Si mormora che la Val di Susa voglia candidarsi a Capitale della Cultura 2028.
Tuttavia, “cultura”, in questo caso, è sinonimo di cantieri a perdita d’occhio, tunnel che potremmo definire “artistici” e panorami completamente devastati.
Abbiamo immaginato quali potrebbero essere i punti forti di questa candidatura e creato dei suggerimenti per qualche sezione imprescindibile:
– Visione futura e sostenibilità – il futuro qui si raggiunge scavando, rigorosamente in orizzontale alla ricerca di non si sa bene quale tesoro.
– Identità culturale e paesaggistica – perché niente dice “bellezza” come una bella spianata dove prima c’era un grazioso boschetto verde.
– Progetti e iniziative per il 2028 – cantieri, principalmente. Che magari slitteranno all’anno dopo e poi ancora a quello dopo… ma intanto recintiamo tutto che non si sa mai.
– Coinvolgimento della comunità – partecipazione attiva garantita: ci ignorano, scavano, devastano… ma noi continuiamo a farci sentire e a lottare per il futuro della valle.
Insomma, se devastare interamente una valle è cultura, possiamo dire senza esitazioni che la Val di Susa ha ottime probabilità di vittoria!








