l’approvazione all’unanimità di una risoluzione di 22 punti, a partire dai presupposti dei comitati, nei quali la Regione Abruzzo si impegna a fare tutto quanto in suo potere per fermare l’opera. In seguito vengono organizzate ulteriori iniziative di protesta durante gli “open day” organizzati dalla Terna Spa.

Ad oggi la Regione non ha ancora ricevuto sindaci e comitati che hanno chiesto un incontro con la responsabile della questione. Si stanno valutando tutte le altre possibili illegittimità del caso e si è creato un coordinamento nazionale contro gli elettrodotti inutili, che vede coinvolte 8 regioni Italiane: Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Toscana, Marche, Abruzzo, Sicilia. A due mesi dalla nascita del coordinamento nazionale è stata prodotta una petizione on-line, che chiede di mantenere l’esistente piuttosto che realizzare nuovi impianti ad altissima tensione.

A luglio sono ripresi i tentativi di esproprio da parte di Terna e il giorno 8 luglio a Lanciano (Chieti), in contrada Sant’Onofrio, si presentano i funzionari delegati dell’azienda, che non accettando di notificare il rifiuto da parte dei proprietari dei terreni, alzano la tensione, spingendo e strattonando gli stessi proprietari e diversi cittadini, appartenenti ai comitati contrari all’elettrodotto, lì presenti. A seguito di questo episodio, nel quale comunque non avviene l’esproprio, il Prefetto decide di intervenire comunicando ufficialmente alla Terna Spa che gli espropri devono avvenire previa comunicazione con i proprietari, i quali possono rifiutarsi di avviare il procedimento della pratica, come previsto dal Decreto Legislativo n. 325 del 2001.

*ricostruzione tratta dall’Atlante italiano dei conflitti ambientali