post — 2 gennaio 2012 at 13:12

Al Ministro Francesco Profumo, sulla libertà di visitare, approfondire, conoscere.

Caro Francesco Profumo,

nello  scriverti continuo a darti del “tu” come quando eri, fino a poco fa, il Rettore del mio Politecnico di Torino.

Ho letto che hai recentemente ricevuto, nella tua qualità di Ministro,  una lettera (pubblicata da “Repubblica” del 27.12.11) da parte del signor Stefano Esposito, lamentantesi del fatto che presso il cantiere protetto da reti e fili spinati dell’Alta Velocità in Valsusa siano avvenute visite guidate da parte di giovani e scolaresche, desiderosi di approfondire un argomento importante e di vedere di persona, come appare lodevole e naturale, un luogo che tanta attenzione ha destato nei media degli scorsi mesi, e simbolo di una questione (TAV-NOTAV) che si protrae da ormai 22 anni.

Una breve indagine mi consente di confermarti che l’autore, pur sconosciuto ai più, è effettivamente un deputato dell’attuale parlamento, eletto grazie alla attuale legge elettorale nelle fila del Partito Democratico in Piemonte.

Credo che l’allarme contenuto nella lettera possa venire liquidato in poche righe, citando come ci vengono in mente alcuni articoli della nostra Costituzione.

  • Articolo 9: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
  • Articolo 16: Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.
  • Articolo 21: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Confrontando il testo, come sempre alto, di questi articoli scritti dai nostri padri fondatori, con  il testo davvero basso e deprimente della missiva sopracitata, possiamo senz’altro definire quest’ultima, in una sola parola, pleonastica. Bene hanno fatto gli insegnanti a rendere edotti non soltanto a parole, ma sul campo, i proprio allievi su una questione di importante attualità, esercitando un diritto/dovere sancito dalla Costituzione.

A margine, credo non sarebbe male proporre, per i nuovi arrivati in Parlamento, un kit gratuito di adeguamento culturale al ruolo che vengono chiamati a ricoprire, contenente anche una copia della Costituzione Italiana.

Ricordo quando ti comunicai, caro Francesco, nella tua qualità di mio Rettore, nello scorso giugno, che avrei tenuto “fuori sede”, ed in particolare nella zona della Maddalena-Giaglione, ora occupata dal cantiere-fortino, una esercitazione del mio corso di “Protezione dalle Radiazioni”:  salimmo con gli studenti al presidio e parlammo di uranio, visitando anche la miniera uranifera di Giaglione, situata a poca distanza da dove si progetta l’esecuzione del “Tunnel esplorativo” dell’alta velocità: verificammo “sul campo” la presenza di campi di radiazione superiori fino a cinque volte il fondo naturale, traendone utili conclusioni. L’esperienza, per gli studenti, e per i valsusini che assistettero alla lezione, fu senz’altro positiva e interessante.

Concludo citando – a proposito di reti e fili spinati – un altro esempio di caso che probabilmente potrebbe aver destato nel povero on. Esposito una sicura preoccupazione: le tantissime visite guidate che le scolaresche di ogni ordine e grado compiono da decenni ai campi di concentramento nazisti, quali Auschwitz, Dachau, Mauthausen e tutti gli altri. Qui vennero compiute atrocità verso l’umanità infinitamente peggiori che non il ferimento lieve di agenti delle forze dell’ordine, nonché di manifestanti colpiti da razzi e  inondati da gas lacrimogeno (che curiosamente l’on. Esposito dimentica di citare), di feriti da reciproche sassaiole. Eppure, pur nell’orrore provato durante la visita ai campi, ho verificato a suo tempo di persona il grande insegnamento pratico e l’impressione che possono destare muri, reti e fili spinati che limitino la libertà, e come essi riescano più di mille parole a far capire ai giovani – in quel caso particolare – che il cancro del nazismo, del razzismo, della negazione della libertà, del disprezzo dell’uomo verso l’uomo, siano un male da combattere e da estirpare, sia dal nostro passato che dal nostro presente.

Con gli amici della Valle Susa, con tutti i docenti e insegnanti interessati, auspico verranno in futuro sempre più organizzate visite da parte di scolaresche e di giovani. Saranno ovviamente benvenuti  esponenti favorevoli all’Alta Velocità che riescano a spiegare, a distanza di oltre sessant’anni da Fossoli e dalla Risiera di San Sabba, la imprescindibile necessità del ritorno di reti, muri e filo spinato sul nostro territorio. Credo che nessuno, se si sente nel giusto, debba  avere paura della verità e dell’informazione.

Massimo Zucchetti, professore ordinario del Politecnico di Torino