post — 4 dicembre 2013 at 09:22

Convegno dei Giuristi Democratici. Dei bei schiaffoni (giuridici) alla Procura

da Tg Valle Susa – Il Convegno sfrattato dal Tribunale è stato un grande successo politico e di pubblico. Quanto potrà venire ignorato?

DSCN2524Torino, 2.12.2013. La Stampa ieri titolava I Giuristi No Tav alla Gam – tanto per sminuire la portata dell’evento e fare la solita disinformazione. In realtà il Convegno su Conflitto sociale, ordine pubblico, giurisdizione: il caso Tav e il concorso di opersone nel reato, sfrattato dal Tribunale su pressione della Procura, ha fatto il botto. Non solo per la partecipazione (sala piena, quasi tutti avvocati e giuristi insigni, solo una trentina di pubblico ordinario) ma per la qualità degli intervenuti (meno uno – di cui diremo in ultimo) e delle cose che sono state dette (più o meno pari a quelle non dette ma evidenti). Il tema, strettamente di attualità nei tanti processi in corso contro i valsusini, andava affrontato per rimettere sui binari della correttezza procedurale e della democrazia le modalità di conduzione dei processi da parte della Procura torinese. Andavano riaffermate le regole del dibattimento. la correttezza procedurale e andava contrastata la pratica di trattare i processi ai No Tav semplicemente come fatti di cronaca nera equiparati ai processi di malavita organizzata e/o terrorismo, come processi per una somma di reati dei singoli da punire con pene computate al pallottoliere senza scomodare la facile sociologia. I relatori hanno invece parlato di processi politici, di lotte sociali, di protesta popolare.

DSCN2525In introduzione, l’avvocato Roberto La Macchia ha ricordato la revoca dell’aula, ha elencato le anomalie procedurali della Procura ed ha auspicato che si possa “riaprire il dialogo sul modo di affrontare i processi sui conflitti sociali nel rispetto delle regole dello stato di diritto“. Un enunciato sottoscritto in un documento distribuito all’ingresso da altri 43 avvocati e giuristi e dalle sezioni dei Giuristi Democratici di Padova, Trento e Siracusa. In esso si afferma che la decisione di revocare la sede del Tribunale per il Convegno ” ha dell’incredibile e che nessun intervento censorio di questo tipo risulta essere intervenuto dagli anni Settanta ad oggi. E ancor di più indigna il fatto che ciò sia avvenuto con riferimento a un tema di grande rilevanza pubblica… I Palazzi di Giustizia sono per definizione la casa di tutti e non il fortilizio di alcuni. E’ assai grave che ciò sfugga ai vertici della giustizia torinese….una brutta pagina per Torino e per la giustizia”.  E questo tanto per cominciare. Paolo Ferrua, docente di Procedura Penale, ha sostenuto che in Italia c’è un abuso della custodia cautelare che dovrebbe sempre restare un extrema ratio. Claudio Novaro del Legal Team ha dato un po’ di cifre (550 perseguiti finora in 59 procedimenti) e ha enumerato altre anomalie riscontrate nell’ambito del processo in aula bunker e nel corso delle indagini: la selezione del pubblico all’ingresso con perquisizione, le conferenze stampa di magistrati con la Questura, la negazione alle difese dei ruoli di servizio della Questura nei giorni in esame, l’accostamento dell’art. 280 (finalità di terrorismo) alle manifestazioni pubbliche, per finire con la constatazione del silenzio della politica che sembra delegare la magistratura a trovare la soluzione per pacificare la Valle.

Foto: al centro, Giovanni Palombarini

 

Il sostituto Procuratore Generale di Genova, Enrico Zucca ha fatto un rapido excursus delle anomalie riscontrate nel caso G8 e delle similitudini con i processi torinesi, facendo presente che in casi simili, “quando lo Stato si sente sotto attacco, lo stato di diritto rischia di venire sospeso“, un’osservazione che i No Tav presenti in sala hanno collegato alla consapevolezza di essere diventati un riferimento per l’Italia che protesta. Ma la botta più secca a Caselli viene inferta da Giovanni Palombarini, ex magistrato di Cassazione, che apre dichiarando di condividere le crritiche di Livio Pepino alla gestione giudiziaria della vicenda Tav, definisce il Tav un’opera invadente, inutile, costosa, dichiara che la semplice e pur deprecabile violenza politica non è giuridicamente sufficiente a motivare reati di eversione. E prosegue criticando l’uso delle custodie cautelari che, secondo

 

lui, non possono per ordinamento essere collegate alla sola gravità dei fatti. Come se non bastasse, sempre in materia di custodia cautelare, non esita a denunciare l’uso degli arresti domiciliari come “premio” per la buona condotta: sono e devono restare provvedimenti distinti dagli arresti anche nelle motivazioni.

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Foto: da sin. Notari (Siulp), Paombarini, Lenti, Zancan, Chiusano

Giunge poi alquanto inaspettata la dissociazione dell’avvocato Giampaolo Zancan, presidente della Commissione Disciplinare del Pd (quella che dovrebbe sancire l’espulsione di Sandro Plano, per intenderci) dalla revoca dell’aula di Tribunale. E’ uno Zancan spiazzante quello che tuona “Il tribunale è la casa di tutti ed io sono SGOMENTO che non si possa stare a casa nostra a parlare di processi politici!” Se non fosse del Pd strapperebbe un applauso. Uno Zancan che sembra trovarsi più a suo agio fra le toghe che nei meandri del partito si concede solo una blanda critica ai colleghi del Legal Team: “Per suo ruolo, l’avvocato deve stare dalla parte dell’imputato ma non deve con esso identificarsi. Deve essere autonomo“.E ancora: “La giurisdizione deve garantire un giusto processo!” e tornando al tema della revoca ribadisce “Chi oggi non c’è ha sbagliato“.

Non varrebbe la pena di segnalare l’intervento di Luigi Notari, rappresentante del sindacato di polizia Siulp, se non per la sua totale inadeguatezza. Si rivela un convegnista professionista, che gira l’Italia per convegni a lamentare le condizioni dei suoi associati incolpando “la politica” di non fare abbastanza per loro. Oggi ha sbagliato indirizzo senza neanche accorgersene. Notari è venuto a Torino senza sapere nulla di quanto succede in Val Susa e di come si comportano i suoi associati. C’è l’ha con la politica ma è un politicante di bassa lega e pure incauto perchéil suo intervento dice quello che i valsusini già sanno per esperienza: che i poliziotti di oggi provengono in massima parte dalle forze armate e quindi sono più abituati ad obbedire che a capire; che stanno assumendo posizioni sempre più corporative e atteggiamenti quasi di contrapposizione tra “noi ” e “loro”, cioè i cittadini. Un discorso precotto, buono per tutte le occasioni e soprattutto per fare turismo con i soldi del sindacato, o degli ospiti di turno (in questo caso i Giuristi Democratici torinesi).

Sarà stato utile questo convegno? I pareri degli organizzatori sono discordi ma prevale l’opinione che si è solo cominciato a smontare l’incastellatura giuridica della Procura torinese presso un’opinione pubblica qualificata. Seguiranno altre iniziative, ancora in collaborazione con il neonato Controsservatorio per la Democrazia, per rinnovare la razione di schiaffoni “qualificati” assestati oggi alla controparte. (F.S.)