editoriale — 10 aprile 2012 at 11:30

11 Aprile, in Valsusa e in ogni città

Ma i centimetri che ci servono, sono dappertutto, sono intorno a noi, ce ne sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo. In questa squadra si combatte per un centimetro, in questa squadra ci massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi per un centimetro, ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro, perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, la differenza fra vivere e morire. Al Pacino  nello spogliatoio di Ogni maledetta domenica

L’appuntamento è fissato, ed è di quelli che fanno meglio comprendere tutta la vicenda della Torino Lione. Espropri dei terreni che le truppe del Tav si erano già prese in quella triste mattina del 27 febbraio, con l’inganno del tempo, incuranti delle decine di migliaia di persone che sfilarono da Bussoleno a Susa due giorni prima, e infami nel recintare in fretta e furia i terreni senza fermarsi nemmeno nel momento in cui Luca giaceva atterra, caduto dal traliccio, in un atto di resistenza personale a cui ancora oggi va donato l’abbraccio e il rispetto di tutti, perché Luca, come tutti i Notav ha dimostrato di crederci, e di crederci veramente.

L’11, ancora una volta l’apparato politico/tecnico/militare si tingerà di ridicolo svolgendo quelle prassi amministrative, consistenti nella convocazione dei proprietari dei terreni e nell’annuncio dell’occupazione temporanea degli stessi, già superate “manu militari” dai jersey e dal filo spinato.

Di fronte al Tav persino uno dei cardini degli stati, cioè la proprietà privata, cade miserevolmente perché per una politica istituzionale, ormai nel baratro, sputtanata e  avversata dalla maggior parte dei cittadini, quest’opera va portata avanti, senza se e senza ma, perché… “chissà cosa accadrebbe se vincessero i valsusini….”

Ormai è questo il piano del conflitto in campo, il noi e loro, è tutto basato su piccole (ma rappresentative) mosse utili a spostare la propria bandierina più in là. Probabilmente il giorno 11 canteranno vittoria, il non cantiere (dalle sembianze sempre più simili a un campo di concentramento) proverà a diventare un po’ più al suo interno simile a un cantiere, e qualche vigliacco di turno, ben protetto dalle polizie e dal filo spianto, avrà il coraggio di dire: “abbiamo fatto un passo in più verso la realizzazione dell’opera”.

Poco importa, al movimento interessa esserci anche l’11 e prodigarsi per mettere i bastoni fra le ruote di un carrozzone, che ormai, siamo franchi, sbanda da tutte le parti.

La statualità della Torino Lione, dopo l’economia e la tecnica, hanno fallito miseramente di fronte ad una spinta sociale così forte ed incisiva. Del resto alla Valsusa chi dovrebbe dare lezioni? I Bossi o i Rutelli con i loro tesorieri? O le decine di politici coinvolti in ruberie organizzate? O i tecnici del Governo dei banchieri che sanno solo chiedere sacrifici a chi li fa già tutti i giorni? Chi, ma veramente chi ancora , può permettersi di parlare di senso dello stato e balle simili, ma per piacere!

Come tutte le nostre battaglie, nessuna sarà decisiva, ma tutte continueranno ad essere importanti, l’11 come in tutti i prossimi giorni. Noi le nostre bandiere da piazzare le abbiamo sparse dappertutto e le sventoliamo ben fieri, anche per chi è ancora in prigione, e come per la fine di febbraio, le vedremo sventolare non solo in Val Susa, ma in ogni luogo dove  il vento della Valle, carico di resistenza e solidarietà arriverà a soffiare.

Lele Rizzo