top — 11 giugno 2012 at 21:17

SULLE NOTIZIE DI RIAPERTURA DI VIA AVANÀ A CHIOMONTE

In questi giorni si susseguono incessanti voci di una riapertura di via avanà a Chiomonte. In pratica un pezzo di fortino (oggi supera i 50 ettari di territorio militarizzato) verrebbe abbandonato e riconsegnato alla comunità locale. Si tratta dell’accesso carraio dal comune di Chiomonte, noto a tutti come il cancello della centrale elettrica, a pochi metri dal campeggio no tav. Da lì, per qusi un chilometro interi vigneti e coltivazioni sono da oltre un anno occupate dalle forze di polizia e i proprietari per accedervi devono superare controlli, perquisizioni e check point. Al fondo di questa via, via dell’avanà appunto, si trova, prima ancora di arrivare all’area del futuro cantiere il museo archeologico della Maddalena di Chiomonte e la cantina sociale della locale cooperativa vinicola. Tutto questo spazio verrebbe quindi abbandonato e riconsegnato e noi, tutti “diciamo bene! Era ora, finalmente avete capito che ve ne dovete andare!” Dietro la prima proposta però si cela un piccolo inganno, il sindaco di Chiomonte avrebbe, a dir suo, strappato questa concessione in cambio di altri terreni nelle vicinanze, utili per fare una strada di cantiere. Ora il problema è che nessuno sa nulla di queste trattative in quanto il fantoccio sindaco Pinard da almeno un anno vive una vita dissociata dalla sua comunità e dalla val di Susa tutta. Dopo le sue gravi colpe nel non essersi opposto in maniera netta al cantiere del tunnel geognostico tutti lo hanno allontanato dagli ambiti di dibattito e di vita pubblica. Le notizie arrivano così in maniera informe dai quotidiani e nessuno riesce a captare di più da questa “alta trattativa” tra i vertici della prefettura di Torino e il simpatico “primo cittadino” di Chiomonte (ci verrebbe da aggiungere primo nel fare …). In più, oltre alla beffa ecco l’inganno, il tutto se il movimento starà “bravo”, in pratica se cesseranno le pressioni dal campeggio che guarda caso sta per iniziare. Ora però rasentiamo il ridicolo, come andrà a finire lo vedremo ma se un metro di terra è riconquistato è solo grazie alla pressione e alla lotta e non alle trattative supine di un sindaco debole come Pinard che in anni di se, vediamo, valutiamo hanno portato solo alla devastazione della Maddalena e al taglio e sbancamento dei castagneti della val Clarea. Così, giusto per non dare troppo peso alle debolezze e ai giochi da tavola aggiugiamo un simpatico commento giunto oggi in merito alla situazione di Chiomonte. Ecco a voi

In una splendida giornata estiva di un tempo lontano, un principe straniero,
accompagnato da una schiera di armigeri, si presentò alle porte di un piccolo
borgo montanaro.
Dispose gli armigeri intorno al borgo, fece erigere una sontuosa tenda e ivi
ricevette il capo villaggio per dettare condizioni.
Il principe voleva dieci giovani vergini per il diletto dei suoi armigeri
stanchi di guerra. Il capo villaggio si rese conto che la richiesta non poteva
essere accettata senza che il popolo scatenasse la propria ira e tergiversò.
I villici nel frattempo avevano abbandonato il borgo e disposto difese per le
vergini.
Il principe ordinò l’assedio e il capo villaggio fu invitato a banchetti in
cui si continuavano a discutere condizioni di resa indispensabile affinché i
campi potessero essere nuovamente coltivati e la vita riprendesse il suo
normale e misero incedere.
In realtà l’unica condizione era che le vergini fossero consegnate.
L’assedio durò molti mesi. La testardaggine dei villici superò ogni più
nefasta aspettativa del principe e del capo villaggio.
Nell’Estate successiva il Principe e i suoi armigeri furono chiamati dal loro
sovrano a combattere un’altra guerra.
Non potendo sottrarsi a tale onere, il principe chiamò nuovamente il capo
villaggio e imperioso lo convinse a sottoscrivere un accordo per il quale l’
esercito avrebbe abbandonato l’assedio se le dieci vergini fossero state
consegnate.
Il capo villaggio segnò con il suo nome l’accordo, chiamò l’araldo e fece
urlare per ogni contrada che il principe era buono e che se i campi non
potevano essere coltivati era per colpa di coloro che continuavano stupidamente
a difendere le vergini.
Il popolo naturalmente non si lasciò ingannare e rispose che nulla era
cambiato dall’inizio. Il capo villaggio aveva sottoscritto un accordo che
prevedeva che il principe ottenesse quello che voleva senza nemmeno dover
sforzarsi un po’.
Quell’accordo divenne oggetto di farse burlesche e i cantastorie lo ricordano
con il nome di “Principe e capo villaggio tentano di burlarsi del popolo”.