documenti, post — 18 luglio 2014 at 09:34

MAFIA: NON SOLO NON CI SONO GLI “ANTICORPI” MA E’ L’INTERO SISTEMA IMMUNITARIO AD ESSERE SOTTO ATTACCO ! (prima parte)

Richiamiamo le dichiarazioni di Chiamparino rilasciate a La Stampa il 3 luglio scorso, a proposito delle infiltrazioni della ‘ndrangheta nei lavori del Tav Torino Lione e degli anticorpi che il sistema “avrebbe” per proteggersi da tali infiltrazioni.

Tali dichiarazioni, già di per se surreali, risultano particolarmente allarmanti sul grado di conoscenza di chi le esprime e ciò se le poniamo a confronto con quanto avvenuto in riferimento all’unico strumento valido ai fini del monitoraggio dei flussi finanziari in funzione di lotta alle Mafie: vogliamo svelare la storia del CUP (c.d. codice antimafia) errato attribuito alla Torino Lione.

La legge n. 3 del 2003 ha imposto l’obbligatorietà del Codice Unico di Progetto per ciascun progetto di investimento pubblico.

cup

Il CUP, per sintetizzare, rappresenta, di fatto, una sorta di codice fiscale che il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e il Dipartimento per la Programmazione e il coordinamento della Politica Economica assegnano a ogni progetto per tutta la durata del suo percorso.

Va da se che il CUP è lo strumento principe per tracciare i flussi di denaro che interessano le opere pubbliche, che è il modo più incisivo per combattere le infiltrazioni della criminalità organizzata, come sosteneva già a suo tempo il giudice Falcone.

Il CIPE, con delibera 86 del novembre 2010, assegnò al progetto del tunnel geognostico de La Maddalena, quale primo progetto dei lavori di realizzazione della linea ad alta velocità Torino-Lione, un CUP errato poiché già assegnato ad altra opera: quella della Linea AV/AC Milano-Verona.

Rilevato l’errore commesso dal CIPE la Comunità Montana Valle di Susa e Val Sangone, tramite il proprio avvocato, lo segnalò nel 2010 e del 2011 all’Autorità di Vigilanza dei Contratti Pubblici e alla Direzione Nazionale Antimafia. Nelle medesime segnalazioni si richiedeva anche una verifica sulle eventuali conseguenze e sugli effetti che un CUP errato avrebbe potuto avere sulle procedure di tracciabilità dei flussi finanziari a partire dal 2010.

Non ricevendo alcun riscontro il 14 settembre 2012 veniva inviata una nuova comunicazione all’AVCP, al Prefetto di Torino, al Comando Regionale della GdF e al Ministero dell’Interno, nonché al Dipartimento per la Programmazione e il coordinamento della Politica Economica (DIPE).

A questo punto, dopo circa un mese dall’ultima segnalazione, la Presidenza del Consiglio dei Ministri in data 9 ottobre 2012 correggeva il CUP assegnato al progetto di tunnel geognostico de La Maddalena, per la TAV.

Di fatto, quindi, per 2 anni, a partire dal novembre 2010 fino all’ottobre 2012, la Lyon Turin Ferroviaire  (LTF), avrebbe potuto potenzialmente gestire i propri flussi finanziari presso altre società appaltatrici o altri operatori economici che versavano in qualsiasi condizione sotto il profilo della liceità, della legalità e della regolarità, senza essere sottoposta ad alcun controllo.

Proprio a quel periodo risalgono i lavori per la realizzazione delle recinzioni e della preparazione dell’area di cantiere, lavori affidati ad una ATI composta da due aziende ben note agli organi inquirenti ed alle forze dell’ordine: l’Italcoge e la Martina Service.

Entrambi i titolari delle aziende erano citati nel rapporto dei carabinieri che è stato alla base dell’inchiesta Minotauro ove veniva svelata una certa frequentazione dei due due titolari con uno dei capi della ‘ndrangheta del torinese ed, anzi, viene riportato che l’Italcoge avesse avuto tra i suoi dipendenti, per un certo periodo, addirittura il figlio di quel capo: sicuramente non c’è niente di male ad andare a cena dal capo riconosciuto della ‘ndrangheta del torinese, però non dovrebbe essere titolo di merito per vedersi affidati “a trattativa privata” lavori pubblici per milioni di euro, come invece è stato.

Ma non basta, anche nei giorni scorsi, e ad ulteriore conferma, l’operazione contro la ‘ndrangheta denominata San Michele – che abbraccia l’intero periodo temporale in cui il CUP era sbagliato – ha condotto all’arresto di decine di persone.

Nella medesima ordinanza cautelare sono citati i titolari dell’Italcoge – ormai fallita – quali intermediari di una impresa, la Toro, che ha svolto illegittimamente lavori di asfaltatura all’interno del cantiere del Tav a Chiomonte, proprio sotto l’attento e vigile occhio delle forze dell’ordine.

Anche il titolare della predetta società è stato arrestato in quanto organico alla ‘ndrangheta.

Se pensiamo che più o meno negli stessi giorni dell’operazione San Michele – per un’indagine su false attestazioni SOA – sono stati disposti gli arresti domiciliari proprio l’ex presidente dell’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici (AVCP), Giuseppe Brienza, e nell’indagine, per abuso di ufficio, è finito ora anche l’altro ex presidente dell’Authority (succeduto a Brienza) ed ex presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino.

In tale filone di indagini è indagato persino l’Ing. Maurizio Ivagnes, esattamente il destinatario delle segnalazioni sull’erroneità del Cup quale Dirigente Generale dell’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici (AVCP).

Da questo allarmante quadro, che colpisce anche gli Organi di Controllo del potere esecutivo, risultano essere incomprensibili le dichiarazioni del Presidente della Regione Piemonte Chiamparino che indica “trionfalmente” l’ esistenza e l’ efficacia degli anticorpi contro le infiltrazioni della criminalità organizzata nelle opere pubbliche.

Forse meglio ricordare a Chiamparino la separazione dei tre Poteri dello Stato e che ogni Potere dovrebbe avere, al proprio interno, i propri anticorpi.

Ed è proprio la totale inefficienza degli anticorpi nel Potere Esecutivo che ha determinato l’intervento del Potere Giudiziario !

Sull’argomento è stata presentata nei giorni scorsi un’interrogazione parlamentare dal deputato Fabiana Dadone del M5S dalla quale si è ampiamente fatto riferimento in questa esposizione.

Il Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti, Umberto Del Basso De Caro, come era prevedibile, non ha dato risposta plausibile all’interrogazione. (prosegue dopo il video)

Come se non bastasse quanto sinora evidenziato, ricordiamo che con l’accordo italo francese del 2012 di fatto tutti i lavori (appalti, sicurezza, etc. etc.) relativi alla parte comune italo francese ma realizzati in territorio italiano saranno regolati dalla legge francese, che non comprende alcuna legge antimafia, e non più dalla legge italiana; si capisce quale enorme regalo (o scambio?) sia stato fatto alla criminalità organizzata che potrà operare in piena libertà.

Ci fanno sorridere le parole di Chiamparino ma ancora di più quelle di Virano che afferma che i francesi adotteranno nella loro legislazione le procedure antimafia proprio in seguito al pressing di Virano stesso e dell’Italia.

A parte l’irrealtà di vedere il Parlamento francese che su indicazione di un semplice Commissario di Governo, come è Virano addotta, un complesso corpus di leggi antimafia come quello italiano, domandiamo: ma che bisogno c’era di sancire in un accordo che i lavori in territorio italiano sono soggetti alla legge francese per poi dover fare pressing sulla Francia perché adotti la legge antimafia italiana ?

Dimenticanze ? Incompetenza o scientifico attacco al Sistema Immunitario del Paese ?

Infine una ulteriore domanda viene spontanea: ma se ci sono voluti oltre due anni per correggere il codice antimafia – anni in cui la penetrazione dell’ ‘ndrangheta nel cantiere di Chiomonte è cosa certa – Chiamparino e Virano pensano davvero che qualcuno creda alle loro trionfali dichiarazioni ?

Concludendo e volendo mantenere la metafora tanto cara a Chiamparino, qui non solo non abbiamo gli anticorpi ma abbiamo deciso di azzerare l’intero Sistema Immunitario del Paese.

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