
Retorioca sessista contro il movimento No Tav
(di Sguardi sui Generis)L’ultima settimana è stata teatro di una possente campagna mediatica volta a delegittimare e criminalizzare il movimento notav. Si sono spesi fiumi d’inchiostro per divulgare improbabili distorsioni della cronaca, per avanzare analisi patetiche e per fare da cassa di risonanza alle dichiarazioni di governo. Ognuno di questi articoli ha un portato di violenza insopportabile – quello che solo la menzogna sa avere. Un articolo in particolare, tuttavia, esibisce una sorta di surplus di violenza – quello che solo il sessismo sa esercitare attraverso il suo immaginario. Ci si riferisce all’articolo dal titolo No Tav: le donne sconfitte della Val Susa comparso online un paio di giorni fa sul supplemento femminile del Corriere della sera (http://www.iodonna.it/iodonna/guardo/12_a_sapegno-inchieste-val-susa.shtml).
C
i sono numerosi argomenti per replicare a questo articolo. Il primo è che narra il falso: le donne della Valsusa sono tutte ai loro posti, magari con qualche osso rotto dai manganelli della polizia, ma ci sono. Anche le donne che vanno in Valsusa, pur non essendoci nate, sono tutte ai loro posti. A volte tra le belle montagne piemontesi, a volte nei presidi delle città in cui vivono, più o meno lontane dalla valle. Non ci sono accenti che appartengono più o meno al movimento No Tav: il dialetto di Giaveno e quello palermitano sono entrambi lingue No Tav. L’esperanto di questo movimento meraviglioso non seziona la lotta nelle sue frange legittime e illegittime (come piacerebbe alla stampa d’ogni colore), ma ne testimonia semplicemente la trasversalità, ricchezza e potenza. Chiunque si chieda cosa spinga una ragazza romana a mettere in valigia i suoi migliori scarponi, fare migliaia di kilometri e andare in Valsusa può porsi una domanda semplicissima: chi pagherà la tav? La risposta è tutti e tutte. Il mistero della partecipazione extra-locale alle mobilitazioni è presto svelato.
Il secondo motivo per replicare all’articolo di Io donna è che è un testo sessista. In primis nella struttura: la finzione dell’inchiesta maschera un utilizzo in realtà violento delle esperienze personali. Con le vite delle donne è facile fare pornografia – come in questo articolo – dove si cerca di tratteggiare in forma caricaturale lo spazio dell’intimità. Nella narrazione proposta compaiono rossori, imbarazzi e pudori: la dimensione del corporeo viene così saccheggiata da un’ermeneutica violenta che costringe la donna – anche là dove protagonista – entro una figura debole e goffa. Compiaciuto il cronista s’intenerisce di fronte alla scena di quelle donne “ingenue e tenere” che lui pretende di descrivere: ecco il dispositivo sessista che viviseziona il corpo femminile al fine di eccitare o intenerire. E se la figura insopportabile delle “candide” donne Valsusine proposta nell’articolo allude alla seconda delle due opzioni, la sua contro-figura non può che essere un’immagine fortemente erotizzata. Ed ecco allora che compare una giovane militante: “bellissima, un volto da attrice e sguardo penetrante” (nome e cognome ripetuti per l’ennesima volta tra le righe di un articolo spazzatura). Fissata questa dicotomia, ci si può sbizzarrire con gli stereotipi.
Stando alla narrazione del Corriere le goffe e tenere donne della Valle, tutte pacifiche e materne, trovano sempre nella famiglia e nei problemi ad essa connessi entro la comunità i motivi delle loro lotte. Queste donne lottano per i figli, per le scuole e per gli ospedali, per i giovani che devono crescere e i vecchi che devono accudire. Anche all’interno della lotta il loro ruolo è soprattutto di cura: preparano té caldi, intrattengono i bambini, cucinano, etc.. etc… Immagine rassicurante di una figura tradizionalmente materna a cui si contrappone quella che dovrebbe essere la sua negazione. Una figura femminile violenta, attraente, sradicata e degenerata che incombe sulla purezza dell’autentica Valsusina. A parte il carattere fittizio – ridicolo se non rappresentasse un gesto di violenza verso tutte le donne del movimento – delle due caratterizzazioni, è importante denunciare il sessismo insito nel tentativo di frammentazione della soggettività femminile.
Il problema sta nell’imposizione dell’aut aut. Le donne reali eccedono la dicotomia e si riconoscono tra loro a partire da differenze che sono il prodotto di esperienze reali, di percorsi di vita, etc… etc… Le donne reali sanno anche che le dicotomie vanno spezzate in primis nella propria vita per non rischiare che ogni scelta divenga un’alternativa secca. Quando l’articolo del Corriere descrive le donne Valsusine che scompaiono in modo proporzionale all’avanzata di altre donne non fa altro che esorcizzare l’idea che le donne Notav siano riuscite a sfuggire una logica discorsiva binaria (e questa sarebbe una tra le tante vittorie del movimento!). L’articolo cerca addirittura di risospingerle nell’ombra, di convincerle che lo spazio adatto per le loro battaglie è quello privato e domestico. Cerca di sottrarre le donne alla lotta e la lotta alle donne mentre, in verità, sta solo a queste ultime decidere per cosa e come lottare. Non ci sono contenuti e pratiche pregiudizialmente contrari: una madre barricadera è un ossimoro solo per una cultura sessista! In Valle ci sono solo donne in carne ed ossa, quelle altre quelle cattive, sono fantasmi agitati per spaventare chi ormai è già diventato troppo grande per avere paura.
Leggi anche

