
Ed è stato primo maggio notav

La manifestazione del Primo Maggio si è conclusa da poco e non possiamo non parlare di una grande manifestazione nella manifestazione.
Siamo stati lo spezzone più grande e vitale di un corteo sindacale ormai diventato vetrina per ogni personaggio in cerca di popolarità.
Ci avevano detto che sarebbe stata una piazza aperta a chi voleva manifestare le proprie idee, come noi, pacificamente, e invece mentre il corteo ospitava Madamine e Giachino, lo spezzone notav veniva fermato dalle forze dell’ordine.

Un qualcosa di inaccettabile in una giornata come quella del primo maggio, un atto dichiaratamente di parte per escludere chi, come noi risulta scomodo al coro unico del “Tav porta lavoro”.
Fin da subito, da piazza Vittorio, ci siamo dovuti conquistare lo spazio per manifestare, non facendoci chiudere dai cordoni delle forze dell’ordine, superandole come avviene tra i sentieri.
Tanta, tanta la gente che si è unita a noi nel prenderci via Po alle calcagna del Pd, protetto da un servizio d’ordine a pagamento che difendeva dai fischi, Ferrentino e Esposito.
E’ veramente svilente parlare di queste cose rispetto ad una grande giornata di lotta che ha portato in piazza tanti e tante notav , ma tant’è: i sindacati confederali oltre a fare da cassa di risonanza alle menzogne sitav di questi mesi, si sono presi la responsabilità di tentare di escluderci dal corteo.

In via Roma, a pochi passi dall’arrivo in Piazza San Carlo, luogo del comizio finale, la polizia ha spezzato il corteo e caricato i notav, semplicemente per non farci arrivare mentre ancora parlavano i sindacati dal palco. Insomma per evitare qualche fischio non hanno esitato a picchiare giovani ed anziani provocando almeno una decina di feriti.
Le menzogne vanno ben protette, lo sappiamo bene, ma così è veramente troppo!
Siamo felici della scelta che abbiamo fatto, e siamo ancora più consapevoli di chi sono i nostri avversari. Avremmo preferito parlare d’altro nella cronaca di una giornata che merita rispetto per la sua storia ma purtroppo così è.
Vogliamo dare un abbraccio ai nostri feriti e ripartiamo ancora più consapevoli e forti di prima, nell’essere quel movimento che resiste da trent’anni e che resisterà tutto il tempo necessario per fermare definitivamente quest’opera inutile e imposta, come la giornata di oggi dimostra.

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