media — 5 aprile 2012 at 17:38

#tav e #notav: analisi della conversazione su Facebook e Twitter

[da : http://www.fanpage.it/tav-facebook-twitter/#ixzz1rAnHFTz5 ] – Il Web è un termometro affidabile delle opinioni di un paese? Se non lo è già ora, lo sarà ben presto. Specie quando si parla di un’opera controversa e contestata come l’Alta Velocità, che diversi quotidiani e tg hanno trattato alla stregua di semplice questione di ordine pubblico. Di certo il Web è molto più misurabile di altri media. Studiarlo da vicino, analizzare la conversazione online, ci ha permesso di capire cosa si dice sui social network a proposito di Val di Susa.

Porterà lavoro e sviluppo. Non è vero! La valle verrà sventrata e i posti di lavoro creati saranno temporanei. Allora toglierà i camion dalla strada. Possiamo farlo in altri modi. Ha un enorme impatto ambientale e rischia di distruggere l’economia della Val di Susa. No, il governo ha detto che l’impatto ambientale del TAV è pari a zero. I tecnici hanno espresso parere favorevole. E allora l’allarme di Mercalli? I dubbi del Politecnico? Anche la sinistra è d’accordo, siete rimasti solo voi a dire di no. Quale sinistra? Quella che fino a ieri amministrava alcune delle cooperative oggi titolari dei lavori?

Potremmo andare avanti così all’infinito, ripescando tra le mille verità emerse attorno al progetto TAV. Ma, almeno per oggi, preferiamo mettere da parte l’immaginario batti e ribatti tra un sostenitore del progetto e il suo interlocutore, che invece ne rileva criticità e i punti deboli. Le prese di posizione si sprecano. I media non sempre hanno rivolto al caso la dovuta attenzione o, peggio, quando se ne sono occupati hanno finito col ridurre tutto a una mera questione di ordine pubblico. Gli eccessi ci sono stati e continuare a chiedersi chi ha iniziato per primo non ci aiuterà a venirne fuori prima.

Nel frattempo, il dibattito in Rete sulla necessità di un’opera come il TAV è parso più ricco e articolato. O meglio, più “tridimensionale” di quanto poi rotative e piccolo schermo abbiano fatto trasparire.
Da qui l’idea: perché non provare a misurare questa conversazione? Perché non capire cosa si dice in Rete? Perché non andare direttamente ai dati, rifuggendo quella logica da talk show spesso a disagio quando deve affrontare aspetti complessi del vivere quotidiano?

Ho coinvolto Reputation Manager, che su mia richiesta ha condotto un’analisi delle conversazioni online sul TAV avvenute tra il 20 e il 30 marzo 2012, su Facebook (13.254 post) e su Twitter (1.294 tweet).
Il primo dato è una sostanziale predominanza dei contrari.
L’hashtag più utilizzato su Twitter è #notav, con 1.193 tweet, mentre #tav rimane molto defilato con i suoi 180 tweet. Sommando questi due hashtag si copre la quasi totalità dei messaggi, ma c’è uno stuolo di parole chiave per così dire “secondarie” che si accompagnano al messaggio principale e ne delineano contorni e sfumature. Le principali sono senz’altro #caselli, che fa riferimento al procuratore capo di Torino, oggetto di contestazioni a Milano per aver fatto arrestare, lo scorso gennaio, alcuni militanti accusati per le violenze avvenute in Val di Susa nell’estate del 2011. A fargli da contraltare, e non solo da un punto di vista semantico, l’hashtag #bastafango, utilizzato per difendere i No TAV da accuse che riguardano i danneggiamenti alla stazione di Milano Rogoredo oppure tafferugli occorsi in varie occasioni.

Ancor più interessante è notare che i favorevoli al TAV non sono quasi mai all’origine delle conversazioni. Si limitano a seguirle: intervengono in un secondo momento, ma quasi mai propongono per primi riflessioni o temi di discussione. Nel periodo preso in esame da Reputation Manager, gli italiani che hanno twittato a proposito di TAV sono 535. L’account più attivo è @notav_info, utente collettivo che sta per superare i 7mila follower; seguono a ruota Silvia Rovelli, attentissima nel seguire le vicende del movimento valsusino, e il giornalista de La Stampa Roberto Travan.

Le conversazioni sono piuttosto diffuse e bilanciate: ciò vuol dire che, lanciato un tema, partecipano più o meno tutti allo stesso modo e con lo stesso impegno. Interessante però notare che, su 535 utenti coinvolti, i primi dieci producono poco più del 20% dei tweet totali.

Su Facebook il discorso non cambia molto. Ancora una volta le ragioni dei No TAV si impongono. Qualche dato aggiuntivo: qui le conversazioni sono più numerose e accese, e le posizioni favorevoli all’Alta Velocità quasi scompaiono. Senza contare che il 52% degli iscritti a pagine e gruppi Facebook (sia favorevoli che contrari al TAV) sono donne.
Nei dieci giorni presi in esame, sono stati pubblicati 13.254 post divisi tra 80 gruppi e 60 pagine,  quasi tutti contro l’alta velocità. Il picco (500 post) si è avuto il 29 marzo. La pagina ufficiale No TAV conta quasi 40 mila fan, mentre quella denominata “Il popolo NO TAV avrà più fans de La Repubblica” 5mila. Quanto ai gruppi, il primo per dimensioni è “NO TAV Valle di Susa” con i suoi 4.300 iscritti al momento della rilevazione.

E i contenuti? Il post in assoluto più popolare (quasi 400 condivisioni, 177 “mi piace” e oltre 200 commenti) riguarda la foto del poliziotto in assetto antisommossa sorpreso a lanciare una pietra all’indirizzo dei manifestanti. Se invece facciamo riferimento solo al numero di “mi piace” incassati dal singolo post (237, ma solo 98 condivisioni), va segnalata l’immagine di un gruppo di attivisti che dipinge un’enorme scritta NO TAV su un muro della Val di Susa, con il commento “Work in progress..” postato dall’utente che l’ha pubblicata.

“La cosa che balza subito agli occhi – ha sottolineato Andrea Barchiesi, amministratore delegato di Reputation Manager – è che il movimento No TAV sa difendere non solo le proprie ragioni, ma anche la sua reputazione online, utilizzando gli strumenti offerti dai social media: un esempio lampante è l’hashtag #bastafango, utilizzato proprio per avversare coloro che imputavano la colpa di alcuni atti di vandalismo ai No TAV e rispondere alle loro accuse”.