PRESIDIO DI SOLIDARIETÀ AL CARCERE DELLE VALLETTE: MERCOLEDÌ 5 AGOSTO ORE 18.30
Mercoledì 29 luglio, i due giovanissimi attivisti tedeschi arrestati per la straordinaria manifestazione del 25 luglio al cantiere di Chiomonte, hanno ricevuto la convalida della misura cautelare in carcere. I capi d’imputazione sono devastazione, lesioni aggravate e resistenza a pubblico ufficiale. I due giovani (un ragazzo e una ragazza) sono stati fermati a seguito di […]

Solidarietà al Movimento No Tav della Valsusa – Comitato No Tav Trento
Riceviamo e pubblichiamo questo comunicato di solidarietà del Comitato No Tav Trento, a cui mandiamo i nostri più sentiti ringraziamenti e a cui restituiamo la nostra complicità. Stiamo in questi giorni raccogliendo comunicati, riflessioni e testimonianze della giornata del 25 luglio, accettiamo volentieri segnalazioni sui nostri social e via mail! “Abbiamo praticato convintamente il diritto […]

Conferenza stampa del Movimento No Tav “C’eravamo, ci siamo e ci saremo.” Blocchi e identificazioni ma il Movimento rilancia e ribadisce “la lotta rende giovani”.
Si è conclusa poco fa la conferenza stampa convocata dal Movimento No Tav in seguito ai posti di blocco istituiti questa mattina a conclusione del Festival Alta Felicità: un’intera porzione di Valsusa è stata perimetrata. A controllare ogni via d’accesso a Venaus, forze dell’ordine e Digos di Torino che non permettevano alle persone di defluire […]

Ermelinda ci scrive dagli arresti domiciliari
Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri una lettera che ci ha fatto arrivare la nostra cara amica e compagna Ermelinda, arrestata e posta in detenzione domiciliare il 23 aprile per una pena di 6 mesi e mezzo per un oltraggio a pubblico ufficiale che non ha commesso.Ricambiamo con affetto e determinazione al suo pensiero e saluto, […]

25 LUGLIO: IN MARCIA VERSO I CANTIERI DELLA DEVASTAZIONE
Quindici anni fa, il potere politico ed economico decise di trasformare la Val di Susa in una zona di sacrificio e in un laboratorio di militarizzazione per imporre un’opera già rifiutata dall’intera comunità nel 2005. Il 27 giugno 2011, non fu soltanto l’apertura del cantiere della Maddalena: fu il tentativo di spezzare un movimento che […]
