top — 8 aprile 2012 at 17:45

DOMENICA NO TAV IN VAL CLAREA

Una tranquilla giornata di festa in cui decine di no tav per tutta la giornata hanno scelto questa valle per fare due passi, incontrarsi e riposare in vista delle prossime impegnative giornate. Siamo alle solite, controllo dei documenti, filmati,  agenti in borghese e non che escono e rientrano in continuazione dalle recinzioni. C’è tensione nell’aria, mancano due giorni agli espropri e il contingente di polizia a protezione delle recinzioni non è quello delle grandi occasioni ma una sorta di via di mezzo tra l’ordinaria quotidianità dei giorni lavorativi e i momenti più alti di movimento. Centinaia di poliziotti hanno così passato questo giorno nel recinto e molti altri ne passeranno ancora. Tra le famigliole che a decine si muovono da Giaglione verso la Clarea il clima è totalmente diverso, c’è serenità e gioia nell’andare verso i terreni brutalmente recintati. Piuttosto si percepisce una crescente determinazione che porta ad approfonditi discorsi sulla fase attuale del movimento, sul da farsi nelle giornate future, tante proposte e tante idee. Ci si aspetterebbe rabbia o delusione da quelle reti, tutto viene curavto in saggezza, semplice, popolare, ad ogni male una cura, ad ogni torto subito… Ormai è passato quasi un anno da quando si manifestò chiaro il pericolo di sgombero ed occupazione, ora le procedure, anche quelle ufficiali sembrano terminare. Siamo a pasqua e un anno di lotte in Clarea ha di fatto impantanato la macchina di distruzione. Non la ha di certo fermata ma la prospettiva è e rimane quella, la lotta. Lottare in val Clarea per rendere impossibile e sempre più difficoltosa l’apertura del cantiere. Continueranno le mobilitazioni i cortei e le giornate di festa, il resto strada facendo si affronterà. Restano sulla pelle e nella mente le emozioni, i brividi i discorsi e gli sguardi. Le nuove generazioni che crescono nella lotta, i bambini che giocano attorno alle reti, dove papà e mamma pensano e ragionano sul futuro. Poi i sorrisi, gli scherzi e le battute,  una pacca sulla spalla, un abbraccio, un arrivederci, strette di mano che vanno oltre il simbolico, che lasciano sulla pelle e negli sguardi un patto, un qualcosa che è accaduto e continuerà ad accadere, fianco a fianco nella lotta, sotto i lacrimogeni, sotto gli idranti, in mezzo ai fiori spinati della val Clarea.