News — 16 ottobre 2010 at 09:55

VENDERE BENE IL GRANDE CANTIERE

Ciao a tutt*, abbiamo chiesto ai nostri amici francesi il loro pensiero sulla “Démarche Grand Chantier”, che in italiano suona “VENDERE BENE IL GRANDE CANTIERE”.

Ecco cosa ci hanno inviato.

La lecture du document “Démarche Grand Chantier » est un monument de machiavélisme et c’est peut être la raison pour laquelle on l’a envoyé à nos amis italiens. Voici la réflexion qu’il m’inspire. Si elle peut être utile à nos amis italiens cela sera très bien.

Mr. Lavictoire

La lettura del documento “Vendere bene il Grande Cantiere” è un monumento di machiavellismo e questo può essere il motivo per cui è stato inviato ai nostri amici italiani  Ecco la riflessione che mi ispira. Se può essere utile ai nostri amici italiani credo che sarà buona cosa. Mr. Lavictoire


Il documento “Vendere bene il Grande Cantiere Torino-Lione” è, a mio parere, di grande interesse. Mette in luce il fatto che l’unico scopo della realizzazione del TAV Torino-Lione è fornire una occupazione temporanea (dieci anni) per le imprese  edili: questo è chiaramente dimostrato sin dall’inizio del documento.

Ho analizzato il documento da due angolazioni: una pratica e una che ci porta a pensare sul lungo termine.

1. Cerchiamo di essere concreti

In particolare questo documento “vende” il progetto della costruzione del TAV Lione-Torino come un’opportunità per promuovere e sviluppare attività, in particolare le industrie edile ed alberghiera, nelle zone attraversate dal TAV.
Si tocca la vetta dell’inganno. Non si tratta più giustificare il TAV come necessità di  riequilibrio modale gomma-ferro e i bisogni di trasporto ferroviario passeggeri come è propagandato nei documenti di descrizione del progetto (http://www.transalpine.com/docs/Brochure-rm3.pdf e http://www.transalpine.com/docs/Essentiel-Lyon-Turin_Vers%20Ital.pdf), ma di garantire alle regioni attraversate che lo sviluppo del cantiere è l’opportunità per assicurare lavoro alla manodopera locale.

In realtà sappiamo bene che la maggior parte dei lavori di costruzione sarà eseguita da grandi imprese di questo settore, solo queste hanno gli enormi mezzi che sono necessari per perforare le montagne. I benefici locali saranno limitati a subappalti soprattutto a beneficio di alberghi e ristoranti locali.

Non solo, per quanto riguarda le attività locali, questo lavoro aggiuntivo sarà solo temporaneo e non potrà essere definitivo. Nel documento “Vendere bene il Grande Cantiere Torino-Lione” gli estensori si sono addirittura applicati a prepararle per la fine delle attività del cantiere.

Ciò che è nascosto è lo straordinario impatto economico che questo “Grande Cantiere” avrà sulle finanze locali: una semplice analisi delle previsioni di finanziamento della TAV Bordeaux-Tours indica che il concessionario dovrebbe finanziare il 55% del costo del progetto, lo Stato centrale solo il 22%, gli enti locali il 22% e l’Europa quasi nulla a parte gli studi.

Queste proporzioni sono interessanti perché i benefici locali in termini di occupazione durante la costruzione della TAV saranno in gran parte finanziati dai amministrazioni locali, dunque dalle imposte e tasse locali, dato che i fondi dallo Stato centrale e quelli del concessionario saranno utilizzati a rimborsare i prestiti richiesti dal concessionario per la costruzione e per finanziare il lavoro a suo carico.

Avvertiamo quindi gli interessati che essi non potranno beneficiare di una manna gratuita, ma che subiranno un aumento di tasse per un progetto non giustificato.

2. Continuiamo e allarghiamo le nostre azioni

Di fatto il progetto TAV Lione-Torino è solo un mezzo per destinare al settore delle costruzioni un piano di lavoro pluriennale, senza il quale gli Stati italiano e francese dovrebbero confrontarsi con un settore complessivamente povero di commesse che alimenterebbe una fascia socialmente ed elettoralmente sensibile della disoccupazione.

La giustificazione socio-economica del progetto TAV Lione-Torino è secondaria e gli Stati credono di poter sempre trovare un modo per presentare un saldo positivo. Il riutilizzo delle infrastrutture esistenti, come nel caso del TAV Poitiers Bordeaux Spagna non è da prendere in considerazione perché non giustificano il ricorso a cantieri di grandi dimensioni.

