movimento, post — 16 ottobre 2013 at 10:42

Dall’Italia alla Palestina/ Israele : gli attivisti condividono riflessioni sulla lotta popolare

Dal 1994  attivisti italiani della valle di Susa sono impegnati in una lotta popolare contro i progetti del governo per costruire una ferrovia ad alta velocità lunga 57 kilometri. In visita alla West Bank , gli attivisti della Valle di Susa hanno compreso meglio la vita sotto l’occupazione israeliana  e sono ripartiti con delle nuove riflessioni utili alla lotta che conducono nella loro terra.

Di Riccardo Carraro da 972mag.com

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Attivisti italiani del Movimento NO TAV camminano lungo il muro che separa Israele da Gaza.( Foto del Movimento NO TAV )

Quando usiamo il termine “ lotta popolare” di solito lo intendiamo in un contesto di partecipazione  collettiva di base  in  una lotta che é inclusiva di diversi settori della società , senza distinzione tra generi, età, cultura , ecc…Sebbene ogni lotta popolare abbia  le sue specificità e caratteristiche , ci sono degli elementi comuni  condivisi da tutte le lotte popolari : rifiuto di una rigida divisione del lavoro , determinazione a partecipare ,  farsi carico della propria esistenza  così come del  proprio destino e di quello della comunità.

Tutte le lotte popolari hanno in commune la capacità di scegliere , reclamare dignità  e reagire alla violenza , alla repressione e all’abuso di potere. Una lotta diventa “popolare” quando non è compiuta solo dai capi, ma dalla gente commune. Una lotta è popolare quando sia l’anziano che il giovane possono parteciparvi , ognuno portando il proprio contributo.

In una lotta popolare  il processo di “attivazione “ é tanto importante quanto il risultato che si raggiunge  poiché è precisamente attraverso il processo che si ottengono i più grandi  risultati.

Di recente sono tornato da un viaggio in Palestina/Israele  con una delegazione di attivisti italiani della Valle di Susa. Durante il viaggio abbiamo visitato diversi gruppi locali impegnati nella lotta popolare , compresi  in Nabi Saleh, Al-Araqib, Bil’in, South Hebron Hills e Jaffa .

Fin dal 1994 , la valle di Susa è territorio dei NO TAV , una lotta popolare contro la costruzione di un treno ad alta velocità attraverso la Valle. Questa ferrovia , con i suoi 57 km di tunnel , distruggerà l’ambiente della valle, danneggerà diverse falde acquifere e peggiorerà la salute dei residenti ( la montagna che attraverserà il tunnel contiene  grandi quantità di uranio e amianto ).Inoltre questa linea è inutile , poiché esiste già una moderna ferrovia che al momento viene utilizzata solo al 20% delle sue capacità. Il progetto costerà al pubblico quasi 40 miliardi di euro, con i politici che hanno il coraggio di affermare che sarà utilizzata per il trasporto di merci.

L’ Italia é un Paese paradossale in cui il 40% dei giovani sono disoccupati e dove i servizi pubblici ( scuole , ospedali , trasporto pubblico ) vengono costantemente smantellati. Ora lo Stato sta per spendere almeno 40 miliardi di euro (24 ndr) per permettere alle patate e alla cipolle di viaggiare a 300 km all’ora per andare da Torino a Lione – davvero molto utile! La popolazione locale ha reagito alla decisione del governo con manifestazioni ,azioni dirette e altri mezzi non-violenti.  Comunque , il governo ha represso le proteste , ferendo molte persone , arrestando più di 900 attivisti , militarizzando pesantemente la valle e, contemporaneamente, impiegando migliaia di agenti e soldati per difendere il cantiere.

Bambini sventolano le bandiere Palestinesi nel villaggio di Susya  a sud delle colline di Hebron. Susya è uno dei tanti villaggi visitati dagli attivisti italiani ( Foto Movimento NO TAV  ).

Bambini sventolano le bandiere Palestinesi nel villaggio di Susya a sud delle colline di Hebron. Susya è uno dei tanti villaggi visitati dagli attivisti italiani ( Foto Movimento NO TAV ).

 

Il viaggio in Palestina è stato organizzato dalla ONG italiana Servizio Civile Internazionale , che da anni sostiene sia la lotta popolare NO TAV in Valle di Susa, sia la lotta popolare in Palestina. Durante il viaggio gli attivisti italiani hanno potuto  apprendere e comprendere la lotta contro l’occupazione , condividendo le loro riflessioni sulla loro esperienza con attivisti Palestinesi e Israeliani.

Gli attivisti Palestinesi sono rimasti colpiti nello scoprire ciò che sta accadendo in Italia : le somiglianze tra le due lotte sono diventate sempre più chiare, giorno dopo giorno, riconoscendo comunque che  l’occupazione israeliana é un sistema di oppressione molto più violento e sofisticato di quello che si manifesta in Valle di Susa.

Le somiglianze più interessanti non sono state evidenziate in aspetti esterni , come ad esempio l’uso di gas lacrimogeni o filo spinato, ma piuttosto in aspetti meno evidenti che sono emersi durante le lunghe conversazioni.  Ad Al-Araqib abbiamo imparato il significato del termine “ sumud “, cioé opporre resistenza  nella propria terra contro l’espropriazione e l’espulsione , un concetto che suonava potente tra la gente della valle di Susa.

Inoltre , é stato interessante notare i modi in cui il governo italiano e quello israeliano utilizzino la forza per controllare e limitare la resistenza (arresti , fogli di via o arresti domiciliari sono molto comuni tra gli attivisti di entrambi I territori ).  Mentre  eravamo in Palestina, ad uno dei leader riconosciuti della lotta in Val di Susa è stata perquisita la casa ed è stato incriminato per incitamento alla violenza – un qualcosa che molti capi della lotta popolare Palestinese hanno sperimentato in prima persona.

Entrambi I gruppi di attivisti hanno trovato inquietante il fatto che la gente possa vivere una vita normale ad appena 40 minuti di distanza dale zone occupate. Durante una chiacchierata , gli attivisti israeliani hanno spiegato quello che significa vivere a Tel Aviv. Non ho potuto fare a meno di paragonare Tel Aviv con Torino , una città ad appena 40 minuti fuori dalla Valle di Susa che spesso si ritiene totalmente estranea all’occupazione militare di quell’area.

Entrambi I gruppi hanno anche considerato come lo sfruttamento del lavoro sia comune in valle come in Palestina, apprendendo come I Palestinesi trovino lavoro  costruendo gli insediamenti della West Bank  o come disoccupati italiani trovino lavoro costruendo la ferrovia. Tutto questo ha permesso agli attivisti  di condividere i modi in cui gli affari traggano vantaggio da entrambe queste occupazioni e ci hanno fatto comprendere  il Movimento del Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni ( BDS ).

Un tema ricorrente che è emerso diverse volte durante il viaggio è stato che il modo in cui gli attivisti si impegnano in una lotta popolare  indica che essi non combattono solamente per i loro diritti e per la propria libertà , né per i diritti e la libertà della loro comunità. Essi combattono per i diritti e la libertà della gente oppressa che vive oltre il loro Paese. In questo modo, il potere simbolico della lotta popolare – lo scontro paradigmatico tra popolo e potere – può essere fonte di ispirazione per altre lotte all’estero.

Riccardo Carraro  é un attivista italiano che ha a che fare con il problema Israelo-palestinese dal 2003. Al momento è Segretario del Servizio Civile Internazionale , una ONG italiana che si occupa di diritti umani, pace e giustizia sociale.

(traduzione di D.Tassotti che ringraziamo)