post — 15 Marzo 2026 at 17:54

Chiomonte, lo spettro dell’ennesima foresteria per le maestranze Tav e della sostituzione demografica

A Chiomonte si torna a parlare di Palazzo Beraud, lo storico edificio noto anche come “Vescovado”, situato nel centro del paese alle spalle del municipio. Ad accendere la discussione è stato il recente annuncio della maggioranza comunale, che ha presentato la partecipazione al Conto Termico 3.0 (incentivo statale attivo dalla fine del 2025 volto a finanziare spese per interventi di efficienza energetica e produzione di calore rinnovabile) come una svolta per il futuro dello stabile.

Ma dietro ai toni trionfali dell’annuncio si nascondono molte incognite. A sollevarle è una lettera diffusa dal gruppo di opposizione “La Casa del Comune”, che invita a guardare oltre la retorica della “rigenerazione green” e a interrogarsi sul vero destino dell’edificio.

Il Conto Termico, infatti, finanzia esclusivamente interventi di efficientamento energetico. Non affronta il problema principale di Palazzo Beraud: lo stato strutturale di un edificio storico vincolato che richiederebbe interventi molto più ampi e costosi per essere realmente recuperato. Parlare di “rigenerazione urbana” per lavori limitati come infissi o impianti rischia quindi di creare aspettative che poco hanno a che fare con la realtà.

La questione, però, pare che riguardi anche l’utilizzo futuro del palazzo. Infatti, nella controversia che accompagna il progetto, sembra che si affacci anche una prospettiva che in Valsusa è ormai conosciuta: quella di farsi finanziare le ristrutturazioni da Telt (come già successo a Susa) per trasformare edifici e spazi pubblici in strutture di alloggio per le maestranze impegnate nei cantieri della Torino-Lione.

Chiomonte convive ormai da 15 anni con la presenza invasiva del cantiere Tav, che ha modificato profondamente il territorio e la vita quotidiana della comunità con traffico pesante, limitazioni e militarizzazione di aree da sempre adibite alla coltivazione di viti. In questo contesto, l’idea che uno dei palazzi storici del centro possa diventare l’ennesima struttura funzionale al cantiere, appare certamente come una scelta poco lungimirante e priva di una reale visione per il futuro del paese indipendente dalle lobby dei costruttori.

Il rischio è quello di trasformare progressivamente Chiomonte in un territorio sempre più piegato alle esigenze della grande opera, dove gli spazi pubblici e il patrimonio storico vengono adattati alle necessità temporanee dei cantieri anziché essere pensati per la comunità.

Non è solo una questione simbolica: quando anche un edificio storico viene riservato a funzioni legate al compimento di un’infrastruttura come quella dell’Alta Velocità, si crea un modello di sviluppo fragile e precario.

Terminata la fase dei lavori, resta il vuoto: strutture difficili da riconvertire e un tessuto economico e sociale che nel frattempo si è adattato a un’economia legata ai cantieri più che alla vita di un terriorio. Soprattutto nella piana di Susa, stiamo vedendo allevatori, aziente agricole, abitanti storici come Ines Zuccotti e tanti e tante altre, trasferirsi ed abbandonare i propri paesi, conseguentemente agli espropri e i tentativi di Telt di acquistare case ancora abitate facendo delle offerte generose. Quello che si verrà a creare sarà una “sostituzione demografica” in cui i locali saranno rimpiazzati dalle maestranze. Un modello di sviluppo che ci parla indubbiamente di spopolamento e svuotamento.
Stessa sorte toccherà alla popolazione che vive sulla linea Avigliana-Orbassano.

In una prospettiva simile, la possibilità di nuovi progetti legati direttamente al cantiere Tav solleva inevitabilmente degli  interrogativi. Per questo l’opposizione parla apertamente del rischio di vedere Palazzo Beraud trasformarsi in un dormitorio per le maestranze o “una cattedrale nel deserto”, invece che in uno spazio realmente utile alla comunità.

A fronte di questa vicenda una domanda sorge spontanea: quale futuro ci si immagina davvero per Chiomonte? Un futuro sempre più all’ombra dei cantieri della Torino-Lione o un domani costruito sulla cura, sui bisogni reali della popolazione e sulla valorizzazione del patrimonio storico e culurale?  Il destino di Palazzo Beraud, al di là degli annunci, potrebbe diventare un banco di prova di questa scelta.