post — 29 marzo 2017 at 09:27

24 anni anni di carcere per una giusta Resistenza

Arriva scontata la condanna da parte del tribunale di Torino ai 12 attivisti No Tav processati per i fatti del 3 marzo 2012 (vedi Rinaudo chiede 40 anni di carcere per un blocco autostradale)
2 anni di carcere a testa per chi, insieme a centinaia di persone e all’interno di un’intensa settimana di mobilitazione della valle, protestò contro le dichiarazioni dell’allora premier Monti decidendo di bloccare l’autostrada più cara d’Italia per 20 minuti.
Proprio il Monti che in questi giorni a Roma ha sventolato la bandiera della UE (istituzione servile solo alle leggi della finanza e responsabile delle politiche di austerità) ai 60 anni dalla sua fondazione e che in passato non ha esitato a “sputare in faccia” (non troviamo termine più appropriato) al dolore ed alla rabbia di migliaia di persone che in Valle, come in tutta Italia, si mobilitavano in solidarietà a Luca e per chiedere l’interruzione di un’opera distruttiva ed inutile.
Nonostante il tribunale di Torino, insieme alla procura dei pm con gli elmetto, cerchi di riscrivere la storia di quegli anni a colpi di sentenze e regalando anni di carcere come se fossero noccioline, noi percepiamo chiara la vendetta di uno Stato che non si rassegna al fatto che esista, ancora oggi, un popolo indomabile e sordo alla sua retorica e alle sue bugie.
Noi e i tantissimi No Tav di tutta Italia siamo invece l’esempio e la memoria vivente di quei giorni in cui la Val di Susa rimase bloccata per giorni interi, in cui da Bussoleno come a Palermo, passando da decine città d’Italia, migliaia di persone scesero in piazza con blocchi e cortei, arrivando addirittura a scontrarsi con la polizia a difesa di stazioni ed istituzioni, e denunciando a gran voce l’ingiustizia subita dagli abitanti della valle.
Noi in quei giorni non denunciammo nessun tradimento, poiché le carte erano state svelate da tempo,  bensì agimmo una rottura, insanabile, con un sistema che aveva quasi ucciso Luca e che con immenso sdegno aveva continuato a muovere le ruspe a pochi metri dal suo corpo gravemente ferito.
Possono anche condannarci, dare libero sfogo alla vendetta per quei giorni (come molti altri), ma la distanza etica, morale e politica tra chi pratica una giusta resistenza e chi invece prova riprodurre un sistema di sfruttamento è talmente limpida da non necessitare di altre parole. La storia, lo sappiamo, ci darà ragione.
Solidarietà ai coraggiosi della Valsusa ed un ringraziamento ai numerosi No Tav da tutta Italia che ci stanno inviando attestati di solidarietà.
Libertà per tutti i No Tav!
Libertà per la Val di Susa!