Ovviamente per noi questa non è una scoperta perché, per esempio, la concessione in esercizio della TAV Poitiers-Bordeaux-Spagna sarà affidata  ad un rappresentante delle aziende leader delle costruzioni. I  più recenti documenti disponibili indicano che questo rappresentante scaricherà tutti i rischi finanziari del progetto sullo Stato francese e sui suoi enti territoriali (si veda la proposta del Consiglio Regionale dell’Aquitania relativa alla Convenzione di servizio e di finanziamento della LGV).

Questa è la realizzazione della pianificazione dei trasporti architettata da Jacques Barrot quando era Commissario europeo ai Trasporti nel 2004, egli è stato indirizzato su questa strada dalle lobbies del settore edile.

Ma da allora un fatto nuovo – derivante dal Protocollo di Kyoto – è stato preso in considerazione dalla comunità internazionale: l’assunzione dei vincoli di emissioni di gas serra nelle attività umane e industriali.

Senza abbondare nelle dichiarazioni di dell’IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change, la Commissione europea ha adottato restrizioni sulle quote di emissioni delle emissioni di gas a effetto serra e ha istituito una borsa per lo scambio delle quote di emissione. Questo non è un affare da poco, perché il commercio delle quote di emissione è in esecuzione (cfr. ad es. http://fr.rian.ru/world/20100312/186235837.html) e le imprese di costruzione sono tra le aziende che emettono molta CO2 e devono adeguare i loro metodi e strumenti di lavoro. Gli studi si  sviluppano per mostrare il carattere devastante dei cantieri.

Di fronte a questa realtà istituzionale ci sono “esseri umani”, come voi e noi, che si sono resi subito conto che, di fronte alle menzogne utilizzate per giustificare i nuovi cantieri, sarebbero stati ingannati.

Inoltre, riflettendo logicamente, senza essere inquinati dagli incontri che i lobbisti impongono ai “decisori”, gli esseri umani hanno dimostrato l’incompatibilità esistente tra la marcia forzata verso queste “Grandi Opere”  e i vincoli ambientali che questi  decisori si sono imposti: si sono dati la zappa sui piedi. Questo spiega l’attenzione nelle dichiarazioni scritte e la presenza del paragrafo  “Ambiente” in tutti i documenti ufficiali.

Inoltre, di fronte al fatto che questi cantieri di grandi dimensioni sono giustificati da bisogni artificiali di trasporto ad alta velocità, gli esseri umani dimostrano ai “decisori“ che i modelli di società su cui poggiAggiungi un appuntamento per oggiano tutti questi sprechi, le megalopoli collegate da linee ad alta velocità che attraversano aree desertificate, crolleranno perché questi modelli sono giunti al capolinea. Questo è stato spiegato con la Carta dei Hendaye.

Questo lungo preambolo per dire che, a mio modesto parere, abbiamo bisogno di continuare ed allargare le nostre azioni locali, ma anche di sviluppare azioni coordinate a livello internazionale per mostrare ad altri esseri umani, non necessariamente interessati dagli sviluppi nel settore dei trasporti, ma che certamente si pongono domande circa l’attuale modello di sviluppo, che  devono procedere come stiamo facendo noi e non accettare le affermazioni e le banalità dei nostri politici, presentate come risultati del “progresso”.

Siamo quattro entità europea, penso al No TAV italiano, ai tedeschi che stanno affrontando un processo simile, agli spagnoli e alla nostra; abbiamo abbastanza materiale per illustrare ad un pubblico internazionale più ampio la stoltezza di ciò che sta accadendo nei  nostri progetti, giustificati da modelli sbagliati quando gli sviluppi tecnici propendono per attività distribuite uniformemente su tutto un territorio e non concentrate sulle megalopoli socialmente disumane.

Da parte nostra abbiamo riflettuto sui diversi modi per costruire questo allargamento internazionale della nostra azione e sicuramente avremo l’occasione di discuterne. Pensateci anche voi, perché credo che abbiamo iniziato a elaborare progetti che ci riguardano profondamente e che questa riflessione ci rafforzerà.

N.d.T.

Ho tradotto Démarche Grand Chantier in Vendere bene il Grande Cantiere in quanto un démarcheur nel Dizionario Robert viene indicato anche come: impiegato di un agente di borsa incaricato di piazzare delle azioni, venditore che sollecita la clientela a domicilio. Ma una démarche è anche un intrigo (o una trattativa).

Chi si è inventato questo nome aveva certo in mente l’assoluta necessità di fare delle trattative, di intrigare, per piazzare la sua merce.

Dobbiamo fare passare anche nei media il nome in italiano per svelare l’ennesima truffa viranesca.

Bianca, in omaggio ai francofoni (tra cui il legionario straniero, come lo ha definito Plano) propone di non tradurre il titolo francese ma di modificarlo in: Débâcle Grand Chantier ossia Sconfitta del Grande Cantiere.

L’opuscolo Démarche Grand Chantier (18 pagine –  2,39 Mb) è qui: