post — 28 Febbraio 2026 at 19:25

La Torino-Lione slitta al 2034: l’opera imposta che continua a fallire

Ancora uno slittamento. La Torino-Lione entrerà in funzione, secondo TELT, non prima del 2034. Fine lavori nel 2033, apertura al traffico l’anno successivo.

Non è un aggiornamento tecnico: è l’ennesima conferma di un progetto che da trent’anni accumula ritardi, costi e contraddizioni. Con questa nuova scadenza l’opera arriva a sfiorare i vent’anni di scarto rispetto ai cronoprogrammi originari.

Ritardi strutturali e costi fuori controllo erano già stati evidenziati anche dalla Corte dei Conti Europea.

Secondo i dati ufficiali, l’avanzamento complessivo dell’opera è al 28%. Sono stati scavati circa 46 chilometri di gallerie; di questi, una ventina riguardano il tunnel di base del Moncenisio (57 chilometri complessivi nelle due canne) e risultano tutti sul versante francese.

In Italia, invece, lo scavo del tunnel principale non è ancora iniziato. Si stanno completando opere preliminari e di messa in sicurezza del territorio; l’avvio dello scavo viene indicato tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, con l’arrivo di una nuova fresa.

Dopo decenni di annunci, la parte più costosa e impattante sul territorio italiano deve ancora cominciare.

E a quale prezzo: la sola tratta transfrontaliera supera oggi gli 11 miliardi di euro, con un incremento del 23% negli ultimi anni. I costi risultano più che raddoppiati rispetto alle stime originarie e la conclusione è stata progressivamente spostata nel tempo. Oggi l’entrata in esercizio è prevista per il 2034: quasi vent’anni di promesse disattese.

Ma il nodo non è soltanto economico. È che i presupposti su cui l’opera è stata costruita non sono mai stati dimostrati.

  • La linea storica del Frejus resta largamente sottoutilizzata.
  • I flussi merci non hanno mai raggiunto le proiezioni utilizzate per giustificare l’investimento.
  • Non esiste un’emergenza trasportistica che renda indispensabile un tunnel di base alpino da 57 chilometri.

L’opera è stata dichiarata necessaria prima ancora di essere dimostrata tale e, negli anni, nessuna verifica indipendente ha confermato in modo convincente quella necessità.

Intanto il commissario straordinario Calogero Mauceri punta a chiudere entro l’anno l’iter per la tratta nazionale Avigliana-Orbassano. Diversi sindaci dell’area metropolitana ovest hanno espresso preoccupazioni per espropri e ricadute sul traffico. Si moltiplicano assemblee informative nei paesi, con una crescente preoccupazione da parte della popolazione locale.

La Regione parla di “ascolto”, ma chiarisce che non intende rallentare l’opera. È lo schema che si ripete da trent’anni: confronto formale, decisione già presa, nessuna opzione zero.

Il 2034 non è solo una nuova data. È la dimostrazione che questa grande opera continua a sopravvivere alle proprie contraddizioni, sostenuta da una volontà politica che ignora i dati, il territorio e trent’anni di opposizione.

Non è sviluppo.
Non è progresso.
È accanimento.

E mentre si riscrivono cronoprogrammi e si aumentano i bilanci, resta una verità semplice: quest’opera non è mai stata voluta e non è mai stata necessaria.

Per questo continueremo a lottare, perché difendere il territorio in cui viviamo significa anche fermare chi vorrebbe distruggerlo.

Avanti No Tav!